Ignazio Fresu – Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Prato - 01/11/2021 : 15/01/2022

In un luogo non tradizionale e dal valore fortemente simbolico l'arte contemporanea trova nuove silenziose strade di fruizione in Arte nei cimiteri progetto espositivo ideato e curato da Riccardo Farinelli che giunge al quarto appuntamento con le opere di Ignazio Fresu.

Informazioni

Comunicato stampa

VERRA’ LA MORTE E AVRA’ I TUOI OCCHI

PROGETTO ESPOSITIVO CIMITERO CHIESANUOVA

In un luogo non tradizionale e dal valore fortemente simbolico l'arte contemporanea trova nuove silenziose strade di fruizione in Arte nei cimiteri progetto espositivo ideato e curato da Riccardo Farinelli che giunge al quarto appuntamento con le opere di Ignazio Fresu.

Ignazio Fresu ha fatto del riciclo una cifra del suo lavoro, dando agli oggetti la possibilità di una rinascita in chiave estetica, ottenuta anche attraverso lo spiazzamento visivo dato dall’uso calcolato di resine e granulati

I materiali dunque sono scelti anche per la loro capacità evocativa e gli oggetti non tanto come utili ad una funzione ma capaci di diventare racconto, narrazione densa di rimandi capaci di interagire con la storia, sia essa personale o collettiva.

Coerentemente, tale modus operandi si evidenzia e si esplicita nei due lavori che Ignazio Fresu presenta, sia pure nella diversità espressiva che li caratterizza, all’interno del progetto Arte nei Cimiteri.

Ne la falsa porta quel che colpisce è la presenza-assenza di molti corpi disordinati, scomposti, parzialmente sovrapposti che vanno a riempire gli spazi verticali delle due ante. Così composti quei corpi sembrano i caduti di una battaglia, accomunati forse da un ideale condiviso, quello che possiamo immaginare attraverso i molti monumenti che in tante piazze d’Italia vogliono commemorare quell’idea, così forte da giustificare la morte. Ma qui tutto è evocato: dei corpi non è restato niente se non i pantaloni, le magliette, gli abiti che li ricoprivano, fissati per sempre in quello che appare essere il bronzo del monumento. Quei corpi assenti son come muti guardiani, stanno sulla soglia di una chiusa porta di bronzo, nel sacrario di una cappella dismessa, come una intima memoria.

Nello spazio verde esterno alla cappella si trova l’installazione Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, citazione da una famosa poesia di Cesare Pavese. Qui la verticalità assume un tono diverso, più solenne: diciannove alti monoliti, cui il granulato minerale restituisce l’impressione della pietra, si distribuiscono nello spazio del prato in un ordine apparentemente casuale, a ricordare la persistenza nel presente di antichi luoghi di culto come lo stupefacente Gobekli Tepe risalente ad undicimila anni fa, testimonianza munumentale di quanto l’uomo antico sia simile all’uomo contemporaneo con il quale condivide progetti, aspirazioni, curiosità ma anche timori, paure, riflessioni sull’umana fragilità.