Heli Barck / Giordana Citti – Double Show

Torino - 26/02/2020 : 26/03/2020

La Fusion Art Gallery - Inaudita presenta la doppia personale di Heli Barck – Italian Travel Journal e Giordana Citti - Hier, mais aussi aujourd'hui. La mostra è parte del programma FUSION / INAUDITA AIR e dei circuiti NEsxT – independent art festival, COLLA e ContemporaryArt Torino e Piemonte.

Informazioni

  • Luogo: FUSION ART GALLERY
  • Indirizzo: Piazza Amedeo Peyron 9G - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 26/02/2020 - al 26/03/2020
  • Vernissage: 26/02/2020 no
  • Autori: Heli Barck, Giordana Citti
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale

Comunicato stampa

La Fusion Art Gallery - Inaudita presenta la doppia personale di Heli Barck – Italian Travel Journal e Giordana Citti - Hier, mais aussi aujourd'hui. La mostra è parte del programma FUSION / INAUDITA AIR e dei circuiti NEsxT – independent art festival, COLLA e ContemporaryArt Torino e Piemonte.



A parole Proprie – Heli Barck



Tra dicembre 2019 l'inizio del 2020 ho viaggiato in Italia - Sicilia, Torino e Roma. Questo è il mio diario fotografico di questo periodo

Ho documentato scene urbane, giovani adulti e scritto frammenti della loro esperienza di vita nell'odierna Italia. Il viaggio è ancora in corso.

Avere una professione creativa significa avere opportunità illimitate per immergersi nel mondo, per raggiungere altre persone e attraversare i confini. Per comunicare ed esprimere le emozioni.

Sono una narratrice di storie e la mia attenzione si concentra sulla documentazione. Esplorare la vita ordinaria, la cultura sociale e l'ambiente - evidenziare le storie che non sono ancora familiari al pubblico. Traggo ispirazione dalla moltitudine di immagini che mi circondano, dai film e dalla musica. D'altra parte, sono sempre stata attratta dalla natura e dalla natura selvaggia come parte integrante del mio essere finlandese.

A proposito delle influenze fotografiche: ho seguito il lavoro di Nick Brandt (Regno Unito) che documenta il veloce scomparire del mondo naturale in Africa, il lavoro di Tiina Itkonen (Finlandia) in Groenlandia e Joakim Eskildsen (Danimarca) con i suoi viaggi in culture diverse - solo per nominarne alcuni.

Ho selezionato i temi dei miei progetti principalmente per istinto. Nel 2016 ho viaggiato dal Nevada alla California documentando la protezione dei cavalli selvaggi. Uno dei primi progetti indipendenti più importanti, l’ho realizzato fotografando donne che praticano la Thai Boxe. Questo lavoro mi ha dato la possibilità di mettere in evidenza le contraddizioni della femminilità all'interno della potente immagine corporea.

Ho avuto l'opportunità di presentare le mie fotografie al Museo delle Culture di Helsinki, al Museo finlandese di fotografia e a livello internazionale in Mostre e fiere d'arte in Germania, Danimarca, Francia e Russia. Negli ultimi anni mi sono concentrato sulla fotografia per la stampa e sui reportage per i giornali e per l'agenzia di immagini finlandese Lehtikuva.





A parole Proprie – Giordana Citti

La fotografia appartiene sempre a un tempo passato.
Quando la osserviamo, siamo certi che quello che avviene davanti ai nostri occhi in quel preciso istante, è avvenuto altrove, in un altro tempo.
La fotografia è memoria, di ciò da cui è abitata e di coloro che davanti ad essa vedono qualcos'altro, ricordano qualcosa che gli appartiene, che hanno vissuto o perduto, anche se non presente matericamente in quella determinata immagine.
E' un'immagine fuori campo che si crea in quel presente.
A volte ciò che ci conduce fuori dall'immagine è la presenza di un dettaglio, di una particolare che accende nella nostra memoria un vissuto assopito.
Roland Barthes scriveva “Ed è appunto per questo che io animo la foto e che essa a sua volta mi anima, Il punctum è quindi una specie di sottile fuori campo, come se l'immagine proiettasse il desiderio al di là di ciò che essa da a vedere […]
In questo spazio quasi sempre unario, io sono talvolta attratto da un “particolare”. Io sento che la sua sola presenza modifica la mia lettura. Questo particolare è cio che mi punge”.

Hier, mais aussi aujourd'hui racconta di memorie.
Memorie di tempi che non ho vissuto, di persone che non ho incontrato (se non mentre prendevano forma in camera oscura) ma che sento appartenermi.
Quando ho iniziato a mettere insieme i negativi comprati in vari mercatini, ho immaginato visivamente, ho ricostruito le storie delle persone che li animavano; non di tutti, ma solamente di coloro che mi “pungevano”, che mi portavano in qualche modo ai miei di ricordi. Ho stretto il campo, ho tagliato, ri-inquadrato i negativi, per fare in modo che quell'immagine mutasse nell'immagine che io vedevo, che muoveva e spingeva la mia memoria fuori dai suoi confini fisici.
Li ho immaginati in quella giornata al mare insieme, o mentre uscivano soddisfatte da una trattoria di un piccolo borgo del centro Italia. Li ho immaginati, ovvero, ho creato delle immagini della loro vita, che per me si identifica con l'attimo custodito nel fotogramma.

Hier, mais aussi aujourd'hui racconta memorie non necessariamente visive.
A poco a poco, mi sono domandata cosa significasse possedere dei ricordi che non siano associati ad un'immagine, che per me, da fotografa e stampatrice, è essenziale ed inevitabile.
Così ho aggiunto un altro livello alla memoria che volevo mostrare; ho realizzato dei ritratti a persone non vedenti e ipovedenti, che sono una sorta di cortometraggi fotografici della durata di un minuto ciascuno, durante i quali essi mi raccontavano una loro memoria, un loro ricordo che non esiste necessariamente sotto forma di immagine, ma che non per questo è invisibile.
Era l'emozione vissuta nel suonare uno strumento per la prima volta, il calore e l'inarrivabile luce del sole della Svezia che quasi sembra di vederlo, la libertà assoluta provata nel mangiare seduti nel deserto, il ricordo da bambina delle continue attese negli studi oculistici passate ad incoraggiare chi era più grande.

La scelta di una pellicola a bassissima sensibilità alla luce mi ha permesso di avere un tempo di scatto molto lungo, necessario affinché la luce venisse registrata e tenuta in memoria dal film fotografico.
Ho scelto di creare un ricordo sotto forma di fotografia, qualcosa è rimasto impresso nitidamente sulla pellicola fotografica, mentre il resto troppo veloce per essa è andato perduto, non è stato registrato e ne rimane una scia: un po' come succede con la mente umana, un ricordo in fondo è sempre una scelta.
Avere vissuto ieri, e scegliere cosa ricordarne oggi.