I muri sentono l’amore e la rabbia

Fermo - 14/07/2020 : 11/08/2020

È difficilissimo parlare di amore, di un amore. Questa mostra ne racconta il ricordo legato al passato della famiglia che abita Palazzo Brancadoro, la cui traccia è arrivata fino alle nipoti e continuerà ad essere tramandata.

Informazioni

Comunicato stampa

È difficilissimo parlare di amore, di un amore. Questa mostra ne racconta il ricordo legato al passato della famiglia che abita Palazzo Brancadoro, la cui traccia è arrivata fino alle nipoti e continuerà ad essere tramandata. La storia del Ritratto di Ave di Osvaldo Licini è quanto resta del fatto aneddotico stimolo del progetto pensato da Giovanni Oberti per le stanze del piano nobile del palazzo

Qui l'artista ha introdotto delle immagini che producono un campo di possibilità narrative in una sorta di interregno tra ciò che è stato, e che si è cristallizzato o rappreso come un fiore nell'ambra, e qualcosa che sarebbe potuto accadere. La mostra si dispiega come un percorso, articolato similmente ai movimenti di un'opera musicale, e si apre con un momento di convivio offerto dai frutti secchi e disidratati dell'opera Oggetti patinati, cui succede nella seconda stanza quello della danza, dello scambio e dell'amore di Lui e Lei accompagnato dalle riflessioni degli specchi della vita e della realtà di Specchio trasfiguratore della bellezza del mondo, e si conclude nel fumoir con Vanitas con steli di aglio. Attraverso il passaggio nelle stanze, lo spettatore compie una sorta di tour dall'andamento ritmato, musicale e cadenzato dai profumi e dai movimenti, che inizia e finisce per mezzo di una narrazione delicata, evocativa.
I muri sentono... è una mostra personale dell'artista Giovanni Oberti. Le opere saranno inserite nelle stanze di Palazzo Brancadoro a due a due per creare dialoghi binari. Due sculture in movimento occuperanno la sala da ballo, mentre altri quattro oggetti/scultura saranno disposti nel resto del piano nobile.

| L’ARTISTA

Giovanni Oberti (Bergamo 1982. Vive e lavora a Milano).
Nel lavoro di Giovanni Oberti, il tempo agisce per accumulo, per stratificazione, è memoria, è sedimenta- zione di affetti, è svelamento. L’artista mostra tale stratificazione, la fa lavorare, significare, la fa propria, agendo anche lui allo stesso modo, caricando di senso ciò che, intorno a lui, gli sembra corrispondere a sé, al suo sentire e pensare. In fondo non fa che raccogliere ciò che chiama a far parte del suo mondo e coprirlo di un velo, a volte reale, altre volte immateriale ma altrettanto percepibile. Oberti dà all’oggetto un senso proprio, autonomo, che ritorna cambiato al mittente, attraverso l’occhio dell’osservatore. Così, anche l’osservatore, specularmente dall’altra parte del processo di produzione, ha depositato la sua polvere, la sua umidità, il suo velo sull’oggetto.
(Elio Grazioli)

Curriculum. Ha studiato presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, dove si è diplomato nel 2006. Ha tenuto diverse mostre personali in Italia e all’estero tra cui: Laghi di aceto, TILE project space, Milano, 2016; Onorarono, Munich Kunstverein, a cura di Chris Fitzpa- trick, Monaco di Baviera, 2015; I fiori in tasca, Galleria Enrico Fornello, Milano, 2012; 8, con Elio Grazioli, a cura di Chiara Agnello, Careof, Milano, 2010; Placentarium, a cura di Marinella Paderni, Galleria Placentia Arte, Piacenza, 2009. Tra le mostre collettive ricordiamo: Panorama, Fondazione del Monte, a cura di Claudio Musso, Bologna, 2019; Dalla luna ai piedi, con Andrea Zucchini, Current, Milano, 2018; Toute première fois, 22 Visconti, a cura di Francesca Napoli e Armelle Leturcq, Parigi, 2016; The excluded third, included, a cura di Postbrother, Emanuel Layr Gallery, Vienna, 2014; Veerle, a cura di Chris Fitzpatrick, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2013; SC13, a cura di Chris Fitzpatrick, San Fracisco, 2010; Il raccolto d’autunno è stato abbondante, a cura di Chiara Agnello e Milovan Farronato, Careof e Viafarini, Milano, 2009.

| L'ASSOCIAZIONE

Karussell - Arte contemporanea in spazi privati.
Attraverso due appuntamenti annuali, giovani artisti di fama nazionale e internazionale interverranno all’interno di appartamenti privati, storicamente o artisticamente interessanti, del centro storico di Fermo e, per l’occasione, aperti al pubblico.
Karussell è un progetto che scaturisce dal desiderio di avvicinarsi all’arte contemporanea con un approccio di tipo confidenziale, ‘familiare’: se essa è, infatti, un prodotto del nostro tempo, perché continuare a sentirla sempre così lontana? Perché parlarne solo all’interno di ambiti a essa preposti, in contesti quasi esclusivamente istituzionalizzati? Attraverso la collocazione all’interno di spazi domestici e privati, le opere d’arte, abbandonando i luoghi ‘comuni’ e le consuetudini della fruizione culturale, vanno ad abitare la quotidianità. Entrando in maniera non invasiva negli spazi della vita privata, esse non solo saranno più avvicinabili e aperte al dialogo con chi sarà curioso di conoscerle, ma suggeriranno anche spunti inediti di relazione con gli edifici e gli oggetti presenti negli ambienti che le accoglieranno. Karussell sarà inoltre un’occasione di accesso a luoghi altrimenti poco visitabili o eccezionali della città di Fermo, nei quali le opere cercheranno di attivare un dialogo con le la storia e le storie in essi contenute.

Organizzazione
Karussell/arte contemporanea è un’associazione culturale formata da Matilde Galletti, Lidia Martorana, Marica Riccioni. Nasce dalle esperienze congiunte di diverse professionalità che, a vario titolo, si occupano di arte, comunicazione e contemporaneità: un incontro di persone che avvertono la medesima urgenza di fare cultura, in un orizzonte alternativo nel contesto cittadino che condividono.

L'iniziativa gode del patrocinio e del contributo del Consiglio regionale – Assemblea legislativa della Marche.

Un ringraziamento speciale e sentito va al Banco Marchigiano Credito Cooperativo di Civitanova Marche e Montecosaro senza il cui sostegno questi progetti non avrebbero potuto prendere vita.