Imparare a trasgredire. Omaggio a bell hooks

Milano - 29/03/2022 : 29/03/2022

«L’aula rimane lo spazio di possibilità più radicale dell’accademia»: è questa la lezione preziosa e antiaccademica di bell hook, intellettuale militante e femminista afroamericana, recentemente scomparsa.

Informazioni

  • Luogo: NABA - NUOVA ACCADEMIA DI BELLE ARTI
  • Indirizzo: Via Carlo Darwin 20 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 29/03/2022 - al 29/03/2022
  • Vernissage: 29/03/2022 ore 16.30
  • Generi: incontro – conferenza

Comunicato stampa

«L’aula rimane lo spazio di possibilità più radicale dell’accademia»: è questa la lezione preziosa e antiaccademica di bell hook, intellettuale militante e femminista afroamericana, recentemente scomparsa. Le università sono luoghi dove insegnare a trasgredire un movimento oltre e contro i confini, per ripensare, immaginare e costruire visioni contro-egemoniche. Perché le lenti viola del femminismo, una volta indossate, non fanno più vedere il mondo allo stesso modo. Dopo quasi vent’anni sono stati ripubblicati, ampliati e tradotti in italiano Elogio del margine (2021), Il femminismo è per tutti (2022) da Tamu Edizioni, e Insegnare a trasgredire

L’educazione come pratica della libertà (Meltemi 2020). Insieme a queste ed altre letture, gli scritti di Grada Kilomba Memorie della piantagione. Episodi di razzismo quotidiano (Capovolte 2021) hanno accompagnato la costruzione della nostra “aula femminista” per riconfigurare le interconnessioni tra razza e genere nella produzione artistica contemporanea; convocando tutte le streghe e quel sottobosco di killjoy, che il femminismo ha rivendicato come antenate e che il capitalismo ha dovuto distruggere (Silvia Federici); il rogo è il luogo scelto dal capitale come palcoscenico per bruciare i corpi ribelli e fuori-norma.



Come decostruire i modelli di archiviazione, storiografia e documentazione espositiva di matrice modernista attraverso narrative postcoloniali e femministe? Cosa succede quando prendiamo la parola e cosa ci è permesso di dire?



Razza e genere, sono i nuovi monopoli dell’arte contemporanea?



Il femminismo è davvero per tuttə?



L’evento, a partire da queste domande, si struttura come un laboratorio aperto dove troveranno spazio voci, testi e immaginari, attraverso differenti contributi:



PERCHÉ IL “WHITE CUBE” È COSÌ BIANCO?: report con dati statistici e infografiche che registrano l’attuale panorama dell’arte e la rappresentazione delle soggettività genderizzate e razzializzate: donne, artistə BIPOC e LGBTQ+. Le differenze di genere e di razza e, soprattutto, la loro invisibilità o iper-visibilità all’interno delle istituzioni artistiche sono osservate dalla prospettiva del femminismo intersezionale, con l’intento sia di rovesciare la visione fallocentrica dominante, sia di mettere in discussione la categoria monolitica bianca e universale del sistema culturale e sociale, che rafforza la retorica neo-arcaica e colonialista che non riesce a pensare l’arte come qualcosa di diverso da ciò che è stato ereditato dal modernismo. Per la realizzazione delle tabelle (percentuali, grafici e diagrammi) la fonte principale è stata The Exhibit of American Negroes a cura di W.E.B. Du Bois, in particolare le infografiche realizzate dai suoi studenti dell’Università di Atlanta, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, una contro-narrazione all’idea dell’afro-americano vittima e alla supremazia della razza bianca.



Per condurre la ricerca inizialmente sono stati raccolti i dati riguardanti artistə presenti in istituzioni internazionali come la prossima Biennale di Venezia, documenta fifteen, i musei, le fiere e le gallerie d’arte post covid. L’acronimo BIPOC indica soggetti neri, indigeni e di colore; questo termine viene utilizzato in particolare negli Stati Uniti per designare indigeni-americani e tutti coloro che non si identificano come bianchi. È stato adottato per la ricerca in quanto linguaggio inclusivo e umanizzante, si distanzia dai significati di “marginalizzato” o “minoranza” che, mancando del dato di umanità al proprio interno, sottintendono un “essere minori” e “altri” rispetto al gruppo della maggioranza. Anche se il margine, come ci ha insegnato bell hooks, può diventare uno spazio contro-egemonico.



COME FALENE SULLA SABBIA INFUOCATA, reading femminista, con dialoghi immaginari tra bell hooks, Grada Kilomba e Silvia Federici, strutturato in quattro Atti come lettura teatrale, insieme a un pamphlet auto-prodotto con illustrazioni e disegni, accompagnato da un glossario e un ipertesto, con termini e passaggi estratti dagli scritti delle tre autrici, da cui emerge la necessità di depatriarcalizzazione della società per sconfiggere le oppressioni legate alla razza, al genere e alla classe sociale.



FRENTE GRÁFICO FEMINISTA, collettivo di artistə, writers e grafichə che hanno accompagnato visualmente la campagna per la legalizzazione dell’aborto in Colombia, l’unico paese dell’America Latina che ha depenalizzato i diritti riproduttivi. Il collettivo parteciperà all’evento con: “un saludo a nuestros a participantes en Italia, en donde les podamos hablar de cómo Colombia/Cali se puede convertir en un referente de inspiración para la lucha de los derechos feministas”.



L’evento è ideato, curato e organizzato da: Greta Maria Gerosa, Luning Guo, Zixin Han, Alessandra La Marca, Maria Cristina Marra, Michela Montedonico, Katia Mosconi, Jia Ni, Martina Nardi, Elisabetta Nosadini, Benedetta Porrini, Giulia Profeti, Daniela Riva, Silvia Rossetti, Noemi Scarpa, Ruoxi Song, Yicheng Tao, Giulia Tortora, Shaoqi Yin, Yiying Zhang, Jing Zhao.



Contributi testuali su www.hotpotatoes.it di:

Alessia Baranello, Federico Bianchini, Mariacarla Forina, Arianna Tremolanti, tra gli alr*.



Ivette Peña Rivas in dialogo con Frente Gráfico Feminista.



Imparare a trasgredire. Omaggio a bell hooks, momento conclusivo del corso teorico di Allestimento II, tenuto da Elvira Vannini con il 2^ anno del Biennio in Arti visive e studi curatoriali, è aperto al pubblico e si svolgerà in aula E1.1, nel campus di Naba, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, nella convinzione che il sapere di genere sia pervasivo di ogni disciplina e non qualcosa a sé stante.