Grazia Cantoni – Lo spazio prossemico

Bergamo - 06/04/2012 : 06/05/2012

L’artista utilizza la fotografia e la performance come strumento per l’attualizzazione dei propri meccanismi onirici.

Informazioni

  • Luogo: 27AD
  • Indirizzo: Via Broseta 27 - Bergamo - Lombardia
  • Quando: dal 06/04/2012 - al 06/05/2012
  • Vernissage: 06/04/2012 ore 18.30
  • Autori: Maria Grazia Cantoni
  • Curatori: Cinzia Benigni
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Maria Grazia Cantoni nasce a La Spezia nel 1979. Studia fotografia presso il London College of Communication e lavora dal 2004 al 2008 con Helene Binet.
L’artista utilizza la fotografia e la performance come strumento per l’attualizzazione dei propri meccanismi onirici. Il Lavoro “Arbanelle” concepito nel 2004 ed esposto alla 54 Biennale di Venezia raccoglie frammenti di luoghi ed identità dell’artista, che tenta ponendo le immagini sott’olio, di conservarle senza mai più poterle duplicare.
Dal 2006 porta avanti un lavoro estensivo sul marmo di Carrara.
Le sue azioni fotografiche ci parlano di rapporti, fusioni tra umano e architettonico

Grazia visita, ispeziona ed interagisce con luoghi desolati. Da questa ibridazione tra architetture (corpo e luogo), energie e materie nascono nuovi stimoli processuali e l'azione di un'artista, all'interno del suo sistema, si trasforma in puro rito.
Attraverso il percorso espositivo di Grazia Cantoni percepiamo il rapporto dell'artista tra il suo corpo e lo spazio architettonico circostante:
l'artista trasforma lo spazio pubblico in spazio intimo, annullando le distanze tra il sè e il locus. Delimitando lo spazio Cantoni crea un involucro contenitivo - come l'architetto crea uno spazio di interazione per l'uomo con la sua costruzione - scegliendo di fotografare esclusivamente in formato quadrato e nel suo estremo racchiudendo l'immagine originale, la diapositiva, in un contenitore di vetro.
L'artista, di origine spezzine, si ritrae nelle cave abbandonate di Carrara, ove la montagna è squarciata ed il suo prezioso marmo viene definito marcio. Come una sorta di processione espiativa, restituisce forza estetica a ciò che incontra e crea una catarsi tra il sè ed il luogo, entrambi in attesa di essere redenti.
Se nelle Arbanelle l'unicità e irreplicabilità dell'immagine fotografica costituiscono la realtà materica, nel lavoro sul marmo è la redenzione e la possibilità di riscatto che emergono; la realtà percepita diventa la realtà assoluta e non una sua riproduzione.


maria grazia cantoni




Project room a cura di Cinzia Benigni