Immaginare il giardino

Verbania - 24/06/2016 : 02/10/2016

Il curatore della mostra, Michael Jakob, docente universitario e curatore internazionale, parte dalla premessa che ogni giardino è sottoposto a una continua mutabilità per gli effetti del lavorio del tempo, e che anche giardini importanti rimangono impressi nella mente solo grazie a documenti iconici.

Informazioni

  • Luogo: VILLA GIULIA
  • Indirizzo: Corso Zanitello 8 - Verbania - Piemonte
  • Quando: dal 24/06/2016 - al 02/10/2016
  • Vernissage: 24/06/2016 ore 11.30 su invito
  • Curatori: Michael Jakob
  • Generi: disegno e grafica
  • Orari: Da Martedì a Venerdì 14.00 – 18.00 Sabato Domenica e Festivi 10.00-18.00
  • Biglietti: 4 € intero; 2,50 € ridotto; 1 € scuole; gratuito per disabili e un accompagnatore
  • Uffici stampa: STUDIO LUCIA CRESPI

Comunicato stampa

Il Museo del Paesaggio di Verbania collocato a Palazzo Viani Dugnani, dotato di una bella collezione permanente di opere di pittura, scultura e archeologia, riapre nel piano terra dopo due anni e mezzo di chiusura per importanti lavori di restauro, con una spettacolare rassegna dedicata, in occasione dei centocinquant’anni dalla nascita, al grande scultore Paolo Troubetzkoy.

Dal 4 giugno al 30 ottobre saranno esposte 150 sculture in gesso, parte del patrimonio di opere donate al museo dagli eredi dell’artista per sua stessa volontà

Il Museo conserva infatti 306 tra bozzetti e modelli in gesso, 1 in terra cruda, 9 in plastilina, 6 cere per fusione, 6 bronzi e 12 marmi per un totale di 340 opere del grande artista. Le opere esposte sono tutte straordinarie per qualità tecnica e intensità emotiva e rappresentano una eccellente selezione dell’opera di quello che fu considerato uno dei maggiori scultori del Novecento, paragonato a Rodin.

Si tratta di opere fondamentali nella formazione di uno scultore definito “impressionista” dalla critica internazionale. Troubetzkoy, nato a Intra nel 1866, secondogenito del principe russo Pietro e della cantante americana Ada Winans, viene a contatto, nella villa di famiglia a Ghiffa, con i pittori Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni ed è proprio dal particolare impressionismo della pittura scapigliata lombarda che inizia la sua ricerca scultorea. Nel 1884 il giovane Paolo, insofferente agli studi, si trasferisce a Milano e comincia il suo apprendistato, prima con Donato Barcaglia e poi con Ernesto Bazzaro, frequentando l’ambiente culturale dell’epoca, dove conosce, tra gli altri, Grubicy, Segantini, D’Annunzio, Crispi, di cui esegue i ritratti. Partecipa ai primi concorsi per monumenti alle glorie nazionali tra cui Fanti, Dante, Amedeo IV di Savoia e Garibaldi. Di quest’ultimo esegue un bozzetto nel 1888 e un colossale gesso alto quasi tre metri nel 1894, esposto alla II Esposizione Triennale di Belle Arti di Milano dello stesso anno. Eseguirà anche il monumento al generale Cadorna, nativo di Pallanza.

Il percorso espositivo, curato da Federica Rabai, conservatore del Museo, si apre dunque con opere, fotografie e documenti storici che ripercorrono questa prima formazione, il suo rapporto con il territorio di Verbania e del Lago Maggiore oltre che le sue esperienze internazionali. Nel 1898 Troubetzkoy lascia infatti Milano per la Russia, dove tiene un corso di scultura all’Accademia di Belle Arti di Mosca. Qui incontra Lev Tolstoj, a cui dedica due busti, un ritratto a cavallo, un dipinto a olio e alcuni disegni; esegue diversi ritratti di esponenti dell’aristocrazia russa e di politici, dove è evidente la ricerca di un’introspezione psicologica o di una forte caratterizzazione sociale. Vince inoltre il concorso per il monumento a cavallo dello zar Alessandro III da erigersi a Pietroburgo, visibile ancora oggi. Alto più di cinque metri, con un piedistallo di quattro monoliti di granito rosso di oltre tre metri, richiese otto tonnellate di bronzo verde per la sua fusione e venne inaugurato nel 1909 dopo molte polemiche e rifacimenti.


Particolare attenzione viene rivolta in mostra al prolifico periodo russo che si conclude nel 1905 con il ritorno a Milano e il trasferimento poi a Parigi. Qui nel 1908 è protagonista di una mostra personale alla Galleria Hébrard e si inserisce nell’ambiente artistico colmo di fermenti della capitale francese. Con diversi viaggi a Londra: nello studio del pittore Sargent esegue il busto di George Bernard Shaw.

Nel 1911 viene invitato dal collezionista americano Archer Milton Huntington a New York e comincia un tour di mostre personali in varie città americane. Vince a Los Angeles il concorso per il monumento al generale Harrison Gray Otis e nel suo studio hollywoodiano ritrae molti attori del cinema come Mary Pickford e Douglas Fairbanks senior.

Dal 1921 torna a Parigi dove affitta una villetta con studio nel sobborgo di Neuilly sur Seine in cui vive quasi ininterrottamente fino alla morte, alternando soggiorni estivi nella Villa Ca’ Bianca a Suna sul Lago Maggiore. Negli anni Venti è ancora attivissimo e realizza vari ritratti tra cui quelli di Clemenceau e Mussolini e la statua di Giacomo Puccini per il Teatro alla Scala di Milano. Continua i suoi viaggi in Inghilterra e in Egitto, ed espone in varie città italiane, pur già gravemente malato. Muore nel 1938 per una grave forma di anemia, restando un vegetariano convinto.

La mostra presenta i materiali e i soggetti da lui prediletti: eleganti figure femminili, delicati nudi, animali, ballerine e ritratti dal vivo, sculture leggere e quasi parlanti. Il segreto della leggerezza delle sculture di Troubetzkoy sta infatti nel lavorare materiali teneri come l’argilla, la cera modellata, il mastice con la stecca e utilizzare le sue dita insolitamente sottili e affusolate, lasciando nella materia malleabile delle pennellate colorite e piene di temperamento, che trasmettono l’essenza della sua natura psico-fisica e reagiscono in modo diverso alla luce. Famose sono le patinature dei suoi gessi - bronzo, giallo ocra, verde oliva – e la esclusiva tecnica di fusione a cera persa, unica, a suo parere, che riuscisse a mantenere tutti i particolari del manufatto originale.

Termina il percorso della mostra la parziale ricostruzione, realizzata partendo da alcune foto storiche in possesso del Museo, dell’amato studio francese di Troubetzkoy e dello studiolo di Suna, andato distrutto in un incendio.

Un grandissimo artista dunque, conosciuto in tutto il mondo, di cui il Museo del Paesaggio è orgoglioso di presentare una serie di opere davvero straordinarie, connotate da una eccellente maestria tecnica e una intensa e lirica interiorità che le rende indimenticabili.

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Nei bellissimi spazi espositivi di Villa Giulia, affacciati sul Lago Maggiore a Pallanza, apre invece dal 25 giugno al 2 ottobre Immaginare il giardino.
Il curatore della mostra, Michael Jakob, docente universitario e curatore internazionale, parte dalla premessa che ogni giardino è sottoposto a una continua mutabilità per gli effetti del lavorio del tempo, e che anche giardini importanti rimangono impressi nella mente solo grazie a documenti iconici.

Propone dunque una affascinante esposizione dove il giardino viene rappresentato in due diverse modalità. Una sezione presenta 140 splendide incisioni, forma artistica utilizzata nei secoli per raffigurare e celebrare il giardino, provenienti da una straordinaria collezione privata di libri e materiali iconografici, che illustrano la costruzione dell’immaginario del giardino nei secoli tra il Seicento e l’Ottocento.

Sfilano meravigliosi parchi come quello illustrato nella raccolta Hofstede van Clingendaal (Amsterdam, 1690 ca.), sulla tenuta di Clingendael con l’imponente frontespizio di Laurens Scherm, composta da 32 stampe delineate da Daniel Stoopendaal e incise da Leon Schenk. Philips Doublet (1633-1707), proprietario della tenuta nei pressi de L’Aia, era un gentiluomo amante di architettura, giardino e botanica. Tra il 1670 e il 1680 diede al proprio giardino una forte impronta di stile francese. Clingendael divenne in seguito un modello di riferimento per la diffusione della moda geometrica in tutto il paese.

Si prosegue con il palazzo e il giardino di Heemstede costruiti nel 1645 e acquistati nel 1680 da Diderick van Velthuysen (1651-1716). I bellissimi parterres de broderie, le statue, le fontane e un arco trionfale che conduceva all’orangerie, all’orto e a un grotto sopravvivono ormai soltanto nelle graziose tavole di Isaac de Moucheron. La raccolta di incisioni del 1690 ca. contiene 26 tavole incise, compreso il frontespizio.

Passiamo poi in Italia con le straordinarie e rarissime incisioni Otto vedute di giardini di Roma, di cui sette portano la firma di Giuseppe Vasi (1710-1782). La serie non trova riscontri nei repertori bibliografici. Vista la qualità artistica delle tavole, dalle figurine dei personaggi alle ombreggiature, dalla delineazione degli alberi ai tratti delle nuvole, è probabile che l’autore reale sia stato il giovane Piranesi che, tra il 1741 e il 1744, svolgeva il suo apprendistato presso il Vasi.
Proseguiamo il percorso in Austria con il giardiniere-paesaggista tedesco Rudolph Siebeck (1812-1878) famoso per essere l’autore, nel 1862, del Parco della città di Vienna, chiamato anche, per l’appunto, Siebeckpark. In mostra, dalla rarissima prima edizione de L’arte dei giardini nelle sue forme moderne, la raccolta di venti litografie colorate a mano che riunisce alcuni dei più interessanti progetti di Siebeck per vari parchi e giardini.

E infine possiamo ammirare la raccolta Elenco dei nuovi giardini alla moda di Georges-Louis Le Rouge (1712-1790), cartografo, architetto e stampatore francese e autore di una grandiosa impresa editoriale. L’opera venne pubblicata a fogli e fascicoli separati nell’arco di tredici anni, a partire dal 1776 fino al 1789. Alla fine i quaderni saranno 21 e le tavole 496. Le Rouge è un divulgatore eclettico: non esita, oltre a presentare gli esempi classici, a intervenire a difesa della rivoluzione culturale del giardino, che da formale va sempre più affermandosi come pittoresco, o anglo-cinese, termine che l’autore prende in prestito a Horace Walpole. La rivoluzione francese, snodo importante nella storia dei giardini, metterà fine al suo progetto.

La seconda sezione della mostra presenta invece la proiezione di filmati sperimentali del Novecento, dove molti artisti e video maker – tra gli altri Chris Welsby, Stan Brakhage, Rose Lowder – hanno scelto proprio il giardino come specchio delle loro fantasie e proiezioni mentali.
Uno dei filmati presentati nella mostra è Park Film, un’opera sperimentale del 1972 dell’artista britannico-candese Chris Welsby. Park Film è una pellicola strutturale, che indaga le interazioni tra persone, spazio verde urbano e macchina da presa. Welsby ed altri cineasti degli anni ’70-’90 scelsero proprio il giardino come un luogo particolare dove forme, colori e presenza umana se mescolano. Il risultato è quasi sempre una riflessione fenomenologica ed estetica che indaga, oltre ai luoghi presentati, le condizioni di possibilità della percezione visiva, nonché sinestetica.

Una mostra dunque con una doppia anima che permette di ammirare e conoscere, attraverso splendide rappresentazioni disegnate e intriganti storie filmate, diverse tipologie di magnifici giardini di varie epoche.