Grand Opening Party nuovo Centro Pecci di Prato

Prato - 15/10/2016 : 15/10/2016

Il museo riaprirà al pubblico dopo il completamento dell’avveniristico ampliamento a forma di navicella spaziale realizzato dall'architetto indonesiano Maurice Nio.

Informazioni

Comunicato stampa

CON IL PROGETTO DI MAURICE NIO IL CENTRO PECCI DI PRATO RADDOPPIA E RIAPRE CON PIÙ SPAZIO PER L'ARTE CONTEMPORANEA.

14 settembre 2016 - Nel 1988 nasceva a Prato il primo centro dedicato all’arte contemporanea in Italia. Voluto dall’imprenditore Enrico Pecci e donato alla città in memoria del figlio Luigi, il Centro fu costituito con il supporto di numerosi soci fondatori, tra i quali il Comune di Prato, l’Unione industriali, la Cassa di Risparmio di Prato e una fitta schiera di privati cittadini, raro esempio italiano di collaborazione tra enti pubblici e mecenati privati

La sua missione è stata quella di promuovere la sensibilità verso l’arte emergente —nazionale e internazionale— attraverso programmi di mostre temporanee, attività didattiche, di documentazione e informazione, spettacoli ed eventi multimediali. Il Centro Pecci vanta una collezione unica in Italia con oltre 1.000 opere dei principali artisti internazionali: da Anish Kapoor a Jan Fabre, da Jannis Kounellis a Sol LeWitt, così come dei grandi italiani del secolo scorso, come Mario Merz o Michelangelo Pistoletto. La collezione è stata purtroppo per lungo tempo sacrificata nei magazzini per la mancanza di spazi espositivi.

Per garantire la giusta valorizzazione di questo patrimonio, all’inizio degli anni Duemila il Centro Pecci ha deciso di raddoppiare la superficie espositiva e, allo stesso tempo, di ristrutturare l’edificio originario di Gamberini, che ormai presentava alcuni aspetti critici e obsoleti. I lavori di ampliamento, sostenuti dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana attraverso i Fondi Europei, sono iniziati nel 2006 e sono stati incentrati sulla costruzione di una nuova ala dal forte impatto architettonico, collegata alla sede originaria, di cui nel frattempo sono stati riqualificati e potenziati funzioni e servizi. L’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia ha supportato la nascita del nuovo edificio.

ll complesso, a conclusione dei lavori, si estenderà su una superficie di quasi 10.000 metri quadrati, e oltre agli spazi espositivi ospiterà un archivio e una biblioteca specializzata, che conta un patrimonio di oltre 50.000 volumi, un teatro all’aperto da 1.000 posti, un cinema/ auditorium da 140 posti, uno spazio performativo da 400, un bookshop, un pub/bistrot e un ristorante, oltre a laboratori e varie sale d’incontro.

E così oggi, dopo quasi trent’anni di attività, il Centro Pecci raddoppia. In due sensi: amplia la propria sede e il programma culturale. Due iniziative profondamente legate fra loro perché nate da un comune obiettivo: dotare il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato di una nuova energia culturale, capace di esprimersi sia attraverso i contenuti espositivi sia attraverso gli spazi costruiti. Un’energia chiamata a penetrare e a coinvolgere il territorio attraverso una nuova architettura, voluta e concepita per dare nuove funzionalità alla struttura preesistente, per raddoppiarne la superficie, per stabilire nuove relazioni fra il museo e la città, fra l’arte e il territorio regionale.

L’ampliamento è firmato da Maurice Nio —l’architetto olandese fondatore dello studio di Rotterdam NIO architecten www.nio.nl— uno dei più originali interpreti della cultura architettonica del nostro tempo. Commissionato dalla famiglia Pecci nel 2006, il progetto è animato dalla volontà di far proprio il nuovo programma culturale del museo. La raccolta delle opere —costantemente in fieri e orientata negli ultimi anni a privilegiare anche la produzione artistica italiana e regionale— ha sollecitato l’urgenza di nuovi ambienti, destinati a ospitare stabilmente il ricco patrimonio della collezione.

Il progetto di Nio mira a favorire la permeabilità fra il centro e il suo territorio. L’edificio esistente viene integralmente conservato e lasciato intatto in tutti i suoi aspetti. A esso si accosta, in forma di anello, un nuovo volume che, riprendendo il disegno dell’originario parco circostante, si orienta verso la dimensione pubblica. Grazie alla nuova entrata, al bookshop e al ristorante situati all’interno di un corpo trasparente al piano terra, il Centro si rivolge all’esterno, sollecita curiosità, invita all’interazione, si apre alla città, mediato da un giardino sperimentale e da una ampia piazza. Il punto più alto del complesso espositivo è raggiunto da un elemento simile a un’antenna capace, da un lato, di rappresentare la volontà di captare le nuove forme di creatività vive nel territorio, dall’altro di denunciare la presenza importante di un luogo deputato alla loro promozione, di immediata visibilità sia per chi proviene dall’autostrada sia per chi arriva a piedi dalla città.

Fin dalla prima formulazione del progetto, Maurice Nio ha scelto per il nuovo edificio un titolo dal forte sapore evocativo: Sensing the Waves, suggerendo la sua funzione di recettore (e magari anche di trasmettitore) capace di captare e divulgare le vibrazioni del tempo presente.

Sotto l’antenna, una nuova mappa di funzioni e di percorsi lega l’originario edificio di Italo Gamberini a quello di Maurice Nio. Il progetto dell’olandese poggia su un sistematico ripensamento delle funzionalità espositive che si manifestano all’esterno attraverso la realizzazione di un oggetto ambiguo, inaspettato, inusuale che si offre a molteplici chiavi di lettura. Un linguaggio sottile e ragionato che sembra guardare al di là della consueta realizzazione, in ambito internazionale, di centri d’arte come grandi icone urbane. Confermando l’attenzione verso la scena internazionale e consolidando il proprio legame con il territorio, il Centro Pecci assume da oggi un ulteriore importante obiettivo con cui affrontare i prossimi decenni.

- - -

Nel momento in cui il nuovo Centro Pecci inaugura, la città di Prato sta mostrando segni di grande vitalità progettuale.

Il 1 ottobre si riunirà la giuria internazionale del concorso per Il Parco Centrale di Prato (www.ilparcocentralediprato.it), presieduta da Bernard Tschumi, che selezionerà il vincitore tra i 10 finalisti. Il tema che si delinea davanti ai progettisti, la definizione di un parco urbano, è di estremo interesse e in questo senso ha sollevato l’attenzione di architetti di tutto il mondo. Si tratta della progettazione di un parco di 3 ettari che prenderà il posto del vecchio ospedale cittadino il quale, demolito, restituirà alla città un vasto spazio pubblico all’interno delle mura cittadine. I finalisti, scelti tra 230 candidature provenienti da tutto il mondo, si confronteranno alla ricerca di nuove relazioni tra urbanità e ambiente. La mostra di presentazione dei 10 progetti finalisti e una discussione intorno ai risultati generali ottenuti dal concorso si terranno al Teatro Fabbricone di Prato (8 - 23 ottobre 2016).

Il concorso per il Parco Centrale darà luogo, tra le altre iniziative di riflessione sulla città contemporanea, a un laboratorio condotto dallo studio di architetti belgi Rotordecostruction (www.rotordeconstruction.be), all’avanguardia nello sviluppo di una architettura basata sul ri-uso completo ed efficace di edifici esistenti. Questa iniziativa, il cui svolgimento è previsto tra ottobre e novembre di quest’anno, porterà alla realizzazione di un “padiglione della memoria” dell’ex ospedale Misericordia e Dolce, che verrà allestito utilizzando materiali recuperati dalla demolizione del vecchio edificio e sarà collocato all’interno del futuro parco.

Un’ulteriore sfida che la città sta affrontando sul piano urbano e sociale riguarda un’ampia area definita Macrolotto 0 dall’urbanista Bernardo Secchi nel 1993, durante la redazione della variante del piano regolatore cittadino. Questo quartiere storico del distretto produttivo pratese, caratterizzato da un’alta concentrazione urbana e da una stretta convivenza di famiglie italiane e straniere, è oggetto di un Piano di Innovazione Urbana co-finanziato dal Comune di Prato e dalla Regione Toscana. Primo nella graduatoria del bando regionale, e assegnatario di un finanziamento di oltre 6.000.000 di euro, il PIU promuove la rigenerazione dell’area attraverso l’inserimento di funzioni pubbliche che, favorendo la sostenibilità e la coesione sociale, agiscano come innesco per la creazione di un distretto creativo.