Haim Steinbach – Collections

Milano - 06/02/2013 : 06/03/2013

La galleria Lia Rumma presenta, nella sede di Milano, la nuova mostra personale di Haim Steinbach. Per il progetto, sviluppato sui tre piani dell’edificio, l’artista fa uso di materiali ordinari da costruzione per l'edilizia - staffe di metallo, pannelli, scaffalature prefabbricate, pittura e carta da parati – facendo apparire sia gli spazi domestici che quelli istituzionali come luoghi espositivi.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA LIA RUMMA
  • Indirizzo: Via Stilicone 19 - 20154 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 06/02/2013 - al 06/03/2013
  • Vernissage: 06/02/2013 ore 18
  • Autori: Haim Steinbach
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: martedì-sabato 11.00-13.30 / 14.30-19.00

Comunicato stampa

Che differenza c'è tra ambiente domestico e contesto artistico? Non comportano entrambi l'esposizione di qualcosa? E gli oggetti che vengono presentati in entrambi i casi, non sono forse carichi di significato? (...) Siamo tutti collezionisti, è parte della nostra natura! (Haim Steinbach)

Prima di disporre in mostra le strutture e gli oggetti, è importante studiare il luogo; il pavimento, le pareti, l'ingresso etc. 'Mettere in movimento' l'ambiente significa agire sull’architettura (...) Steinbach affronta questo aspetto e persegue una corrispondenza che esalta la fluidità tra oggetto e contesto

(Germano Celant)



La galleria Lia Rumma presenta, nella sede di Milano, la nuova mostra personale di Haim Steinbach. Per il progetto, sviluppato sui tre piani dell’edificio, l’artista fa uso di materiali ordinari da costruzione per l'edilizia - staffe di metallo, pannelli, scaffalature prefabbricate, pittura e carta da parati – facendo apparire sia gli spazi domestici che quelli istituzionali come luoghi espositivi. Più di 50 oggetti selezionati da 7 collezioni private sono talvolta abbinati ad oggetti della collezione dell'artista. Tutti gli elementi, collocati su mensole, sono esposti sia sulle pareti permanenti della galleria che su quelle temporanee progettate da Steinbach.

La mostra è nata dall’idea di invitare i collezionisti a scegliere una dozzina di oggetti di loro proprietà, affidandoli all’artista. Steinbach li ha successivamente selezionati, riducendone il numero e “punteggiando” la sequenza con l'introduzione di oggetti della sua collezione.
Pareti, balaustre, recinzioni e mobili d'arredamento articolano categorie dello spazio e definiscono i confini per attività e rituali. Senza volerlo, questi elementi mettono in scena la vita reale, evidenziandone la sua teatralità. Gli allestimenti impiegati da Steinbach ricostruiscono quella sottile linea tra la vita quotidiana e ciò che la circonda. L'inserimento degli oggetti provenienti dalle collezioni innesta quella dinamica sociale della ''relazione tra la ricerca soggettiva di un significato e l'oggettività delle cose”.

Al piano terra un gruppo di oggetti dalla collezione di Lia Rumma sottolinea la lunga relazione di amicizia e collaborazione tra la gallerista e l'artista: vasi in vetro e ceramica, piatti, zuppiere, coppe, decanter per vino e sculture sono allineati su una lunga scaffalatura prefabbricata che suddivide in due lo spazio. A questi oggetti personali è contrapposta una lunga mensola, costruita nell'intelaiatura muraria adiacente, su cui poggia una serie di oggetti provenienti da un'ampia collezione di monetazione tribale africana. La sera dell'inaugurazione 6 musicisti utilizzeranno un'altra tipologia di oggetti, degli strumenti a fiato, con i quali eseguiranno una serie di suoni e sequenze musicali.

Nel corso degli anni Haim Steinbach ha utilizzato una mensola, da lui inventata, a cui ha sempre fatto riferimento come ad un dispositivo. E' un dispositivo che separa, in quanto composto da unità di diversa misura, ma proporzionalmente uguali. Le unità sono calibrate in base agli oggetti sopra esposti, e gli oggetti sono a loro volta correlati l’uno all’altro. Alle pareti del primo piano della galleria sono disposte tre opere di questo tipo, ed ognuna mostra oggetti appartenenti ad una specifica collezione. Una sottilissima intelaiatura muraria attraversa lo spazio reggendo una mensola con dei piccoli oggetti in ceramica esclusi dalla selezione provenienti dalle tre collezioni.

Su una intelaiatura muraria, costruita al centro dello spazio del secondo piano, è presentata una collezione di pipe e punzoni. Gli oggetti sono messi in relazione con il lavoro esposto su una parete della galleria, sul quale sono esposti oggetti selezionati dalla collezione di monetazione tribale africana. Su questo piano è presentata anche l'opera “Senza titolo (Pianta, carciofo)”, 2013, con oggetti dalla collezione di Haim Steinbach. Con questo gesto l’artista rivela il carattere contingente che lega gli oggetti al loro contesto. Così come l'architettura modella lo spazio, nella terza stanza è la forma degli oggetti a dar forma allo spazio. Mentre noi facciamo esperienza dello spazio in un volume e in relazione alla sua grandezza, allo stesso tempo il linguaggio della forma, dello schema e della superficie costituisce il fondamento della realtà, la matrice culturale delle connessioni.

Haim Steinbach è nato a Rehovot (Israele) nel 1944 e nel 1957 si è trasferito con la famiglia negli Stati Uniti a New York. Ha conseguito un BFA al Pratt Institute nel 1968 ed un Master a Yale nel 1973. La sua prima mostra personale in un museo risale al 1988 al Musée d’Art Contemporain di Bordeaux. Per Documenta 9 (1992), Steinbach prese in prestito ed espose alcuni oggetti di proprietà di Jan Hoet, il curatore della mostra. Sue opere sono state esposte a più riprese alla Biennale di Venezia (1993, 1997, e 2001). Mostre importanti sul suo lavoro sono state ospitate dal Solomon Guggenheim Museum (con Ettore Spalletti, nel 1993), dal Castello di Rivoli (nel 1995 e 2004), dal Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig a Vienna (1997–98), dalla Neuer Berliner Kunstverein (2000), e dal Berkeley Art Museum e dal Pacific Film Archive (2005). Nel 2012 per 6 mesi l'Artist's Institute di New York ha dedicato una serie di mostre all'opera dell'artista, e gli ha fatto curare una mostra di gruppo intitolata: The Bigger Picture. Ha insegnato tra le altre istituzioni, alla the School of Visual Arts di New York, e presso l' University of California di San Diego.

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What difference is there between the domestic environment and the artistic context? Don’t both involve displaying something? And aren’t the objects that are presented laden with meaning in both cases? (...) We are all collectors. It is a part of our nature.
(Haim Steinbach).

…before introducing the display of structure and objects, it's important to study the given site; the floor, the walls, the door etc. The work of "setting in motion”the environment by carrying out operations of the architecture…Steinbach takes on this dimension and seeks a correspondence that enhances the fluidity between object and context.
(Germano Celant).



In his solo show at the Lia Rumma Gallery Haim Steinbach employs standard architectural building materials - metal studs, drywall, prefabricated shelving units, paint and wallpaper – evoking both domestic and institutional spaces as places ready for presentation. The artist exhibits over 50 objects selected from seven collections. The objects are arranged and placed on shelves, and are displayed on both the permanent gallery walls and Steinbach’s temporary walls.

The concept for the exhibition began with a proposition to the collectors to choose, with mutual agreement, approximately a dozen objects belonging to them. Steinbach subsequently made a selection by reducing the collection to a few objects, at times punctuated by the inclusion of an object from his own collection.

Walls, banisters, fences and furniture articulate categories of spaces and define boundaries for activities and rituals. Inadvertently they also stage real life in a way that underscores its theatricality. The “props” employed by Steinbach re-enact that fine line between the every day and its surroundings. The introduction of the collected objects sets in motion the social dynamic of “the relation between ‘the subjective’, search for meaning and ‘objective things.’”

On the ground floor a group of objects from Lia Rumma’s collection mark the long relationship of friendship and collaboration between the dealer and artist. The glass and ceramic vases, plates, bowls, cups, wine decanters and sculptures are lined up on an extended prefabricated shelving unit that bisect the space. These personal belongings are contrasted by an elongated shelf, built into the adjacent wall framing, which supports a series of objects from an extensive collection of African tribal currency. On the opening night 6 musicians will employ another typology of objects, wind instruments. They will perform a range of sounds and musical sequences.

Over the years Haim Steinbach has put into use a shelf of his own invention that he refers to a as a device. It is a device that divides in that it is made of proportionally equal units of different sizes. These are calibrated in relation to the objects they support, and that are contingent on each other. On the first floor three such works are distributed on the gallery walls with each one holding a group of objects from a specific collection. A skeletal wall traversing the space includes a shelf with a selection of small unselected ceramic objects from the three collections.

A collection of pipes and punches is presented on a bare studded wall built in the middle of the second floor space. These are displayed in relation to a work hung on the gallery wall and holding a selected group of the African tribal currency. A work, “Untitled (plant, artichoke)” 2013, with objects chosen by Haim Steinbach from his own collection is also introduced here. In doing so, Steinbach exposes the contingency of objects to their context. While architecture shapes space, in this third room, the shape of things shapes space. While we experience space in volume and in relation to scale, it is the language of shape, pattern and surface that is the grounding reality, the cultural matrix of connectedness.

Haim Steinbach was born in Rehovot (Israel) in 1944 and in 1957 moved with his family to New York. He received a BFA from Pratt Institute in 1968 and a Master’s degree from Yale University in 1973. His first museum show was in 1988 at the CAPC Musée d’Art Contemporain in Bordeaux. For Documenta 9 (1992), Steinbach borrowed and displayed several objects belonging to the director Jan Hoet,. His works have been exhibited on various occasions at the Venice Biennale (1993, 1997, and 2001). Important exhibitions of his work have been organized by the Solomon Guggenheim Museum (with Ettore Spalletti, in 1993), the Castello di Rivoli (in 1995 and 2004), the Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig in Vienna (1997–98), the Neuer Berliner Kunstverein (2000), the Berkeley Art Museum and the Pacific Film Archive (2005). In 2012 the Artist's Institute in New York devoted a series of exhibitions over a 6-month period to the artists’s work, and it also asked the artist to curate an exhibition entitled The Bigger Picture. He has taught at various institutions including The School of Visual Arts in New York, and the University of California in San Diego.