Giovanni Ruggiero / Paolo Grassino – Corpo a Corpo
M45 presenta Corpo a Corpo, un progetto espositivo curato da Marco Senaldi che vede per la prima volta dialogare le ricerche plastiche di Giovanni Ruggiero e Paolo Grassino.
Comunicato stampa
M45 presenta Corpo a Corpo, un progetto espositivo curato da Marco Senaldi che vede per la prima volta dialogare le ricerche plastiche di Giovanni Ruggiero e Paolo Grassino.
La mostra, in programma nello spazio espositivo di Marco Bertoli e Angelo Enrico, in via Manzoni 45, non si configura come una semplice giustapposizione di opere, ma come un vero e proprio confronto serrato tra due visioni della scultura che, pur partendo da presupposti tecnici divergenti, convergono in una riflessione radicale sulla vulnerabilità, sul trauma e sulla persistenza dell’impronta umana nel presente. Il titolo stesso suggerisce una dimensione di lotta fisica e intellettuale con la materia, una tensione che si respira attraversando lo spazio della galleria, dove la presenza scenica e oggettiva delle sculture di Grassino incontra, reagisce e si scontra con la profondità scavata degli introrilievi di Ruggiero in un’armonia di contrasti.
Il percorso espositivo si snoda attraverso un gioco di pesi e contrappesi, dove il nero profondo che caratterizza l’universo di Grassino funge da baricentro visivo, con una densità volumetrica a cui Ruggiero risponde con una pratica di sottrazione che ribalta il concetto tradizionale di rilievo: i suoi introrilievi non si protendono verso lo spettatore, ma scavano uno spazio di assenza, definendo la figura attraverso il vuoto, l’impronta e la traccia.
Nella prima sala, al latrato immobile dei cani di Tumulto di Grassino rispondono i Vivi respiri di Ruggiero e l’impronta dello stivale militare impressa su ceramica (Passi perduti); proseguendo, il grande teschio di elefante (Ciò che resta) di Grassino risuona nei tre introrielievi in ceramica colorata di Ruggiero, dialogo che si fa scontro nella terza sala dove l’imponente ceramica Non tutti gli amori di Ruggiero osserva stupefatta i Travasi, l’antropomorfa fusione in alluminio di Grassino. Se Grassino utilizza materiali come la spugna sintetica e la resina per creare superfici rugose e pelli artificiali che avvolgono le sue misteriose figure umane, animali o oggettuali, Ruggiero opera sulla ceramica e sulle fusioni in alluminio con una gestualità che è al contempo impeto e meditazione. In questo contrasto, la monocromia ostinata di Grassino trova un completamento nelle cromie di Ruggiero, il quale lascia emergere squarci di smalti gialli, verdi e azzurri, pur mantenendo una base di fondi nerastri e bruni, trasformando la superficie scultorea in una cicatrice luminosa che evoca riflessioni spirituali e tragedie collettive.
La teatralità drammatica dell’allestimento mette in scena una “radicalizzazione della narrativa”, in cui l’osservatore è chiamato a confrontarsi con l’irrazionalità di apparizioni aliene e alienanti. Come ha scritto Lorand Hegyi, la ricerca di Grassino “lascia uno spazio grande, quasi illimitato alla rappresentazione di eventi enigmatici, spesso selvaggi, quasi crudeli, inquietanti, in ogni caso difficilmente spiegabili, a cui l’osservatore deve andare incontro”. Questa stessa urgenza di verità si ritrova nel lavoro di Ruggiero, dove l’opera diventa “reliquia di un’azione violenta o meditativa”, un segno che rompe l’inerzia e la passività.
Le grandi fusioni come INTRO o le ceramiche che recano l’orma di uno stivale diventano testimoni di uno scontro tra pensiero e azione, rispondendo alle monumentali presenze di Grassino, come i Travasi, che occupano lo spazio con la calma indifferente di simulacri silenziosi.
L’incontro tra i due artisti si fa dunque complementare: mentre Grassino domina l’esterno, la pelle delle cose con cupa suggestività, Ruggiero invita lo sguardo a penetrare all’interno della materia, verso quel vuoto minaccioso che definisce l’essenza dell’uomo dopo lo shock della modernità. Insieme, i due scultori costruiscono uno scenario visivo sorprendente - dove la loro indiscussa abilità tecnica diventa strumento di un’indagine senza sconti sulla condizione attuale, in un momento storico in cui l’arte è chiamata a dare visibilità all’insopportabile e all’inconcepibile. Attraverso l’alternarsi di materiali industriali e arcaici, quali spugna sintetica e ceramica, polistirolo e alluminio, Corpo a Corpo trasforma lo spazio espositivo in un teatro di energie contrapposte, dove il nero non è assenza di luce ma il fondale su cui si staglia il gesto creativo, dove il colore non è un eccitante cromatico, ma la cristallizzazione di un processo alchemico - tra il nichilismo di un divino che se ne è andato via per sempre, e la vibrante necessità di ritrovare un senso attraverso la forma scultorea.