In viaggio per l’Europa. Sapore di sale

Trieste - 21/03/2015 : 23/04/2015

Storie, piccoli ritratti e immagini di popoli di confine e terre combattute raccontano la disperazione, la povertà ma anche l'amore e le speranze della gente dei Balcani.

Informazioni

Comunicato stampa

na co-produzione Kulturni centar Beograda (Centro Culturale di Belgrado) e Trieste Contemporanea
con il supporto del Ministero della Cultura e dell’Informazione della Repubblica Serbia
a cura di Zorana Đaković Minniti e Mia David


inaugurazione sabato 21 marzo, ore 18


● La ballata del revolver che sogna l'amore (Balada o pištolju koji sanja ljubav),
performance poetica di Marko Tomaš
● Al gatto turco,
presentazione del libro di racconti di Dragoljub Raša Todosijević edito per la mostra
● incontro con gli artisti

finissage giovedì, 23 aprile, ore 18
● Focus Serbia
speciale VIDEOSPRITZ incontri internazionali con la videoarte


Si inaugura sabato 21 marzo (Studio Tommaseo, via del Monte 2/1, ore 18) la mostra IN VIAGGIO PER L’EUROPA. SAPORE DI SALE. Si tratta di una mostra site specific che è proposta a Trieste dal Kulturni centar Beograda (Centro Culturale di Belgrado) all’interno di un più ampio progetto che tocca diverse città europee e che è realizzato con la collaborazione di Trieste Contemporanea e con il supporto del Ministero della Cultura e dell’Informazione della Repubblica di Serbia.

Tra i temi rappresentati e interpretati degli artisti nelle opere in mostra quelli tragici della guerra in Jugoslavia, dello scontro di idelogie politiche, di diverse etnie e religioni. Utilizzando diversi media - dalla più tradizionale litografia all'installazione video - le opere sono dense, crude o poetiche, spesso permeate di spirito surreale, umoristico e tagliente. Storie, piccoli ritratti e immagini di popoli di confine e terre combattute raccontano la disperazione, la povertà ma anche l'amore e le speranze della gente dei Balcani.

Gli artisti di Belgrado Uroš Đurić, Siniša Ilić, Vladimir Nikolić, Darinka Pop-Mitić e Dragoljub Raša Todosijević propongono a Trieste una serie di opere inedite raccolte a cura di Zorana Đaković Minniti e Mia David.

La serata inaugurale prevede la presentazione di Al gatto turco, libro inedito di racconti dello scrittore e artista belgradese Dragoljub Raša Todosijević. L'autore, uno dei protagonisti negli anni Settanta del movimento d'avanguardia di Belgrado, provocatorio performer nel campo della body art e scrittore di importanti testi critici sarà presente all'inaugurazione e dialogherà di questa sua inedita raccolta di racconti, per la prima volta presentati e tradotti in italiano, con i curatori e il pubblico. A seguire la performance poetica La ballata del revolver che sogna l'amore (Balada o pištolju koji sanja ljubav) di Marko Tomaš.

Di grande interesse sarà anche il finissage del 23 aprile che chiuderà la mostra con Focus Serbia, uno speciale appuntamento VIDEOSPRITZ - incontri internazionali con la videoarte, dedicato alle più interessanti e originali produzioni di videoarte provenienti dalla Serbia.


Le opere esposte:

UROŠ ĐURIĆ, Vade Retro Satana, installazione video, 2015.
Due amici cinquantenni, un Musulmano di Sarajevo e un Serbo di Belgrado, s’incontrano, dopo 31 anni sul monte Sabotin sopra Gorizia. Su quel monte, si erano conosciuti per la prima volta nel marzo del 1984, quando erano guardie di frontiera dell’Esercito Popolare Jugoslavo. Da allora, si erano sentiti legati per sempre dal destino e dalla loro visione anticonformista del mondo. In condizioni storiche drasticamente mutate, dopo decenni di graduale disgregazione del socialismo, della formazione degli stati etno-nazionali dalle vecchie unità federative dell’ex-stato comune, dopo la guerra civile, l'assedio di Sarajevo, l'embargo dell'ONU, il trovarsi a essere profughi, la mobilitazione, la pulizia etnica, il bombardamento NATO, il saccheggio durante la transizione, il precariato neoliberale e il neocolonialismo, si rivedono a Lubiana e iniziano un viaggio di due giorni verso l'ex-confine di un paese che non c'è più, soffermandosi nei luoghi che un tempo erano dei tabù e che ora sono vuoti di significato per la nascita di una realtà sociale neofondata, pseudo-universalista e indiscutibile, che, come tutte le precedenti, pretende di stabilire un ordinamento durevole e definitivo. [ marzo 2015 ]


SINIŠA ILIĆ, Otto paesaggi d’inquinamento e schiavitù, serie di litografie, 2015
Non posso esserne certo, ma quando cerco di ricordare quali erano le immagini che guardavo sui muri e sfogliando libri, direi che fossero incisioni. In quella casa ce ne erano tante. Sui muri erano incorniciati selve impenetrabili e nudi mentre i libri, di solito, mostravano la liberazione, la lotta e la guerra. In alcune edizioni grafiche – mi sembra le chiamassero mappe – c’erano immagini di ogni tipo, astrazioni, posti remoti, animali, e non posso ricordarmi se gli autori erano artisti locali o forestieri.


VLADIMIR NIKOLIĆ, Il primo-omicidio, installazione video, 2008
L'omicidio a Marsiglia del re jugoslavo Aleksandar I Karađorđević, il 9 ottobre 1934, è stato registrato con la cinepresa. Le riprese di quest'omicidio sono state distribuite in occidente dalla Universal Newsreels e presentate come le più incredibili immagini mai riprese. Nel contesto della società mediatica del XX secolo, nel quale ciò che non è ripreso non è mai successo, si può parlare dell'omicidio di Marsiglia come di un proto-omicidio, perché fu il primo omicidio a essere registrato dalla cinepresa. Il primo-omicidio, una video installazione in due parti, è la ricostruzione delle immagini riprese, non dell'evento stesso. Le nuove immagini sono state girate dalle stesse posizioni dove erano collocate le vecchie cineprese che ripresero l'attentato mentre la mappa dettagliata che localizza le postazioni delle telecamere sulla strada è stata facilitata dal fatto che la via La Canebière dove avvenne l'attentato è rimasta immutata fino ad oggi. Nelle nuove immagini non c'è traccia dell'omicidio, si vede solo la vita quotidiana e di routine della strada – immagini insignificanti che, confrontate con le riprese storiche, rappresentano la scomparsa dell’evento, ovvero il fatto che nella società mediatica le immagini sono più importanti di ciò che rappresentano.


DARINKA POP-MITIĆ, Il ciclo vitale di una stella, 2015
I cicli vitali delle stelle sono, ormai, abbastanza conosciuti dai cosmologi e dagli astronomi. Le stelle nascono da grandi esplosioni. Passano la maggior parte della propria vita come centro di un sistema planetario. Consumandosi lentamente in una serie d’incredibili esplosioni nucleari, diventano sempre più instabili fintantoché non implodono e diventano un buco nero, dopo uno spettacolo magnifico che riempie i cieli – la supernova. Ci sono degli studiosi di astrofisica teorica che credono che i buchi neri non siano soltanto i rimasugli della scomparsa di una stella, ma anche un passaggio che ci conduce verso altri mondi.
L'opera Il ciclo vitale di una stella segue i cambiamenti di metodo e di forma susseguitisi nella seconda Jugoslavia nella rappresentazione della stella rossa, lo stendardo internazionale del movimento comunista, con particolare attenzione alla Lega dei communisti (LCJ) e ai suoi simboli durante il periodo che va dalla liberazione all'implosione del paese al XIV congresso straordinario della LCJ.


RAŠA TODOSIJEVIĆ, Versione breve e abbellita della mia misera vita a Belgrado
Sono nato il 2 settembre del 1945 a Belgrado, nella via Narodnog fronta; prima della guerra questa via si chiamava “della Regina Natalia”. Dapprima – i miei rispettabili genitori ed io – abitammo nella via Rumunska, (più tardi via Užička) su, a Dedinje. Dopo, chissà per quali motivi, ci siamo trasferiti nella via Šajkaška no. 17. E' lì, sotto, vicino alla stazione ferroviaria Dunav. Quando, per ragioni del tutto inspiegabili, le autorità cittadine decisero di demolire quel bell’edificio in stile francese, ci trasferimmo in via Cvijićeva no. 115, vicino al cimitero Novo Groblje. Dopo una decina di anni, e forse più, andammo in periferia, in culo al mondo, nella via Jablanička no. 21. Molto più tardi, sono riuscito ad ottenere un mio alloggio nel quartiere di Senjak, uno spazietto di libertà in via Prahovska, che una volta era chiamata “Američko sokače” (l'androna americana). Quando i genitori di Marinela andarono all'altro mondo, mi sistemai in centro, nella via generala Ždanova, alla quale, alcuni anni fa, fu restituito il nome d'anteguerra: “Resavska ulica”.
Per prima cosa la mia zia materna semisorda Stojanka cercò, mani e piedi, di convincermi di diventare tappezziere come suo fratello, mio zio Pedi. Poi, io cercai di diventare un pilota da caccia a Mostar. Siccome non avevo grande successo all'Accademia militare e non mi piaceva la compagnia di noiosi cadetti, tornai a Belgrado. Per due anni seguii il Corso di scultura e disegno in via Šumatovačka no. 122a. Finalmente, nel 1964, un anno dopo il terremoto di Skopje, mi iscrissi all'Accademia delle belle arti a Belgrado. All'Accademia, i miei professori erano persone il cui talento era di un livello imbarazzante e la cui istruzione era ancor più scarsa: un miscuglio letale di mediocrità, lecchinaggio e nullità presuntuose. Non mi rimase altro che girare il mondo e istruirmi da solo al meglio delle mie possibilità per cercare di scrollarmi di dosso, con le mie poche forze, l'invisibile giogo di un onnipresente provincialismo. Ebbi lo studio esattamente trent'anni più tardi, al cosiddetto “Staro sajmište”, la vecchia fiera campionaria che durante la Seconda guerra mondiale fu trasformata dai tedeschi in campo di concentramento. Talvolta, mentre ascolto musica tranquilla, mi sembra che le infelici anime dei prigionieri vengano in visita allo studio e mi salutino cortesemente. [ Belgrado, 2009 ]