Giovanni Campus

Verona - 08/05/2021 : 12/06/2021

Kromya Art Gallery, concluso il periodo espositivo presso gli spazi di Lugano, ripropone la personale a carattere antologico dedicata all’opera di Giovanni Campus (1929) anche nella sua sede di Verona.

Informazioni

Comunicato stampa

Kromya Art Gallery - Verona

presenta

Camera 13


GIOVANNI CAMPUS
Tempo in processo. Rapporti misure connessioni


a cura di Matteo Galbiati

8 maggio – 12 giugno 2021


OPENING
Sabato 8 maggio
10.00-12.30 | 15.00-19.30


Dopo la partecipazione alla grande mostra collettiva Materie prime

Artisti italiani contemporanei tra terra e luce, tenutasi lo scorso anno in Italia nella suggestiva cornice della Rocca Roveresca di Senigallia (AN), Kromya Art Gallery, concluso il periodo espositivo presso gli spazi di Lugano, ripropone la personale a carattere antologico dedicata all’opera di Giovanni Campus (1929) anche nella sua sede di Verona.
Tempo in processo. Rapporti misure connessioni - titolo che da tempo accompagna le esperienze espositive del maestro - torna con un allestimento inedito e ripensato per l’occasione rendendo specifico e attuale il dialogo tra le opere e lo spazio-ambiente veronese della galleria. Con questo nuovo capitolo della mostra si ha modo di osservare l’approfondita e coerente ricerca dell’artista che, in un percorso di analisi e riflessione lungo oltre sessant’anni, ha saputo ritrovare sempre la forza del suo spunto originante nel ribadire la ferma logica di una visione capace di spostarsi continuamente nel dialettico rapporto tra pittura, scultura e installazione.



Scrive Matteo Galbiati nel suo testo critico:

“È, infatti, impossibile scindere in parti o suddividere in esperienze, benché si osservino distintamente tipologie differenti di opere per linguaggi, materiali, forme, tecniche e consistenze, il suo lungo percorso artistico ed estetico che, fatto di minime variazioni, si inscrive in una logica determinata e determinante rispetto al dovere dell’opera – e dell’arte in genere – di manifestarsi come fatto costituente una riflessione sulla realtà del mondo. In questo senso il suo lavoro incessante si alimenta proprio di una coerenza filosofica ed etica che “obbliga” l’artista stesso ad una disciplina che diventa itinerario espressivo, ribadito e pronunciato, in ogni circostanza della sua prolifica manifestazione.”
Il tema dello spazio e delle relazioni tra immagini e composizione, tra percezione e pensiero, sono al centro della sua osservazione che, in un rigoroso linguaggio di ascendenza concettuale e minimale nella proposta, traghetta le forme basilari della rappresentazione attraverso la reciprocità semantica dei due linguaggi artistici. L’atteggiamento di Campus lascia prevalere il tema della concretezza nella pittura e della rappresentazione ideale nella scultura. Piano pensato e piano fisico si incontrano nel momento catalizzante rappresentato dalle sue opere che regolano il misterioso equilibrio tra forma ideata e pensata e forma concreta e reale. La pittura combina i suoi materiali consueti (tela, telaio e colore) con inserti in metallo, corde, etc... che ripresentano una fisicità effettiva che riporta il pensiero pittorico come luogo visionario dell’immagine in tutta la sua concretezza effettiva, mentre la scultura eleva alla terza dimensione gli elementi aurorali del disegno secondo una logica combinatoria sempre diveniente.
Prosegue nella sua analisi Galbiati:

“La sua volontà artistica si pratica come statuto di “turbamento”, una vibrazione segnica, il cui gesto-segno resta minimo, accennato, teso all’infinito di una presenza che rimarca un’ingerenza imprevedibile di qualcosa di latente. È il misterioso manifestarsi dell’invisibile, di quello che manca e che, pur assente ai nostri sensi, è parte fondamentale della nostra visione, della realtà, del nostro spazio e del nostro tempo. Ogni opera, come sottolineato ed evidenziato dai suoi titoli, il cui concetto è affermazione pretesa con costanza, è l’essere atto fenomenico dell’accadere del mondo stesso.”
La materia della pittura e la materia della scultura agiscono come interlocutori della sua raffinata osservazione del progressivo divenire mutevole dell’arte nel tempo, in un tempo che è ragione intima del processo del fare: in questa sequenzialità conseguente, concatenata Campus lascia agire l’energia silente della sua riflessione gestuale.



Le linee si spezzano, le tele si aggregano e disgregano, i segni e i tracciati si elevano e si concretizzano come frammenti di una presenza reale che riporta non l’opera nello spazio, ma quest’ultimo dentro l’opera stessa. Campus lascia interagire ogni sua creazione con l’ambiente di cui diviene indeterminabile frammento di un tutto più grande.
In occasione della mostra sarà pubblicata una monografia ad indicazione antologica del lavoro dell’artista con un ampio repertorio iconografico, le opere in mostra, un dialogo tra Giovanni Campus e Placido Cherchi, il saggio critico di Matteo Galbiati e un aggiornato apparato bio-bibliografico. La monografia è edita da Vanillaedizioni.
Durante la giornata inaugurale sarà presente l’artista per incontrare singolarmente il pubblico nel rispetto della normativa vigente.