I Marziani. Disegno nell’Arte Italiana del XX secolo

Rimini - 23/04/2016 : 10/07/2016

Una selezione di capolavori su carta dalla Collezione Ramo, a cura di Irina Zucca Alessandrelli.

Informazioni

Comunicato stampa

Inaugura a Rimini il 23 aprile 2016 – nell’ambito della seconda edizione della Biennale del Disegno Profili del mondo – I Marziani. Disegno nell'Arte Italiana del XX secolo a cura di Irina Zucca Alessandrelli

Con oltre 60 opere su carta realizzate da 16 tra i più importanti artisti del ‘900 italiano - da Medardo Rosso a Mondino passando per Wildt, Munari, Tancredi, Rama, Agnetti, Baruchello, e De Dominicis - la mostra presenta al pubblico per la prima volta una selezione di lavori provenienti dalla Collezione Ramo di Milano, una delle maggiori raccolte private di opere su carta del XX secolo, iniziata alcuni anni fa dall’imprenditore milanese Giuseppe Rabolini. Sarà possibile visitare l’esposizione fino al 10 luglio a Castel Sismondo, Rimini (www.biennaledisegnorimini.it).
La maggior parte dei capolavori su carta presentati non è mai stata esposta prima in un museo, e I Marziani costituisce un'occasione eccezionale sia per il pubblico che vuole avvicinarsi a questo tipo di arte grafica, sia per gli specialisti, che difficilmente hanno potuto ammirare questi lavori in precedenza. Ma le novità sono molteplici, a partire dal tema proposto: «I Marziani mette in luce 16 artisti italiani che, per l’importanza del loro lavoro e l’originalità della loro poetica si possono definire anacronistici rispetto alla produzione artistica del loro tempo» - spiega la curatrice della Collezione Ramo, Irina Zucca Alessandrelli - «Ognuno di loro è un modello di libertà artistica e di fede nel proprio operato, che a volte ha coinciso con l’isolamento, altre con l’incomprensione, altre ancora con la difficoltà ad entrare nella storia dell’arte ufficiale. Questi artisti appaiono al di fuori del proprio tempo per originalità di stili e tematiche trattate, vere e proprie meteore per i contemporanei e i posteri. Aver rivoluzionato l'idea stessa di arte ed essere stati impermeabili alle mode del mercato, li ha resi per lunghi periodi inafferrabili dalla critica e dal pubblico.»
Il percorso espositivo accompagna il visitatore, non senza sorprese, alla scoperta della fortuna critica degli artisti, di quello che i loro contemporanei pensavano della loro arte e di come oggi la recepiamo, sul loro essere "marziani", appunto allora, e sulle alterne vicende della critica che, negli anni, li ha portati fino alla nostra attenzione. Attraverso le vicende biografiche, affiancate da commenti e articoli di epoche diverse posti tra le opere, I Marziani vuole far riflettere dunque sul destino a cui ciascuno di questi grandi artisti è andato incontro, proponendo il secolo scorso in Italia sotto una nuova luce.
Tra questi artisti, non del tutto compresi da istituzioni e collezionisti, a fasi alterne trascurati dal mercato mentre erano in vita, si trovano nomi che hanno segnato il XX secolo italiano, come: Medardo Rosso, Adolfo Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Bruno Munari, Tancredi, Domenico Gnoli, Antonio Calderara, Alik Cavaliere, Carol Rama, Maria Lai, Vincenzo Agnetti, Gianfranco Baruchello, Enrico Baj, Gino De Dominicis e Aldo Mondino. Artisti che, nella maggior parte dei casi, non sono stati in dialogo diretto tra loro e hanno attraversato diversi movimenti e stili, ma che insieme mostrano una panoramica trasversale che invita a ripensare alcuni capitoli della storia dell’arte italiana. Il mezzo con cui scoprire nuovi incroci visivi e intellettuali è il disegno, che ha interessato in modo significativo anche coloro che non ne hanno fatto il mezzo espressivo di elezione e che poco si conoscono per il lavoro su carta. La fortuna critica di questi Marziani è la chiave di lettura per capire il passato e ampliare il nostro punto di vista sul presente.


«Basti pensare a Baruchello che si è occupato di video, di montaggio con pellicola cinematografica di scarto, di assemblaggi, di pittura» - continua Irina Zucca Alessandrelli - «o a Munari che è passato dal design industriale alla didattica, dalla scenografia alle proiezioni di pittura, alla scultura, alla grafica. Alcuni sono stati rivalutati solo dopo la morte, altri non sono ancora oggi adeguatamente apprezzati e riconosciuti, come lo dimostra l'assenza di loro opere nelle collezioni museali internazionali e la scarsa documentazione in quelle nazionali. La condizione di marziani, inoltre, ha fatto sì che fosse difficile a posteriori creare gli archivi che autenticassero e catalogassero le opere degli artisti, come nel caso di Munari, Gnoli, Tancredi. Benché tutti gli autori in mostra abbiano ottenuto premi e incontrato estimatori durante la loro vita, oggi è ancora in fase di ricerca la loro storia estetica e non se ne conosce appieno la poetica.»
Le opere esposte provengono integralmente dalla Collezione Ramo di Milano, di cui Irina Zucca Alessandrelli è la curatrice, che per la prima volta si presenta al pubblico in occasione della seconda edizione della Biennale del Disegno di Rimini dal titolo Profili del mondo, manifestazione che, con 27 mostre aperte fino al 10 luglio 2016 e 2.000 opere, propone un percorso tematico dedicato al disegno che accosta classici e contemporanei, vicini per affinità o per ispirazione. La Collezione Ramo, iniziata alcuni anni fa dall’interesse di Giuseppe Rabolini per il segno e le opere su carta, ripercorre le tappe della storia dell’arte italiana a partire dal disegno, non solo inteso come espressione primaria della ricerca artistica italiana. A partire dal primo ‘900, la collezione segue le tracce su carta dei maggiori protagonisti delle avanguardie storiche fino agli anni Novanta - non solo disegni, ma opere su carta (acquerelli, collage, gouache, pastelli) – e lo scopo della collezione è di testimoniare la grande importanza dell’arte italiana del secolo scorso e, nello stesso tempo, promuovere una cultura del disegno, dal valore autonomo, al pari di pittura e scultura.

Il catalogo della mostra I Marziani è a cura di Mousse Publishing (italiano / inglese, 160 pagine, 20 euro).



Irina Zucca Alessandrelli
E’ una storica dell'arte e giornalista, esperta di arte italiana del XX secolo e di mercato dell'arte moderna e contemporanea. Laureata in Storia dell'Arte Contemporanea alla Facoltà di Lettere Moderne dell'Università degli Studi di Milano. Ha scritto per varie testate di arte (Flash Art, Mousse) e per il SOLE24ore di Arte e mercato sulla pagina PLUS 24-Arteconomy (2006-2013). Ha seguito vari progetti curatoriali in Italia tra cui Fuoriuso a Pescara nel 2006 e mostre collettive a New York. Ha lavorato al MoMA - P.S.1. di New York (2005-2006) e al Philadelphia Museum of Arts (2006) come Research assistant del Chief Curator. Come Fulbright Scholar 2006-2008 ha conseguito il Master in Curatorial Studies presso la Columbia University di New York. Dal 2009 ha lavorato come consulente per collezioni private di arte Moderna e contemporanea italiana e internazionale. Dal 2013 lavora come curatrice della Collezione Ramo.


Collezione Ramo. Il disegno nell’arte italiana del Novecento.
La collezione è iniziata nel 2012 dall’amore dell’imprenditore milanese Giuseppe Rabolini - figura centrale per l’economia del nostro paese, ideatore e promotore di un nuovo tipo di sensibilità estetica legata al mondo del gioiello made in Italy - per il segno e per le opere su carta. La Collezione ripercorre le tappe della storia dell’arte italiana a partire dal disegno, non solo inteso come mezzo preparatorio per la realizzazione di dipinti e sculture, ma, soprattutto come espressione primaria della ricerca artistica. A partire dal primo ‘900, la collezione segue le tracce su carta dei maggiori rappresentanti delle avanguardie storiche. L’intento del collezionista è di documentare con lavori su carta, non solo disegni, quindi, ma artworks on paper (acquerelli, collages, gouaches, pastelli) l’evoluzione di ogni cifra stilistica. Si vogliono mostrare non solo i capolavori da museo che rendono riconoscibile un artista, ma anche le piccole testimonianze aneddotiche, gli schizzi, gli appunti e i tentativi che hanno portato alla nascita di un segno poi divenuto riconoscibile. Lo scopo della collezione è presentare la grande importanza dell’arte italiana del secolo scorso e, nello stesso tempo, promuovere una cultura del disegno, dal valore autonomo, al pari di pittura e scultura. La Collezione, sino a questo momento chiusa al pubblico, ha però intrapreso da subito una fitta collaborazione con le più importanti istituzioni culturali italiane e straniere, come dimostra la rete di prestiti con Palazzo Reale a Milano (dove sino al 10 luglio 2016 è possibile ammirare il disegno Senza titolo, bozzetto per Crepuscolo, 1909 all’interno della mostra Umberto Boccioni (1882-1916). Genio e Memoria), e con i recenti scambi con Collectorspace, (Istanbul-New York), Fondazione Magnani Rocca (Parma), Fondazione Pasquinelli (Milano) e il Museo dell’Orangerie a Parigi.