In between places you can find me

Informazioni Evento

Luogo
PAV - PARCO D'ARTE VIVENTE
Via Giordano Bruno 31, Torino, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
16/03/2026

ore 18

Curatori
Franko B
Uffici stampa
LARA FACCO P&C
Generi
arte contemporanea, collettiva

La mostra riunisce una selezione di artisti e artiste dell’Accademia Albertina, tra studenti in corso e giovani autori già attivi nel panorama contemporaneo, uniti da una pratica di ricerca che esplora le relazioni sensibili tra umano e non umano, in un contesto storico caratterizzato da forte instabilità.

Comunicato stampa

PAV - Parco Arte Vivente
presenta

IN BETWEEN PLACES

YOU CAN FIND ME

(Tra i luoghi puoi trovarmi)

a cura di Franko B

Marco Berton, Flaminia Cicerchia, Fabio Cipolla, Tommaso Genovese

Arianna Ingrascì, Abdel Karim Ougri, Nicolò Marchetto,

Alberto Parino,Nicholas Polari, Gabriele Provenzano,

Marta Rocchi, Federico Zamboni

17 marzo - 26 aprile 2026

INAUGURAZIONE:
Lunedì 16 marzo, ore 18

Finissage della mostra:

Giovedì 23 aprile ore 19 con DJ set di Franko B

PAV - Parco Arte Vivente
via Giordano Bruno 31, 10134, Torino
www.parcoartevivente.it

Lunedì 16 marzo 2026 il PAV Parco Arte Vivente presenta la mostra In between places you can find me (Tra i luoghi puoi trovarmi), curata da Franko B, nata dalla collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Il progetto conferma e rafforza un dialogo attivo tra istituzione museale e formazione artistica, ponendo il PAV come luogo di attraversamento, sperimentazione e relazione con pratiche emergenti. Questa prospettiva si inserisce coerentemente nella vocazione del PAV, da sempre catalizzatore di processi del vivente e delle interconnessioni tra arte, natura e società, divenendo un prezioso osservatorio delle dinamiche ecologiche e relazionali del presente.

La mostra riunisce una selezione di artisti e artiste dell’Accademia Albertina, tra studenti in corso e giovani autori già attivi nel panorama contemporaneo, uniti da una pratica di ricerca che esplora le relazioni sensibili tra umano e non umano, in un contesto storico caratterizzato da forte instabilità. Tra processi aperti, linguaggi eterogenei e forme non definite, la dimensione artistica e quella curatoriale non si sovrappongono, ma si incontrano in uno spazio intermedio, generando un campo di sperimentazione condiviso, fatto di tentativi, dialoghi e risonanze.

Il percorso espositivo evoca uno spazio di ricerca che non è mai pienamente definito, ma che prende forma nell’esperienza dell’attraversamento. È il luogo in cui si possono incontrare cose che non si sapeva di cercare: amore, pena, disastro, speranza, sogni. La pratica artistica non procede secondo un canone razionale o una progressione lineare, ma si sviluppa attraverso slittamenti, intuizioni e tensioni, muovendosi, come in Vita di Milarepa (2024) di Federico Zamboni, su un doppio livello di comprensione: uno visivo e concreto, l’altro immateriale e imprevedibile.

Le opere in mostra nascono da una condizione di ricerca permanente, alimentata dal desiderio, dalla curiosità e da una forma di “fame” che è al tempo stesso conoscitiva, tecnologica ed esistenziale, come in Non sarà più (2025) di Arianna Ingrascì. Inconsciamente siamo sempre alla ricerca di qualcosa: tra i luoghi, ricordi e oggetti che non sono necessariamente fisici, ma emotivi e vulnerabili perché precari, come suggeriscono The knight’s grave (2025) di Marta Rocchi, Opzione n. 1 di spazi barcollanti (2025) di Flaminia Cicerchia, mentre Alberto Parino invita a seguire indizi certi in Siamo qui, ora! (2023).

In questi territori difficili da definire, la ricerca si orienta verso ciò che non è separabile, verso forme che resistono a una categorizzazione stabile, come in Senza titolo (2025) di Marco Berton. Questa tensione implica anche la disponibilità a essere contaminati da ciò che si incontra: i linguaggi dell’arte diventano così materia viva, capace di attraversare e di essere attraversata, talvolta assumendo caratteristiche virali, come in Last night the enemies (2025-26) di Gabriele Provenzano.

Come suggerisce William Burroughs nel suo romanzo Il biglietto che esplose (1961), il linguaggio può essere inteso come un organismo che si replica, producendo accostamenti inattesi e fratture di senso. Da questa prospettiva emergono pratiche fondate sul frammento, sulla ripetizione, sul montaggio di immagini e parole, su una pluralità di voci e registri. Una voce, un linguaggio con cui Laurie Anderson, nel film-concerto Home of the Brave (1986), ribadisce come il linguaggio sia un virus (Language is a virus) perché, sempre tornando alle parole di Burroughs, è un organismo privo di altra funzione se non quella di replicarsi.

Nonostante il linguaggio non garantisca una comunicazione infallibile, il desiderio che attraversa la mostra è quello di ritrovarsi, riconoscendo umanità, empatia, anche amore che Nicolò Marchetto mette in luce in Via Gentis (2021).

I versi appassionati e disperati di Anderson - and I was looking for you (e ti stavo cercando),

but I couldn't find you (ma non sono riuscito a trovarti) - evocano la possibilità di fallire o di perdersi che si ritrova in Michi went out for a walk and didn’t come back (2025) di Nicholas Polari, o di correre il rischio di essere dimenticati tra le pieghe del tempo di Counting On (2024) di Tommaso Genovese.

In Relazione #3 (2024) di Fabio Cipolla e Nachgefühl (2023) di Abdel Karim Ougri si attivano i molteplici collegamenti della memoria in cui il “me” non rimanda a un’identità individuale, ma a una presenza collettiva e plurale. La mostra si configura così come un campo relazionale aperto, che prende forma nello spazio intermedio tra le opere, tra i corpi, tra chi guarda e chi agisce, da ciò che viene ricordato, non tanto dalle parole ma dall’atto del ricordo, del riconoscimento, del ritrovare.

“Art is a language, and in between places you can find, you can find me.”

BIO

Franko B (Milano,1960) vive e lavora a Londra ed è professore di Scultura presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove è anche direttore del Dipartimento di Arti visive. È stato anche visiting lecturer presso la scuola di scultura del Royal College of Art di Londra e, in questo ruolo, ha visitato numerose altre istituzioni a livello internazionale. La sua pratica spazia dal disegno all'installazione, dalla performance alla scultura e alla curatela. Ha presentato le sue opere a livello internazionale presso: Tate Modern; ICA (Londra); South London Gallery; Arnolfini (Bristol); Palais des Beaux-Arts (Bruxelles); Beaconsfield Contemporary Art (Londra); Bluecoat Museum (Liverpool); Tate Liverpool; Ruarts Foundation (Mosca); PAC (Milano); Contemporary Art Centre (Copenaghen) e molte altre. Le sue opere sono presenti nelle collezioni della Tate, del Victoria and Albert Museum, della South London Gallery, nella collezione permanente del Comune di Milano e presso A/Political di Londra, oltre che in diverse collezioni private in tutto il mondo.