Giovanni Franco – mumblerumbledrome

Napoli - 23/10/2017 : 23/10/2017

Azione performativa di Giovanni Franco "mumblerumbledrome" che si terrà in occasione della fine mostra "Giovanni Franco - Disegni perduti 1982-2017".

Informazioni

Comunicato stampa

AZIONE PERFORMATIVA
mumblerumbledrome
Lunedì 23 ottobre, performance: h.: 21.00 – 22 -30
sarajevo supermarket home studio
via Matteo Ripa, 7 - Napoli
info: 328.96.77.340 - 347.47.35.564

mumble
[mùm-ble] voce imitativa
esprime il riflettere, il rimuginare, anche borbottando sommessamente
Rumble: suono onomatopeico che indica un rombo di tuono, di crollo, il rotolare di oggetti pesanti, ecc.
drome [dal gr. -δρομος, dal tema di δραμεῖν «correre»; cfr. δρόμος «corsa»]
col sign

di «luogo dove si corre o si fa correre», «campo di gare di corsa»

Prima del compimento
Con la mostra di “disegni perduti”, che secondo Stefano Taccone è curata dal caso in quanto sommo “accidente curatore” , Giovanni Franco si è disincarnato dai suoi molteplici pseudonimi e ha avviato un processo di riappropriazione della propria identità. L’azione performativa “mumblerumbredrome”, a fine mostra, segnerà un’ulteriore tappa di tale processo.
“Mumblerumbredrome” letteralmente significa circuito del rimuginare rumorosamente.
È il luogo in cui coniugare il silenzio col rumore, la riflessione meditabonda con l’atto, il ripiegamento in sé con il rintracciamento di inedite linee di erranza.
È la pratica attraverso cui orientarsi nel caos e stabilire un centro intorno cui camminare, un ritmo con cui andare, un’andatura da cadenzare.
È l’ esercizio di meditazione con cui aprirsi al futuro. Con cui creare futuro.
È il tempo di raccoglimento indispensabile per ritemprare le forze e assumere la giusta distanza fra le cose, prima dell'inizio di nuove imprese, prima di qualsiasi compimento.
È un gioco, è il gioco propiziatorio con cui Giovanni Franco disegnerà il suo territorio e, attraverso esso, il suo più intimo autoritratto.
Sabrina Cardone

La performance sarà documentata dalle macchine di Luca Anzani, Giulia Biccario, Paolo Lastrucci, Mauro Rescigno e Rose Sélavy.










FINE MOSTRA
giovanni franco – disegni perduti (1982-2017)
Lunedì 23 ottobre, visita allestimento dalle h.18.00
sarajevo supermarket home studio


L’accidente curatore
C’era una volta la figura del “tempo pittore”, coniata nel Seicento per alludere al valore positivo del passaggio del tempo sull’opera, materializzantesi in una certa, gradevole patina. Con questa nuova personale di Giovanni Franco - che celebra i suoi trentacinque anni di attività allo stesso modo in cui cinque anni fa celebrò i suoi trenta con una mostra pseudocollettiva e pseudoretrospettiva salernitana che insisteva sul rifiuto come materia prima - viene per certi versi a sorgere una nuova personificazione di un concetto astratto accanto ad una personalità-attributo del mondo artistico: l’ “accidente curatore”. Giovanni non ha infatti prodotto alcuno dei trentacinque disegni in mostra per l’occasione, ma la selezione non è che il prodotto casuale di quanto ritrovati, ciò che è rimasto di invenduto o di indonato, o comunque di intatto e nessun altro filo conduttore che questo.
Essi formano così un corpus assolutamente eterogeneo – d’altra parte Giovanni non ha mai frequentato la tecnica grafica di per sé, ma ogni disegno residuo si motiva quale progetto di un opera più grande o deve la sua permanenza ad un particolare valore affettivo che per l’artista possiede - che va dai disegni più votati verso la dimensione astratta a quelli con parvenze più prossime alla figurazione, fino a quelli dalla coloritura più punk, nell’ottica della sua tipica maniera para-schizofrenica. Sua caratteristica fin dai primi tempi è infatti la moltiplicazione di personalità artistiche, condotta accantonando consapevolmente ogni preoccupazione di riconoscibilità - fattore invece assolutamente indispensabile per il mercato -, attitudine che costituisce probabilmente una delle poche autentiche ed attualmente realizzate deviazioni da quelle che sono le tipiche istanze del sistema relativamente alla identità del soggetto “produttore”.
Negazione delle logiche del mercato è del resto anche il principio del dono – si noti che poco sopra ho parlato “di invenduto o di indonato”. In questa mostra infatti nulla è in vendita ad un prezzo fisso e neanche ad un prezzo trattabile. Ogni pezzo è un regalo che l’artista è lieto di donare, previa una libera offerta, svincolato ancora una volta dalle ferree logiche del sistema mercantile dell’arte ed ancorato bensì ad una logica neoconviviale.
Stefano Taccone