Grazia e tenerezza in posa

Roma - 07/03/2014 : 07/03/2014

Presentazione del volume "Grazia e tenerezza 'in posa' Bernardo Cavallino e il suo tempo 1616-1656".

Informazioni

Comunicato stampa

Il volume – il primo di una collezione editoriale diretta dallo stesso Spinosa, dedicata a saggi e ricerche sulla pittura a Napoli nel Sei e Settecento –, con la collaborazione di Cristiana Romalli per la sezione grafica, costituisce il solo ampio contributo su Cavallino pubblicato a trent’anni dalla presentazione, nei Musei di Cleveland, Fort Worth e Napoli, di una mostra monografica sull’artista

Nicola Spinosa, già Soprintendente del Polo Museale napoletano dal 1984 al 2009, autore di saggi diversi e curatore di mostre sulla pittura a Napoli in età barocca, torna per l’occasione a occuparsi di Cavallino, presentando un catalogo ragionato della produzione del pittore, con opere inedite o diversamente attribuite, identificate in musei e raccolte private, in Italia e all’estero, o apparse sul mercato internazionale. La monografia documenta così, con ampiezza di dettagli e argomentazioni critiche, le diverse fasi dell’attività di Cavallino, dalla giovanile formazione intorno al 1630, influenzata da Jusepe de Ribera e Aniello Falcone, con la ripresa anche di modelli di Massimo Stanzione e di Artemisia Gentileschi a Napoli, alla piena maturità, dopo il 1640, quando il pittore si aprì a soluzioni di più rischiarata e preziosa resa pittorica, attraverso la conoscenza, diretta o mediata, di opere ‘neorubensiane’ del Grechetto e della maniera tra ‘neovenetismo’ e classicismo di Simon Vouet, di Charles Mellin e di altri francesi a Roma dopo il 1620. È questa la fase della produzione cavalliniana più nota e qualitativamente più rilevante, documentata, tra l’altro, da dipinti che s’ispirano alle esperienze del teatro contemporaneo e da composizioni di formato ridotto o di medie dimensioni, destinate quasi esclusivamente a una committenza privata colta e raffinata. Si tratta di dipinti su tela o su rame, realizzati soprattutto a partire dal 1645 circa, in cui ‘mezze figure’ di seducenti e giovani donne, sapientemente ‘messe in posa’ e finemente ‘ritratte’, rappresentano sante e madonne o personificazioni di arti e virtù, mostrate con garbo ed eleganza di gesti e atteggiamenti, grazia e tenerezza di stati d’animo. Nei dipinti a più figure, quasi sempre a grandezza ‘ridotta’, la disposizione dei personaggi è sapientemente studiata con efficaci tagli di luci e ombre colorate, di grande effetto teatrale, per la rappresentazione di episodi tratti dai testi sacri (Antico Testamento, Vangeli, Atti degli Apostoli, vite dei santi) e dalle Metamorfosi di Ovidio o dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.
Per tali soluzioni, Cavallino si colloca su posizioni sostanzialmente appartate e quasi da isolato, nell’ambiente artistico napoletano di metà del Seicento, sebbene Spinosa documenti ampiamente i suoi contatti con i pittori contemporanei, sempre stretti, continui e segnati da reciproca influenza. Così, particolarmente significativi risultano gli accostamenti a opere di pittori come Andrea Vaccaro o Domenico Gargiulo, Antonio de Bellis, Giovan Battista Spinelli o lo stesso Schöfeld a Napoli, ampiamente illustrate nel volume, che presentano così stringenti affinità con dipinti di Cavallino da essere state, in passato, addirittura assegnate a quest’ultimo.
Il volume è costituito da 560 pagine di testi critici e da 239 schede di dipinti di Cavallino e dei suoi contemporanei, con 190 riproduzioni a colori e 300 in bianco e nero. Si chiude, a cura di Valentina Lanzilli, con una selezione di precedenti giudizi sul pittore e con un ampio apparato bibliografico.