Il mito del Paese di Cuccagna

Milano - 08/07/2015 : 11/10/2015

Attraverso oltre 150 opere databili dal XVI al XX secolo, la mostra racconta il mito del Paese di Cuccagna, un luogo immaginario in cui la vita scorre senza doveri e preoccupazioni, fra tavole imbandite e abbondanza di cibi prelibati, in un mondo alla rovescia dove i vizi diventano virtù.

Informazioni

Comunicato stampa

Il mito del Paese di Cuccagna. Immagini a stampa dalla Raccolta Bertarelli, curata da Giovanna Mori e Andrea Perin in collaborazione con Alberto Milano e Claudio Salsi, in programma dal 9 luglio all’11 ottobre 2015 al Castello Sforzesco di Milano.
Attraverso oltre 150 opere databili dal XVI al XX secolo, la mostra racconta il mito del Paese di Cuccagna, un luogo immaginario in cui la vita scorre senza doveri e preoccupazioni, fra tavole imbandite e abbondanza di cibi prelibati, in un mondo alla rovescia dove i vizi diventano virtù

L’esposizione si fonda su un nucleo espositivo costituito da stampe che testimoniano la fortuna di questo mito da cui si sviluppa un racconto attraverso immagini a larga diffusione, accompagnate da preziose e rare grafiche d’arte di autori quali Dürer, Aldegrever, Solis.
Il percorso della mostra si snoda in nove sezioni e ha lo scopo di analizzare le origini, i nuclei tematici e le evoluzioni del Paese di Cuccagna in un racconto che, seguendo la traccia della tradizione letteraria, viene narrato attraverso modelli iconografici, spesso autonomi rispetto ai testi. Il perdurare nei secoli del soggetto conferma il suo successo nell’immaginario collettivo.

Il Paese di Cuccagna nasce come risposta sociale alle condizioni precarie delle classi più disagiate. Esso narra di un paese in cui tutti godono e hanno a propria disposizione qualsiasi cosa desiderino: abiti, cibo, bellezza, giovinezza. Lavoro, fatica e gerarchia sono aboliti. L’aspetto più duraturo di tale tradizione è quello legato all’immaginario culinario: cibi e bevande costituiscono la stessa natura del paesaggio, caratterizzato da fiumi di vino, monti di ricotta, pioggia di capponi arrosto e architetture commestibili di lasagne, formaggi e prosciutti. Nel corso dei secoli gli altri temi vengono meno e rimane l’idea di una sovrabbondanza culinaria e di un luogo di piaceri e delizie ormai privo di ogni connotazione di critica sociale.