Il senso del costruire – architettura e arti visive

Verona - 09/07/2016 : 30/09/2016

Questa mostra, selezionata e predisposta da Giovanni Monzon, in qualità di responsabile della Galleria Isolo 17, cerca di porre questo genere di questioni, senza alcuna pretesa di risposte esaustive in tal senso, favorendo un incontro, metodologico oltre che tematico, fra autori che possono essere accomunati da questo interesse per le diverse modalità e problematiche della tettonica costruttiva.

Informazioni

  • Luogo: ISOLO17 GALLERY
  • Indirizzo: Via XX Settembre 31b - Verona - Veneto
  • Quando: dal 09/07/2016 - al 30/09/2016
  • Vernissage: 09/07/2016 ore 18
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

Il senso del costruire - architettura e arti visive
di Arch

Giovanni Iacometti
Può essere ancora utile, per favorire un lavoro propositivo sulle arti, discutere dei rapporti che si sono instaurati e possono ancora instaurarsi tra di esse, in particolare sui legami dell'architettura con la scultura, la pittura e la fotografia? Legami che si sono stabiliti come partecipazione fisica e decorativa delle varie arti a un programma spaziale unitario presieduto dall'architettura (dalla casa antica classica alla sua rivisitazione rinascimentale, fino alla casa borghese) ma soprattutto considerando l'architettura come un procedimento costruttivo in grado di influenzare positivamente le altre operazioni artistiche. In quanto l'architettura presenta non solo paesaggi costruiti realistici (di oggetti, case e ambienti urbani e rurali) che sono la scena della nostra vita quotidiana ma fornisce anche una particolare metodologia pratica e intellettuale, un senso sintattico-tettonico del fare, in grado di indirizzare molte figurazioni delle altre arti visive. Tramite la definizione di elementi compositivi elementari, predisposti all'assemblaggio (o al corrispondente smontaggio) secondo principi connettivi e morfologie geometrizzanti molto semplici, vicini alle pratiche della vita quotidiana: sovrapporre, impilare, affiancare, incastrare, incasellare, aggettare, sbalzare, spezzare ecc. Il che potrebbe essere connesso a un atteggiamento artistico di impianto e intento autenticamente realistico ovvero rapportato al funzionamento pratico dell'agire umano. Oggi, al contrario, accade che l'architettura, specie quella dell'avanguardia più radicale, si ispiri alle visioni più o meno espressioniste, astratte e organiche, spesso del tutto a-sintattiche, perseguite dalle altre arti, ambendo anch'essa a configurare icone plastiche sintetiche, oggettoni sempre meno districabili in grammatiche normative comuni, sempre meno assimilabili alle pratiche sintattiche ordinarie, sempre meno distinguibili in atti compositivi ed elementi costitutivi semplici, sempre meno comprensibili analiticamente dai più, sempre più tesi a offrire unicamente seduzioni sensuali immediate e passive al fruitore, razionalmente indistricabili.
Può essere utile dunque al progresso sinergico di queste arti interrogarsi di nuovo sulle loro relazioni possibili secondo questa linea metodologica? Ovvero cercare di riconsiderare un rinnovato rapporto della pittura, della scultura e della fotografia con l'architettura non solo nelle sue figurazioni realistiche dello spazio, nei suoi paesaggi caratteristici, ma riconsiderando il suo senso costruttivo, lo spirito sintattico caratteristico dell'edificare? Il quale non esclude affatto la possibilità di espletarsi anche in senso onirico, organico, fantastico o altro, e di esprimere dunque il mistero o il sogno di mondi astratti o di fantasia ma di farlo pezzo per pezzo.
Questa mostra, selezionata e predisposta da Giovanni Monzon, in qualità di responsabile della Galleria Isolo 17, cerca di porre questo genere di questioni, senza alcuna pretesa di risposte esaustive in tal senso, favorendo un incontro, metodologico oltre che tematico, fra autori che possono essere accomunati da questo interesse per le diverse modalità e problematiche della tettonica costruttiva. Sul fondo, irrinunciabile, resta la domanda cruciale: che rapporto ha il momento poetico con le pratiche didascalicamente meccaniche del costruire di tutti? Ogni autore offre la propria risposta.



Luis Israel Gonzàles Sosa, cubano, impila elementi architettonici tradizionali (case, tralicci ecc.) e li inserisce in vari dispositivi - altalene, corde tese, ruote, carrucole, giostre ecc. - che li rendono surrealisticamente inabitabili e assurdi (non nel senso dei rompicapi spaziali enigmatici di Escher), se non altro per i fuori scala reciproci delle parti; in tal modo si passa con immediatezza dall'ordinario all'onirico, a un paese circense dei balocchi, dove i principi costruttivi si ribaltano e un equilibrismo di natura giocosa può sospendere il pesante sul leggero, oppure sbalzarlo nel vuoto, ingigantire il piccolo e rimpicciolire il grande.




Ramon Ramirez, cubano, innalza anch'egli costruzioni nello spazio, spesso evocando una sintassi antropomorfica ovvero assimilando le costruzioni a marchingegni organici, a corpi giganteschi di cui cerca di svelare-sviluppare il funzionamento interiore, attraverso sezionamenti per non dire vivisezioni o sventramenti; come se la struttura interiore dovesse e potesse rivelare un segreto energetico nascosto, una vitalità ecologica, forse intenzionalmente salvifico, forse fatalmente catastrofico.




Eduardo Romo, messicano, elabora frammenti che sembrano pezzi reali estratti da un cantiere edile, piastre di plastica e ferri da armatura, connessi tra loro secondo i principi connettivi tradizionali, e li espone come fatti scultorei che divengono nelle loro riprese pittoriche costruzioni inconcluse, tese all'arrembaggio dello spazio, quasi fossero virgulti vegetali in crescita.














Raffaella Formenti, bresciana, produce marchingegni scultorei compositivi utilizzando elementi cartacei nobili (soprattutto di manifesti pubblicitari) composti in unità elementari che nel connettersi, nell'abbracciare elasticamente lo spazio reale disponibile, cercando di radicarsi in esso e cercando di farlo proprio con la propria molteplicità coloristica, evocano uno spazio virtuale della comunicazione digitale. "origami di semiotica e semantica", con la fisionomia di "un pixel, uno spam, un wiki, un wifi, un file.." come suggerisce Giovanni Monzon nella presentazione del suo lavoro per la Sezione King Kong, ArtVerona 2014



Joe Oppedisano, italoamericano, fotografo noto per i suoi ritratti realistici, nelle opere qui esposte, che fanno parte di un suo lavoro di ricerca più libero dal dato reale, si avventura nella disgregazione ricompositiva, resa possibile dal mezzo digitale ma evocatrice del taglio di forbice, ovvero suddividendo in ritagli geometrizzati le sue fotografie di fatti reali per riconnetterli in figure astratte di natura caleidoscopica; dove però i riferimenti palesi a cose e luoghi, mentre si disperdono, si frammentano, si rispecchiano ancora in se stessi, evocando nuovi paesaggi analoghi e nuovi pensieri sull'irrealtà del loro reale.









Sylvain Corentin, francese, esponente dell’outsider art, eleva impianti scultorei verticaleggianti (“anarchitetture”), costruiti con il recupero di legnetti legati, impastati tra di loro, vere e proprie torri sospese su palafitte, dall'aria quasi abitabile; torri che rievocano costruzioni arcaiche oppure suggeriscono paesaggi ecologici futuribili, e che ambiscono a emulare i pinnacoli e le guglie delle cattedrali gotiche nella loro condizione di ammassi plastici dalla vocazione naturalistica e potrebbero anche donare il sogno fantastico degli impasti che i bambini fanno con la sabbia bagnata sulla spiaggia.