Giovanni Ferrara – Ce n’est qu’un debut

Bologna - 13/12/2019 : 17/01/2020

La mostra personale di Giovanni Ferrara, curata dall’antropologa Giulia Grechi e dalla curatrice di Attitudes_spazio alle arti, Viviana Gravano, presenta un’ampia panoramica del suo lavoro.

Informazioni

  • Luogo: ATTITUDES - SPAZIO ALLE ARTI
  • Indirizzo: Strada Maggiore, 90 - Bologna - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 13/12/2019 - al 17/01/2020
  • Vernissage: 13/12/2019 ore 18
  • Autori: Giovanni Ferrara
  • Curatori: Viviana Gravano, Giulia Grechi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: La mostra resterà aperta fino al 17 gennaio Dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00 e il sabato su appuntamento

Comunicato stampa

La mostra personale di Giovanni Ferrara, curata dall’antropologa Giulia Grechi e dalla curatrice di Attitudes_spazio alle arti, Viviana Gravano, presenta un’ampia panoramica del suo lavoro incentrato su diversi eventi di “difficult heritage”, cioè sulla rilettura di eventi storici che in qualche modo hanno condizionato e condizionano l’identità “italiana”. Come scrive Giovanni: “L’elaborazione di materiale presente negli archivi privati produce visioni che aprono a nuove considerazioni politiche e sociali, modificando la percezione delle cose attraverso un preciso atto espressivo

Partendo dalla considerazione che molti oggetti sono colonizzati dallo spazio e dallo sguardo, gli elementi prelevati dalla realtà vengono riconfigurati producendo un’immagine ed un corpo rinnovati, tentando di azionare meccanismi minimi utili a fornire una nuova lettura del reale.”

Nella sua prima mostra personale, Giovanni presenta una serie di lavori che si focalizzano in particolare sugli immaginari coloniali italiani, e su alcune relazioni che questi intrattengono con il nostro presente spesso razzista, in special modo in relazione alle modalità di “accoglienza” dei cittadini stranieri in Italia.

Partendo dalla rielaborazione di oggetti quotidiani, di uso comune, Giovanni innesca meccanismi estetici di rimediazione. criticizzando immagini che appaiono come eredità complesse di un passato mai davvero elaborato nel nostro paese.

Nell’opera de-meriti l’artista mette in relazione il concetto di rimozione del grado, che in ambito militare significa degradare qualcuno, e il concetto di rimozione in psicologia, intervenendo su un piccolo quadro che riporta la memoria di un suo parente afflitto da sindrome post traumatica conseguente alla sua esperienza militare.

Nella serie Piazza del Re, alcune scatole di cibo militare d’epoca coloniale, ospitano mappe topografiche delle città colonie italiane, nelle quali si nota come tutta la toponomastica fu a suo tempo modificata nomimando le vie e le piazze con i nomi dati dagli invasori italiani. Un processo di cannibalizzazione del territorio che serviva come strumento di inglobamento e dominio fisico e culturale.

Il lavoro Male nostrum come scrive lo stesso Giovanni “utilizza due stampe autentiche, prodotte durante il periodo fascista, le cui immagini illustrano lo sbarco della flotta italiana a Tripoli nel 1911. L’annullamento-sparizione della nave, strumento e prodotto di potere, invita a riflettere sul racconto egemonico della storia attraverso rive, un tempo colonie italiane, che oggi non sembrano appartenere al mar Mediterraneo.”

La mostra propone infine il plastico dal titolo Fortezza Europa, nel quale l’artista sovrappone il campo di concentramento fascista di Fossoli con un Centro d’accoglienza per stranieri attuale a Torino. Le due strutture, poste a paragone, propongono inquietanti similitudini nel loro apparire, come scriveva Michel Foucault “il diagramma di un potere che agisce per mezzo di una visibilità generale”.



Il titolo ce n’est qu’un debut (non è che l’inizio) fa riferimento a una serie di mostre e eventi che saranno curati da Giulia Grechi e Viviana Gravano alla Galleria Attitudes una volta all’anno. La scelta della frase, che è l’inizio dello storico slogan del maggio francese nel 1968 e che continuava “continuons le combat” (continuiamo la lotta), allude all’idea di proporre artisti che considerano esplicitamente il proprio lavoro come un atto politico. Inoltre “non è che l’inizio” propone l’idea che si tratterà di artisti all’inizio del loro percorso artistico. Proporre giovani artisti in galleria sarà una delle caratteristiche della programmazione di Attitudes, considerando anche questo come un atto “politico”, in riferimento allo scarso spazio che hanno gli artisti emergenti in Italia, specie se producono lavori con una forte componente critica e sociale.

ce n’est qu’un debut sarà anche l’occasione per aprire una discussine su temi urgenti oggi in Italia, sia durante le diverse mostre che verranno presentate, sia durante l’anno. Nell’ambito di questo contesto Attitudes dedicherà una presentazione all’uscita di ogni numero della rivista on roots§routes_research on visual cultures, curata da un collettivo composto dalla museologa Anna Chiara Cimoli, dalla antropologa Giulia Grechi, dalla curatrice Viviana Gravano, con Paola Bommarito responsabile di redazione. La rivista quadrimestrale monotematica, lavora sulla relazione tra antropologia e arti contemporanee, con particolare riferimento a temi legati alla difficult heritage e al postcoloniale.

In occasione della mostra di Giovanni Ferrara, il 16 gennaio 2020, verrà presentato il numero 1 del X anno di vita della rivista, che sarà dedicato al tema della violenza.



Bio artista



Giovanni Ferrara, nasce a Napoli nel 1991, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli con un lavoro dal titolo Cas-sa, analisi nata all’interno dello spazio-limite dei centri di accoglienza straordinaria.

Prende parte nel corso del tempo a diverse mostre collettive e workshop fra cui: On pleasure bent workshop a cura di Marck Lekey al Museo Madre Napoli; e Scuola del disegno e della pittura in assenza di talento, workshop a cura di Cesare Pietroiusti, alla Fondazione Morra a Napoli.

Il suo lavoro di ricerca si sviluppa attraverso l’analisi e l’indagine sul rapporto dell’uomo con gli accadimenti storici, utilizzando mezzi disciplinari vari in cui gli elementi prelevati dalla realtà vengono riconfigurati producendo un’immagine ed un corpo rinnovati, tentando di azionare meccanismi minimi utili a fornire una nuova lettura del reale.