Giovanni Lo Castro / Giorgia Grassi – Anabasi

Roma - 07/05/2021 : 08/05/2021

Nasce una nuova galleria dedicata all’arte contemporanea e al buon vino nel cuore di Roma: inaugura con la mostra ANABASI.

Informazioni

  • Luogo: B-ART GALLERY
  • Indirizzo: Via Natale Del Grande 21 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 07/05/2021 - al 08/05/2021
  • Vernissage: 07/05/2021 ore 15-21
  • Autori: Giovanni Lo Castro, Giorgia Grassi
  • Curatori: Gian Lorenzo Bernini
  • Generi: arte contemporanea, inaugurazione, doppia personale
  • Orari: Opening 7 maggio 2021 15:00 - 21:00 Apertura 8 maggio 2021 15:00 - 21:00

Comunicato stampa

Una nuova galleria dedicata all’arte contemporanea e al buon vino, apre venerdì 7 maggio- inaugurazione dalle ore 15 alle 21- a Roma, nel cuore di uno dei quadrilateri dell’arte contemporanea capitolina, inaugurando un concept che punta a valorizzare i più giovani talenti, con eventi site specific all’insegna della convivialità



E’ B-Art Gallery, eclettica galleria nata dalla coraggiosa iniziativa di due imprenditori ventenni Gian Lorenzo Bernini, studente di storia dell’arte e Daniel Bianca, food&beverage manager, che hanno deciso di trasformare un vecchio loft di Trastevere in uno spazio ibrido in cui far convivere le proprie competenze e passioni, con l’obiettivo di rendere accessibile a tutti la fruizione dell’arte contemporanea in un clima di grande informalità, e aprire una finestra sulla nuova generazione di artisti del panorama capitolino.

Oltre 150 metri quadrati di spazio espositivo, alti soffitti con arcate, e colonne a muro di gusto rinascimentale, con un cortile esterno e un giardino verticale di prossima inaugurazione, ospiteranno una selezione di mostre con un format innovativo: la short exhibition dalla durata di circa 72h, che vedrà alternarsi gli artisti in una sorta di staffetta, sperimentando un concetto d’esposizione intimo, volto a trasformare la fruizione in sosta, accostando in ogni occasione l’opera d’arte a una selezione di vini d’eccellenza, scelti ad hoc. Un luogo in cui il contatto con l’opera diviene colloquiale, privato e al tempo stesso collettivo, per rinnovare l’esperienza dei caffè letterari che hanno animato il panorama culturale romano dai primi ‘900 fino agli anni ’60, come gli storici “Caffè Greco” e “Rosati” e i salotti di Palazzo Taverna, centro degli «Incontri internazionali d’arte», tenuti da critici, artisti e intellettuali: da Pier Paolo Pasolini ad Alberto Moravia e Giulio Carlo Argan.

Ma con una innovazione tecnologica della nostra contemporanea società digitalizzata: l’adozione di un circuito monetario interno. B-Art sarà̀, infatti, la prima attività̀ romana a dotarsi di braccialetti elettronici che consentono di pagare in modalità contactless, rendendo più comodi e rapidi i pagamenti.

LA PRIMA MOSTRA: ANABASI

Si comincia venerdì 7 maggio- dalle ore 15 alle 21- con la mostra Anabasi, -a cura di Gian Lorenzo Bernini, con un testo critico di Eléna Geo Stoilova- bipersonale di Giovanni Lo Castro (Roma, 1997) e Giorgia Grassi (Roma, 1997).

Pur provenienti da diverse scuole pittoriche, i due giovanissimi artisti si incontrano in un comune terreno, caratterizzato dell’uso del colore come veicolo primario di percezione.

Il titolo della mostra allude ad un percorso nel quale i visitatori sono invitati ad immergersi fin dal primo passo all’interno della galleria. Anabasi, termine ripreso dal greco antico, indica infatti un movimento di ascesa, una risalita verso un punto più elevato, verso una dimensione cui si approda solo dopo essersi liberati dalla presa ferrea della realtà. Le opere dei due artisti fanno da ponte in questa impresa, rendendo possibile il movimento metaforico.

La ricerca di Lo Castro trae la sua matrice primaria dall’uso di strumenti digitali per la manipolazione dell’immagine. La prima serie di opere, composta da tre stampe su tela, evoca un rapporto diretto tra passato e presente: le immagini rappresentate si sovrappongono l’un l’altra in un gioco di rimandi interni in cui la storia dell’arte dialoga con la contemporaneità, trovando nuovo respiro nella mano digitale dell’artista. Lo spettatore può, così, rileggere le storie di personaggi mitici che ora più che mai parlano di noi, del nostro essere sempre più gettati in un oceano virtuale nel quale navighiamo in bilico tra il rischio di annegare e la speranza di emergere. Nel volto liquefatto di Melting Sailor possiamo scorgere il riflesso dei nostri stessi volti; nel Caronte di Unborn Child il destino cui andiamo incontro. Nella seconda serie di opere, Androidi, collocata simbolicamente all’esterno della galleria, emerge il rapporto tra reale e digitale. I due ritratti, originariamente realizzati attraverso la scultura digitale 3D, si fanno materia, diventano reali con e nella pittura. Una pittura miscellanea, che ci mette di fronte alla possibilità, sempre più dirompente, di dover ripensare la nostra natura in un futuro quantomai prossimo. Qui assistiamo ad un movimento in cui il passato torna a rivendicare il suo primato tradizionale, consapevole, però, di non potersi districare dal rapporto sempre più stretto con le nuove tecnologie.

Il lavoro di Grassi rappresenta un momento di sospensione dalla dinamica della riflessione e si apre ad un contatto originario con la pittura. Le quattro tele che compongono la serie Ferite emotive si lasciano guardare nella loro viscerale carica emotiva, spoglie di ogni bagaglio concettuale e invitano lo spettatore a liberarsi dalle sovrastrutture, ritrovando un rapporto primitivo con il colore. Ogni opera, singolarmente presa, rappresenta un preciso stato psicologico dell’artista, che attraverso la pittura si libera dal peso assordante vissuto nell’interiorità. Le pennellate dense e materiche, quasi incise sulla trama della tela, fanno prender corpo al colore, che assume tridimensionalità inglobando tutta l’angoscia e la frustrazione sentita. Una pittura psicologica caratterizza lo stile di Grassi, che ad ogni gesto esorcizza un’emozione e la tela diventa, così, il corpo stesso dell’Abbandono, dell’Annichilimento, dell’Autolesionismo e dell’Apatia. Nella quinta opera, intitolata Stige, lo spazio dell’interiorità si schiude alla luce del sole e lo spettatore, così come l’artista, può proseguire nel percorso di ascesa, con la mente alleggerita tramite un processo catartico di immersione e purificazione nell’opera di Grassi. La dimensione magistrale della tela spinge il pensiero a dilatarsi fino ai suoi limiti estremi, fino a farlo sentire inerte e costretto a lasciar spazio al sentire puro. E’ il Sublime stesso che torna a fare da protagonista in quest’opera, per la quale nessuna parola sembra essere adeguata.

Infine, al termine del percorso, Anabasi rivela il suo circolo, facendo ritorno ad un paradigmatico Giardino dell’Eden.