In Process #1 – Philip Topolovac

Roma - 21/01/2022 : 21/01/2022

seconda parte della mostra progressiva in tre parti di Felix Kiessling, Sarah Schönfeld e Philip Topolovac. Philip Topolovac presenta una nuova versione dell’opera “I’ve never been to Berghain”.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MARIO IANNELLI
  • Indirizzo: Via Flaminia 380 00196 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 21/01/2022 - al 21/01/2022
  • Vernissage: 21/01/2022 ore 18
  • Autori: Philip Topolovac
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Dal 21 gennaio 2022 la Galleria Mario Iannelli ha il piacere di presentare la seconda parte della mostra progressiva in tre parti di Felix Kiessling, Sarah Schönfeld e Philip Topolovac in corso dal 15 dicembre 2021 al 21 marzo 2022.

Philip Topolovac presenta una nuova versione dell’opera “I’ve never been to Berghain” insieme a due nuovi modelli in sughero di techno club che hanno fatto la storia di Berlino, il “Bunker” nell’ex Reichsbahnbunker ora sede della Collezione Boros ed il primo “Tresor Club” sito nell’ ex Wertheim Warehouse in Leipziger Platz



“I’ve never been to Berghain”, un edizione di cui Topolovac ha realizzato alcuni esemplari è stata esposta per la prima volta nella Galleria Mario Iannelli nella mostra collettiva “Anatomy of Restlessness” (2016) e successivamente in mostre collettive di grande risonanza che hanno celebrato il binomio arte e musica in un campo di reciproca influenza quale straordinario veicolo di produzione di cultura e comunicazione globale. (Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today presso il Vitra Museum, Weil am Rhein e poi al Centro Pecci, Prato; Hyper – a journey into art and music, Deichtorhallen, Amburgo; Electro, Cité de la Musique, Parigi).
L’edizione esposta è di dimensioni ridotte rispetto alla prima edizione ed è stata esposta precedentemente presso il Design Museum di Londra.

L’opera riporta ad una narrazione contemporanea l’arte e il mercato dell’epoca settecentesca del Grand Tour in cui modelli in sughero delle architetture monumentali di Roma erano le più accurate rappresentazioni di questi luoghi che venivano utilizzati anche per scopi accademici e non solo di collezionismo e venivano ammirati accanto al genere di disegno architettonico delle “Vedute” allora in voga, un genere con cui anche Philip Topolovac si è cimentato con l’edizione “Berghain - Vedute” anch’essa in mostra. Attualmente alcuni di questi modelli sono conservati nelle Collezioni presso Aschaffenburg (Bavaria) e nel Castello di Wilhelmshöhe a Kassel.

Oggi per la sua fama chiunque vada a Berlino dovrebbe includere nel suo viaggio una visita al Berghain, sempre che lo desideri e che riesca a passare l’entrata dove viene effettuata la selezione, ma comunque può osservarlo dal di fuori nel contesto della città. Infatti, la sua realtà non differisce molto da tanti altri edifici di Berlino che hanno subito nuove destinazioni e dato vita a nuove realtà, essendo questa pratica una costante del processo di mutazione dovuto alla storia e alle dinamiche sociali della gentrificazione urbana.
Il senso dell’appropriazione di questi luoghi nel lavoro di Philip Topolovac parte proprio dal cambiamento di funzionalità del luogo. Il Berghain era una ex centrale elettrica ed il suo nome nasce dalla crasi dei due quartieri - uno dell’est e uno dell’ovest di Berlino - che confinano in esso. Nasce come simbolo di sconfinamento e di mescolanza.

I modelli barocchi di sughero sono delle appropriazioni in sé, dei “souvenir”, riproduzioni di simboli di cultura che viaggiano e che rendono famoso un luogo mentre quelli di Topolovac sono un'appropriazione di un luogo con una pretesa di storicità e nello stesso tempo aprono alla sua leggenda e mitologia, all’immaginazione di un luogo, della sua energia e della sua storia.
Sono relitti di monumenti, allusivi di quello che può essere trovato oltre quando la società che li ha costruiti non esiste più. Tutti e tre gli edifici raffigurati nei modelli hanno radici nella storia tedesca e sono stati usati come spazi per la cultura techno. Non solo perfetti per isolare il suono, questi luoghi sono diventati spazi di libertà e di ricostruzione della realtà.
Topolovac li riproduce in una pelle di sughero antica per isolare e simboleggiare l’esperienza al suo interno che rimane così ineffabile ed eterna.


Philip Topolovac (1979, Würzburg, Germania) vive e lavora a Berlino, dove ha studiato belle arti, scultura e arte concettuale all’UdK dal 2001 al 2008. Si occupa principalmente di scultura, installazione e fotografia. Il suo lavoro è stato esposto in numerosi musei, gallerie e istituzioni tra cui Deichtorhallen Hamburg, Germania; V&A Dundee, Gran Bretagna; la Cité de la Musique, Parigi, Francia, Meet Factory, Praga, Fountainhead Residency, Miami, Vitra Design Museum, Kunsthal Rotterdam, Museo Nazionale d’Arte della Romania, Künstlerhaus Bethanien e in Italia presso il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Grosseto (nella mostra collettiva “Forever Never Comes”, 2017), a Vittorio Veneto (“2018. Quando scoppia la pace”) per il centenario della Prima Guerra Mondiale, al Museo Nivola di Orani (2015) nell’ambito del ciclo di residenze “Springs” a cura di Giuliana Altea e Mark Gisbourne e ha partecipato alla mostra collettiva “Blocks. Storie di dialoghi oltre i limiti” (2021) a cura di Daniela Brignone e Daniela Brignone presso l’Albergo delle Povere a Palermo.