I Martedì Critici in mostra – Anni ’80/’90

Roma - 26/01/2016 : 12/02/2016

Dopo i primi appuntamenti dedicati agli anni ’60/’70 e ’70/’80, ancora un balzo in avanti. In mostra, per ANNI ‘80/’90. Oggetti, processi, relazioni: l’incantesimo quotidiano.

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Comunicato stampa

I Martedì Critici in mostra

ANNI ‘80/’90. Oggetti, processi, relazioni: l’incantesimo quotidiano

a cura di Alberto Dambruoso e Helga Marsala


dal 26 gennaio al 12 febbraio 2016
Temple University, Roma

opening mercoledì 26 gennaio ore 19


Cinque anni fa, nel febbraio del 2010, nascevano a Roma I Martedì Critici

Ideato da Alberto Dambruoso e inizialmente ambientato nel suo studio a Colle Oppio, questo ciclo di incontri con artisti, introdotti dalla voce di due critici, è cresciuto nel tempo, ha cambiato pelle e molte sedi istituzionali, ha ampliato il suo format, ma è rimasto fedele allo spirito originario: parlarsi, dinanzi a un pubblico, dando spazio al racconto, al pensiero, all’analisi, alla letture di opere, movimenti, biografie, ispirazioni.
Nel 2015, per celebrare questo primo quinquennio, è stato pubblicato un volume, edito da Maretti, accompagnato da due dvd: l’archivio completo di centinaia di appuntamenti con artisti, ma non solo. Critici, storici dell’arte, architetti e galleristi, anno dopo anno, hanno incontrato Dambruoso e i suoi partner sul palco de I Martedì Critici, fra musei e spazi monumentali di Roma, Milano, Napoli.


Ultimo tassello di questa celebrazione è il progetto espositivo. Quattro mostre, ospitate negli spazi della Temple University Rome, stanno presentando un’ampia selezione degli artisti che hanno preso parte agli incontri, dal 2010 al 2015. Una maniera per continuare a discutere d’arte contemporanea, sostituendo le opere alle parole.
Suddivise per segmenti generazionali, le collettive si svilupperanno dagli anni ’60 fino ai nostri giorni, presentando opere significative e rappresentative di ogni epoca, fra dipinti, sculture, installazioni, fotografie e video.


Dopo i primi appuntamenti dedicati agli anni ’60/’70 e ’70/’80, ancora un balzo in avanti. In mostra, per ANNI ‘80/’90. Oggetti, processi, relazioni: l’incantesimo quotidiano, opere di Giovanni Albanese, Mario Airò, Stefano Arienti, Andrea Aquilanti, Massimo Bartolini, Paolo Canevari, Marco Cingolani, Gregorio Botta, Andrea Fogli, Liliana Moro, Cesare Pietroiusti con i Giochi del Senso e/o Non-senso, Massimo Uberti, Vedovamazzei, Luca Vitone.
È in questo periodo fertile che la generazione nata negli anni ’60 si impone, via via, con un linguaggio innovativo, orientato alla contaminazione e impregnato della new wave postmoderna. Si trattava di quella “generazione di mezzo” che cercava una dimensione propria, mentre a guidare il gusto ed il mercato erano i due fenomeni di riferimento in Italia: l’Arte Povera e la Transvanguardia.
Generazione di talenti brillanti, inquieti, differenti, per una scena non omogenea eppure specchio di un’epoca, tra le ultime propaggini di un felice esprit comunitario e un nascente solipsismo che avrebbe preso piede, progressivamente. Generazione, infine, che non avrebbe ricevuto, nei decenni a venire, il giusto riscontro internazionale, sacrificata da nuovi fenomeni imperanti, da nuove mode effimere, da debolezze endemiche al sistema. Ancora oggi nel mezzo di un processo di storicizzazione e in certi casi in attesa di un riconoscimento decisivo.


Fra pratiche residuali della pittura e l’avanzare insistente di installazione, video, fotografia e performance, di nuove estetiche relazionali e di una sensibilità per i timbri, i processi e i frammenti del quotidiano, si delineava una costellazione di oggetti minimi trasfigurati, di processi umani e sociali tramutati in avventure simboliche, di scaglie del vivere comune assemblate, detournate, tradotte in spunti lirici o concettuali.
Era un passaggio strategico, in cui quello che sarebbe diventato il “sistema” ufficiale degli anni Zero cominciava, lentamente, a prendere forma. A Milano, città determinante, l’Accademia di Brera era sempre più centrale, con figure di riferimento come Alberto Garutti, Luciano Fabro, Corrado Levi; quindi, nei primissimi anni ’80, rifioriva l’antica Casa degli Artisti, luogo autogestito in zona Garibaldi, e poi nel 1984, nel quartiere Isola, un gruppo di giovani studenti di architettura del Politecnico occupava lo stabile abbandonato della Brown Boveri, mentre nel 1987 nasceva Careof, realtà non profit di Cusano Milanino. Nel 1989 vedeva poi la luce l’esperienza importante dello spazio di via Lazzaro Palazzi, ancora una volta un esperimento indipendente guidato da un nucleo di artisti.
Intanto, nel resto d’Italia, dal gruppo di Piombino alle nuove emergenze nate in quel di Firenze, fino alle evoluzioni romane (tra la linea segnata dalla Scuola di San Lorenzo fino al Gruppo Oreste, emerso alla fine degli anni Novanta), altri contesti indicavano strade inedite rispetto alle estetiche imperanti, una su tutte quella di un certo neoespressionismo transavanguardista. E ancora, figure solitarie, non legate a gruppi o movimenti, venivano fuori dal Sud al Nord del Paese, assimilando in qualche modo la temperie che animava un quadro tanto complesso e frammentato, destinato a definire la sensibilità creativa dell’ultimo scorcio di secolo.