I giovani non hanno più…

Giussano - 03/07/2021 : 03/08/2021

Il titolo dell’esposizione, “I giovani non hanno più...”, aperto a varie interpretazioni, allude allo sdegno con cui le generazioni si criticano una dopo l’altra, mettendo in scena il difficile dialogo tra differenti universi culturali.

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Comunicato stampa

Il titolo dell’esposizione, “I giovani non hanno più...”, aperto a varie interpretazioni, allude allo sdegno con cui le generazioni si criticano una dopo l’altra, mettendo in scena il difficile dialogo tra differenti universi culturali.

«L’idea di questa mostra viene da lontano, da un incontro a Miami… anzi no da Sacramento, dove è nato Daniel Johnston, anzi no da Milano dove si sono incontrati Tommaso e Laurina… che forse però si sono incontrati su Instagram. Se è difficile dire dove, forse possiamo provare con quando

Nei primi anni ’90, quando lo stile figurativo di Johnston comincia a diffondersi, sdoganato dalla maglietta di Kurt Cobain. No; nei primi anni 2000, quando Laurina comincia a sviluppare quello stile di fusione culturale che rende il suo lavoro unico; o ancora nel tardo 2018 quando Tommaso e Laurina scoprono in Johnston un mito in comune. Ma anche quando Martina Corbetta comincia a lavorare intensamente con Laurina oppure quando RIZOMIarte, che aveva già lavorato con Johnston nel 2012, vede la silhouette di Johnston fare capolino da un quadro di Laurina. Il punto importante qui è la fusione di tre lavori e di tre modalità di espressione che insieme funzionano perfettamente, perché la radice è per tutte il confronto con quelle figure “mitologiche” che si depositano nella coscienza, diventando poi medium di un discorso personale. Questo discorso assume in seguito valenze diverse: per Johnston quasi religiosa, per Buldini psicanalitica, per Paperina di linguaggio stilistico. È chiaro che i riferimenti culturali di Johnston sono quelli tipici di una generazione precedente rispetto a quelli di Buldini e Paperina, ma nel diventare Johnston per loro proprio uno di questi riferimenti scopriamo il processo di sedimentazione che è all’origine della costruzione degli universi culturali».

«Il linguaggio naturale, vivido e diretto, a tratti infantile di Daniel Johnston – conclude Maria Chiara Wang, autrice di uno dei testi critici presenti nel catalogo – ha calamitato l’attenzione dei giovani degli anni ’80 e ’90, di cui è stato capace di cantare e illustrare stati d’animo, irrequietudini e solitudini».

Il percorso espositivo comprende trenta opere, dieci per ogni artista. I lavori di Daniel Johnston sono quasi tutti in formato A4, ad eccezione di un’opera di maggiori dimensioni. I dipinti di Tommaso Buldini e Laurina Paperina nascono dal confronto con la ricerca del maestro statunitense e non sono mai stati esposti prima. Buldini ha lavorato, in particolare, sul formato ovale con colori acrilici; Laurina sulla piccola dimensione.