I love the gallery – 20th anniversary exhibition

Milano - 04/03/2021 : 30/04/2021

Una mostra che racconta l’attività della galleria dagli esordi nel 2001 fino agli anni più recenti, attraverso un’ampia selezione di opere tratte dalla sua collezione.

Informazioni

  • Luogo: RITA URSO ARTOPIA GALLERY
  • Indirizzo: Via Lazzaro Papi 2 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 04/03/2021 - al 30/04/2021
  • Vernissage: 04/03/2021 dalle 11 alle 20
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: Lunedì–venerdì / 15:00 –19:00 / sabato su appuntamento

Comunicato stampa

RITA URSO è lieta di inaugurare I love the gallery - 20th anniversary exhibition, una mostra che racconta l’attività della galleria dagli esordi nel 2001 fino agli anni più recenti, attraverso un’ampia selezione di opere tratte dalla sua collezione. I lavori sono allestiti appositamente per l’occasione in uno spazio collaterale, un ex laboratorio di fine ‘800 situato nel cortile, destinato a diventare la futura sede della galleria.

Il titolo è ispirato al video I love the gallerists and they love me (2001) di Adrian Paci, proiettato nella sua prima personale a Milano a cura di Edi Muka

Nell’opera, che vede protagonisti Rita e Remo Urso, si scorgono le mani dell’artista che intervengono a modificare le posizioni e i volti dei galleristi. Metafora raffinata del potere di trasformazione dell’arte sull’animo umano, il video costituisce una rappresentazione significativa dell’evoluzione di una galleria d’arte come percorso di vita ed atto d’amore verso una professione. Per questa ragione l’opera si colloca in una posizione a sé stante all’interno della mostra, ponendosi sia come punto di partenza che conclusione del percorso espositivo.

Dallo storytelling delle opere esposte emergono tre principali sezioni tematiche sulle quali si è focalizzato nel corso degli anni il programma e l’attività della galleria.
Le prime due parti si concentrano sulla modalità di ingresso e di approccio in un luogo che unisce spazio pubblico e spazio domestico: Artopia per la sua connotazione architettonica, per la sua vicinanza alla casa della gallerista e della sua famiglia, nasce all’insegna di un connubio indissolubile tra intimità e professione, tra esposizione e rivelazione intima, sovvertendo, con la produzione di progetti site specific che sconfinano nell’abitazione, lo stereotipo del white cube.

La mostra di Marzia Migliora dal titolo In punta di piedi a cura di Emanuela de Cecco, inaugura ufficialmente lo spazio della galleria nel 2001, simulando un ingresso “in punta di piedi”, “in casa d’altri, … predisponendosi all’ascolto”, come sottolinea la curatrice nel testo del catalogo. Il percorso espositivo si apre dunque con l’opera di videoarte 59 passi di Marzia Migliora, a seguire i lavori di Paola Gaggiotti, Margherita Morgantin, Enzo Umbaca e Martina della Valle. Nei progetti ideati per la galleria questi artisti italiani affrontano concettualmente i temi della casa e dell’identità: si esalta la necessità di andare oltre la nostra soglia percettiva al fine di comprendere meglio noi stessi e la realtà che ci circonda, ponendo attenzione agli affetti che compongono la nostra vita ma ragionando anche sull’alterazione di equilibri prestabiliti attraverso l’introduzione di elementi estranei.

La seconda sezione di I love the gallery è dedicata ad Adrian Paci, Maja Bajevic, Phil Collins e Jelena Tomašević. Questi artisti, provenienti dall’area balcanico-orientale o comunque sensibili alle questioni urgenti di quella regione, come nel caso dell’irlandese Phil Collins che ha vissuto per anni a Belgrado, vengono proposti dalla galleria in Italia per la prima volta, con la produzione di grandi progetti site specific. Nelle loro mostre per Artopia viene affrontato, con un approccio poetico ma al contempo sociopolitico e radicale, il concetto di sradicamento, dell’essere scissi in diverse dimensioni spazio-temporali, senza alcuna reale appartenenza: la casa è da una parte un luogo speciale in cui trovare conforto e rifugiarvisi quando se ne sente il bisogno, ma rappresenta anche lo specchio interiore di situazioni traumatiche, la perdita della propria identità ed il confronto con i nuovi modelli occidentali.

La terza parte espositiva nasce da un ampliamento del programma della galleria con l’intento di intraprendere un percorso ancora più dinamico e articolato accostandosi a nuovi linguaggi come il cinema, la perfomance, l’architettura ed il design. Sono stati scelti per l’occasione i lavori di ZAPRUDER filmmakersgroup, Elizabeth McAlpine e Jean-Baptiste Maitre, tutti artisti che riflettono, attraverso il filtro del linguaggio cinematografico, sul concetto di tempo, sulle forme che da esso si generano e sul rapporto fra temporalità ed immagine filmico-fotografica, mettendo in luce gli effetti che il cinema produce sulla società contemporanea con un’estensione dei confini di visione e di narrazione. La dimensione paradossale del tempo presente nell’opera di ZAPRUDER filmmakersgroup si accosta così a quella stratigrafica dell’immagine aniconica della McAlpine per assumere le caratteristiche di uno spazio misurabile attraverso i fotogrammi di carta di Maitre.

Accompagna la mostra una pubblicazione bilingue con testi di Rita Urso, Remo Urso e Giulia Bortoluzzi, insieme ad immagini delle opere in mostra e foto d’archivio.














Maja Bajevic (Sarajevo, 1967) vive e lavora a Parigi. Nella sua produzione artistica analizza il rapporto tra violenza, potere, costruzione dell'identità, riflette sull'impatto che i conflitti politici e sociali hanno sulla vita quotidiana. Ha partecipato alla 50° e 56° Biennale di Venezia nel 2003 e nel 2015. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali in sedi internazionali tra cui: Museo Migros, Svizzera (2017), Galerie Michel Rein, Parigi (2014), James Center, New York (2012), DAAD Gallery, Berlin, Germania (2012), Museo Reina Sofia, Madrid (2011), Galerie Peter Kilchmann, Zurigo (2011), Kunsthaus Glarus, Svizzera (2009), Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia (2008), National Gallery of Bosnia & Herzegovina (2006), Moderna Museet, Stoccolma (2005), PS1, New York (2004), Artopia Gallery, Milano (2002) con la mostra Green, Green Grass of Home. Tra le collettive: 21st Century Museum of Contemporary Art, Kanazawa, Giappone (2016), Edel Assanti Gallery, Londra (2016), Central Exhibition Hall Manege, Mosca (2015), Museum of Contemporary Art, Krakow, Polonia (2015), Centre George Pompidou, Parigi (2015), 31st Sao Paulo Biennale, Sao Paulo, Brasile (2015), MART- Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Rovereto (2014), The Royal Academy of Arts, Londra (2010), 11° Biennale di Architettura di Venezia, Venezia (2008), Documenta 12, Kassel (2007), Galeries Nationales du Grand Palais, Paris, Francia (2006), Castel dell’Ovo, Napoli (2005).

Phil Collins (Runcorn, 1970) vive e lavora a Berlino e Colonia. Il suo lavoro indaga il rapporto ambivalente con la macchina da presa come strumento di attrazione e di manipolazione. Ha ricevuto il premio Paul Hamlyn per le Arti Visive nel 2001 ed è stato nominato per il Turner Prize nel 2006 e per l’Artes Mundi Prize nel 2012. Le mostre personali delle sue opere sono state presentate in sedi di tutto il mondo, tra cui: Metropolitan Museum of Art, New York (2016), Museum of Contemporary Art, Chicago (2016), Carpenter Center for the Visual Arts, Cambridge (2016), Gallery of Modern Art, Glasgow (2015), Hebbel am Ufer, Berlino (2014), Museum Ludwig, Colonia (2013), British Film Institute, Londra (2011), Tramway, Glasgow (2009), Aspen Art Museum, Colorado (2008), Dallas Museum of Art, Dallas (2007), Carnegie Museum of Art, Pittsburgh (2007), National Gallery of Canada, Ottawa (2007), San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco (2006), Tate Britain, Londra (2006), Wexner Center for the Arts, Columbus (2005), Artopia Gallery, Milano (2002) con la mostra Becoming more like us. Il suo lavoro è stato anche incluso in numerose mostre collettive presso istituzioni come: Museum of Modern Art, New York (2013), Beirut Art Center, Beirut (2012), Museum of Contemporary Art, Tokyo (2011), New Museum, New York (2011), Van Abbemuseum, Eindhoven (2011), Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, Vienna (2011), Walker Art Center, Minneapolis (2010), MoMA PS1, New York (2010), Institute of Contemporary Art, Boston (2009), Hayward Gallery, Londra (2005).

Martina della Valle (Firenze, 1981) vive e lavora a Berlino. Il suo lavoro si sviluppa spesso attraverso linguaggi differenti, assumendo la forma di immagine fotografica, video o anche installazione site-specific. Le sue opere sono state esposte in mostre personali in diverse sedi tra cui: Palazzina Indiano Arte, Florence (2020), Nordiska Akvarell Museet, Skärhamn (2018), DRYPHOTO arte contemporanea, Prato (2016), METRONOM Gallery, Festival Filosofia, Modena (2015), Italian cultural Institute, Paris (2014), Galleria METRONOM Project Room, Modena (2012), Galerie KUHN, Berlin (2011), Artopia Gallery, Milano (2009, 2007 e 2005) con le mostre Blu, Riflessi e Impronte, ex Minerva, Artopia Gallery e MiArt Milano (2009), Bookshop Museo delle Papesse, Siena (2006). Tra le collettive a cui ha partecipato: Ministero Affari Esteri, Rome (2019), The Koppel Project, London (2019), SpazioS, Milano (2019), NYU Tandon School, New York (2019), Nakata Museum, Onomichi (2018), Acquario Civico, Milano (2018), Galleria Milano, Milano (2011), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (2009), Jarach Gallery, Venezia (2009).

Paola Gaggiotti (Vercelli,1966) vive e lavora a Milano. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive in diverse sedi tra cui: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, Milano (2015), Spazio Novella Guerra, Imola (2014), Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada, San Gimignano (2012), Artopia Gallery, Milano (2001) con la mostra Volare è piuttosto naturale, Triennale Milano (1999), Villa Medici Roma (1998), De Carlo, Milano (1997), Castello di Rivara, Torino (1996).

Jean-Baptiste Maitre (France, 1978) vive e lavora ad Amsterdam. I suoi lavori utilizzano diversi linguaggi come il cinema e la pittura. Le sue opere sono state esposte in mostre personali o duo show internazionali tra cui: Galleria Martin van Zomeren, Amsterdam (2020, 2018, 2014, 2011), Galleria Stigter van Doesburg, Zurigo (2020), MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna (2019), Artopia Gallery, Milano (2020, 2018, 2016) con le mostre Victor Hugo Was Here, Warning the grape-train has no breaks e Fluid Carrying the Hope of Ships in Distress, PuntWG, Amsterdam (2017), INSTITUT FÜR KUNSTGESCHICHTE, Monaco (2016), Galerie 1M3, Losanna (2013), PiST/// Interdisciplinary Project Space, Instanbul (2012), Centre d’Art La Salle de Bains, Lione (2012). Tra le mostre collettive: Centre Pompidou, Parigi (2020), American Academy in Rome, Roma (2020), EYE Amsterdam Film Museum, Amsterdam (2016), CCA Glasgow, Glasgow (2015), CCNY Baxter Street, New York (2015), Wattis Institute for Contemporary Arts, San Francisco, USA (2014).

Elizabeth McAlpine (Londra, 1973) vive e lavora in Francia. Le sue opere utilizzano le trasformazioni alchimiche insite nei processi fotografici per reimpossessarsi di spazi tradizionalmente esclusi dalla configurazione immagine/spettatore. Le sue opere sono state esposte in mostre personali in diversi sedi internazionali tra cui: Laura Bartlett Gallery, Londra (2017), Rita Urso Artopia Gallery, Milano (2016) con la mostra cinematic sediments, Galleria Laurel Gitlen, New York (2015), Reg Vardy Gallery, University of Sunderland, AV Festival (2012), Eastside Projects, Birmingham (2010), Art Statements, Art Basel (2010), SPACEX, Exeter (2007). Tra le mostre collettive a cui ha partecipato presso numerose instituzioni: Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Rome (2016), The Walker Art Center, Minneapolis (2016), Kunstverein Freiburg, Freiburg (2016), School of the Museum of Fine Arts, Boston (2016), The Metropolitan Museum of Art, New York (2013), Perth Institute of Contemporary Art, Australia (2013), Gertrude Contemporary, Melbourne (2012), Spike Island, Londra (2012), The Barbican, Londra (2010), Kadist Foundation, Parigi (2009), DeCordova Museum and Sculpture Park, Lincoln, Massachusetts (2012).

Marzia Migliora (Alessandria, 1972) vive e lavora a Torino. Nella sua ricerca artistica utilizza un'ampia gamma di media, tra cui fotografia, video, suono, performance, installazione e disegno. Le sue opere sono state esposte in sedi internazionali, tra cui la Biennale di Venezia 2015, Padiglione Italia e in mostre personali tra cui: Museo Maga, Gallarate (2020), Palazzo Branciforte, Palermo (2018), Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano (2017), Galleria Lia Rumma, Milano (2016), Auditorium Parco della Musica, Roma (2014), Fondazione G.O.C.A. Palermo, Palermo (2013), EX3 - Centro per l'Arte Contemporanea, Firenze (2011), Galleria Lia Rumma, Napoli (2010), Art Agents Gallery, Hamburg (2008), Fondazione Merz, Torino (2006), FACT The Foundation for Art & Creative Technology, Liverpool-UK (2005), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2004), Artopia Gallery, Milano (2001) con la mostra In punta di piedi. Tra le collettive a cui ha partecipato: Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea, Torino (2020), Serlachius Museums, Mänttä (2019), XVI Quadriennale d'Arte, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2016), Fondazione Prada, Milano (2016), Museo MAXXI, Roma (2012), Museo Novecento, Milano (2011), MART, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea, Rovereto (2004).

Margherita Morgantin (Venezia, 1971) vive e lavora a Milano. Il suo lavoro si articola in linguaggi diversi che spaziano dal disegno al testo alla performance. Tra le sedi italiane ed internazionali in cui ha esposto le sue opere in mostre personali ci sono: Museo del 900, Milano (2019), Beatrice Burati Anderson Art Space and Gallery, Venezia (2017), Centro tedesco per l’Arte Contemporanea di Villa Romana, Firenze (2017), Centro tedesco per l’Arte Contemporanea di Villa Romana, Firenze (2017), Libreria delle Donne di Milano (2016), Galleria Continua, San Gimignano (2013), Museo della Città di Bologna (2012), Contemporaneact, Bxl, Bruxelles (2010), Galleria Civica del Contemporaneo, Mestre (2009), Artopia Gallery, Milano (2001) con la mostra Osservare le norme di sicurezza. Tra le collettive: Museion, Bolzano (2019), Fabbrica del Vapore, Milano (2019), Biennolo, Spazio ex Cova, Milano (2019), Palazzo Archinto, Milano (2017), Basilica Palladiana, Vicenza (2017), Centquatre, Parigi (2015), Museo di Villa Croce, Genova (2015), Museo di Palazzo Pretorio, Prato (2015), Seoul Art Center, Corea (2014), PAC, Milano (2014), MAMbo, Bologna (2013), Hangar Bicocca, Milano (2011), MOCA, Shanghai, Cina (2010), Italian Institute of Culture in Istanbul, Turchia (2010).

Adrian Paci (Shkoder, 1969) vive e lavora a Milano. Il suo lavoro autoreferenziale tratta spesso il tema dello sfollamento e della perdita, il trauma della separazione e della nostalgia del migrante. Ha partecipato alla 48° e 51° Biennale di Arti Visive di Venezia nel 1999 e nel 2005. Le sue opere sono state presentate in numerose mostre personali internazionali: Galerie Peter Kilchmann, Zurigo (2020), Kunsthalle Krems, Austria (2019), Salzburger Kunstverein, Salzburger, Austria (2019), Brigham Young University Museum of Art, New York (2018), Museo Novecento, Firenze (2017), Kaufmann Repetto, Milano (2017), Kaufmann Repetto, New York (2015), MAXXI, Roma (2015), Musée d'Art Contemporain, Montréal (2014), Galeries Nationales du Jeu de Paume, Parigi (2013), Kunsthaus Zurigo (2010), Kunstverein, Hannover (2008), CCA, Center for Contemporary Art, Tel Aviv (2008), Moderna Museet, Stoccolma (2005), Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, GAMeC, Bergamo (2002), Artopia Gallery, Miano (2001) con la mostra Home Sweet Home. Tra le collettive: Triennale Milano, Milano (2020), Galleria d’Arte Moderna, Milano (2019), Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2017), Ludwig Museum, Budapest, Hungary (2016), 14° Biennale di Architettura di Venezia (2014), ZKM Center for Art and Media, Karlsruhe, Germania (2011), Kunsthaus Graz (2009), MART, Rovereto (2009), Quadriennale di Roma (2008), Tate Modern, Londra (2008), Power Plant, Toronto (2007), PS1, New York (2007).

Jelena Tomašević (Podgorica, 1974) vive e lavora tra il Montenegro e la Bosnia Herzegovina. Ha conseguito la laurea in belle arti all’accademia di Cetijie, Montenegro. Ha rappresentato Serbia e Montenegro alla 51° Biennale d’arte di Venezia nel 2005. Nel 2017 ha vinto la 23° edizione dell’Onufri Prize, presso la galleria Nazionale di Tirana, Albania. Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni museali in mostre personali tra cui: Artopia Gallery, Milano (2019, 2010 e 2007) con le mostre Just kidding, Apparent servitude e Mixed Memories, Galerie Perpetuel, Frankfurt, Germania (2016), Handel Street Projects, Londra (2016), Residency Unlimited,New York, USA (2013), Galerie Herrenhausen, Hannover, Germany (2010), Centro per l’arte contemporanea di Podgorica, Montenegro (2010), Gallery Thrust Projects, New York (2008), Galerie Conrads, Düsseldorf, Germania (2007). Ha preso inoltre parte a collettive in diverse sedi internazionali tra cui: Whitebox Art Center di New York, USA (2020), National Museum of Montenegro (2019), Pera Museum, Istanbul (2016), Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare, Italia (2015), Kunstalle Fredricianum, Kassel, Germania (2005), 9° Biennale Internazionale di Istanbul (2005).

Enzo Umbaca (Caulonia, 1964) vive e lavora a Milano. La sua ricerca artistica si sviluppa attraverso linguaggi che variano dal video alla fotografia e alle performance. Le sue opere sono state esposte in mostre personali in diverse sedi tra cui: RISS(E), Varese (2019), Ciocca Arte Contemporanea, Milano (2016), Fondazione Farmacia Wurmkos, Sesto S. Giovanni, Milano (2015), Museo Nazionale Archeologico di Locri, Reggio Calabria (2013), Artecontemporanea Bruxelles, Belgio (2010), Galleria Sogospatty, Roma (2004), Artopia Gallery, Milano (2002) con la mostra Iuol never uolc alon, Galleria Placentia Arte, Piacenza (2002). Tra le collettive: Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia (2019), Museo del Novecento, Milano (2019), Palazzo Ajutamicristo Palermo (2018), Terzopiano Artecontemporanea, Lucca (2018), Goldi-Redaelli Palazzo Archinto, Milano (2017), Triennale Milano (2016), Museo MAGA Gallarate, Milano (2014), Kunsthalle San Paolo, Brasile (2013), Città dell’ Arte-Fondazione Pistoletto, Biella (2012), Galleria Bianconi, Milano (2012), GAMeC, Bergamo (2011), Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno, Arezzo (2011), Center for Contemporary Art Plovdiv, Bulgaria (2010), Musèe d’Art Contemporain de Lyon, Lione (2009), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2007).

ZAPRUDER filmmakersgroup è un collettivo fondato nel 2000 dai produttori, autori e registi David Zamagni (Rimini, 1971), Nadia Ranocchi (Rimini, 1973) e dal direttore della fotografia Monaldo Moretti (Recanati, 1972), con sede a Roncofreddo e dedita all’esplorazione dell’immagine in movimento sul set e alla post-produzione dei progetti filmici di Zapruder. Tra i riconoscimenti ricevuti: Italian Council VIII (2020), Premio MAXXI per l'arte contemporanea (2016), Premio Persol 3D 68° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2011). Tra i festival e le esposizioni dove sono stati presentati film e opere del gruppo ci sono: Berlinale, Biennale Cinema Venezia, Film Festival Rotterdam, Festival Internazionale del Film di Roma, Milano Film Festival, Biennale de l’Image en Mouvement Genève, Transmediale Berlin, Netmage Bologna, Miart Milano, Rita Urso Artopia Gallery, Milano (2015, con la mostra Fault), Lo schermo dell’Arte, Filmmaker Festival, Viennale, Museo MAXXI Roma, Steirischer Herbst Graz, Internationale Kurzfilmtage Oberhausen, Gucci Garden, Art Fall Ferrara, Quadriennale d’arte Roma, Centre Pompidou Paris, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea Milano, Santarcangelo Festival, Live Arts Week Bologna.






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