Giovanni Anselmo

Informazioni Evento

Luogo
TUCCI RUSSO
Via Stamperia 9, Torre Pellice, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Dal mercoledì alla domenica, ore 10 – 13 | 15 – 18:30

Vernissage
11/10/2026

ore 11

Artisti
Giovanni Anselmo
Generi
personale, arte moderna

Giovanni Anselmo sin dagli anni Sessanta faceva parte della corrente artistica dell’Arte Povera e la sua prima esposizione alla Galleria Tucci Russo risale al 1978.

Comunicato stampa

GIOVANNI ANSELMO
In collaborazione con la Fondazione Giovanni e Alda Anselmo ETS
Inaugurazione: domenica 11 ottobre 2026, ore 11 – 17
Fino al 28 febbraio 2027
Dal mercoledì alla domenica, ore 10 – 13 | 15 – 18:30

Giovanni Anselmo sin dagli anni Sessanta faceva parte della corrente artistica dell’Arte Povera e la sua prima esposizione alla Galleria Tucci Russo risale al 1978.
Protagonista della sua arte – che integra natura, percezione, filosofia e l’essere umano – è il concetto di energia, che si rivela nelle leggi fisiche che regolano l’universo come la gravità e il magnetismo. Come lui stesso afferma, i suoi lavori sono «la fisicizzazione della forza di un’azione, dell’energia di una situazione o di un evento, ecc. non l’esperienza di ciò a livello di annotazione o di segno o di natura morta soltanto. È necessario, per esempio, che l’energia di una torsione viva con la vera forza, non vivrebbe certo con la sua sola forma. Penso che per operare in questa direzione, poiché l’energia esiste sotto le più svariate apparenze e situazioni, vi sia la necessità della più assoluta libertà di scelta o di uso dei materiali […] I miei oggetti sono energia fisica; le forze vengono convogliate e dirette in un punto in modo che ne risulti, di volta in volta, una situazione di equilibrio instabile, di movimento potenziale, di tensione, di compressione cui le strutture e gli elementi visivi dei miei oggetti sono subordinati». (GA)

SALA 1
Senza titolo, 1965: «…un tondino si estende il più possibile facendo leva solo su se stesso – come se il tondino andasse su il più possibile per rimanere verticale – mentre l’altro [Senza titolo, 1966] ha assunto la forma di una goccia che, invece di scendere, sale. Una goccia che sale suggerisce l’idea di leggerezza più di una che scende, sfida il suo peso. […] In quegli stessi anni ricordo di aver usato una livella, che è semplicemente una livella appesa, in cui la verticalità è controllabile mediante la bolla d’aria che vi è incorporata.» (GA)
Nella stessa sala, a evidenziare ulteriormente questa tensione alla ricerca dell’equilibrio, viene esposta l’opera Verticale, 1966-1967, in cui una lastra in plexiglas è appesa al muro. Su un lato della lastra è attaccata una livella, per mantenere l’opera in bolla il foro a cui è appesa la lastra è decentrato per compensarne il peso.

SALA 2
Grigi che si alleggeriscono verso oltremare, 1982
«Una pietra, in generale, è posta per terra. In questo caso invece è sospesa in alto. Grazie alla forza di gravità il nodo scorsoio trattiene la pietra. Paradossalmente, quindi, possiamo dire che la pietra rimane sospesa grazie alla forza di gravità. La pietra è più leggera: qualsiasi corpo allontanato dal centro della Terra si alleggerisce. Se pensiamo in termini pittorici e vogliamo alleggerire il grigio, aggiungiamo un po’ di bianco. Con le pietre, alleggerisco i grigi sospendendoli al muro. È un modo di considerare la pietra come un colore (così come la pittura, costituita da pigmenti, può essere considerata pietra), non solo in riferimento alla sua tonalità, ma anche alla sua intensità ponderale. Il colore inteso in questo senso permette di vedere le categorie pittoriche tradizionali in rapporto alla gravità, alla Terra. Talora utilizzo il blu oltremare. L’oltremare permette di orientarci verso l’esterno, verso un oltre.» (GA) 
Senza titolo, 1988-1989
«Una lastra di granito e una tela delle stesse dimensioni sono sospese alla parete per mezzo di un cavo di acciaio e nodi scorsoi, con la pietra anteposta alla tela. L’equilibrio che legge l’occhio non è quello effettivo: di fatto è la lastra che tiene su la tela stringendola a sé tramite il cappio; è energia intrinseca al colore e al gesto che alleggerisce la materia a reggere l’opera. La situazione fisica ipostatizza l’ideale della pittura.»(MD)

Cielo accorciato, 1969-1987
È un’opera che deve dialogare con il cielo. La scritta è incisa sulla sezione superiore del blocco di granito posto in verticale in modo tale che la verticale del cielo risulti accorciato di 1 metro e 30 centimetri.

Verde chiaro permanente al centro e intorno un disegno, 1980
Un disegno di una bussola con l’ago direzionato verso nord/sud posto a pavimento rispettandone la direzione, ci indica la direzione nello spazio, l’energia invisibile dei campi magnetici. Indica che lo spazio interno è in relazione con lo spazio esterno, con il resto del mondo. Concetto ripreso dal blocco di ferro incastonato nel muro e con la parte superiore dipinta col colore verde chiaro permanente che rimanda al fuori, all’aperto.

Lato destro, 1970
«[…] Di “Lato destro” ci sono due versioni, una è costituita da un disegno a matita su carta e l’altra è una fotografia a colori. Il disegno è un normale autoritratto allo specchio, che quindi mi fa vedere in modo diverso rispetto a come mi vedono gli altri. La versione fotografica segue lo stesso principio, ma stampando il negativo rovesciato. Normalmente, il mio lato destro coincide con quello sinistro di chi mi guarda, mentre in questo caso, attraverso il rovesciamento del negativo, è come se questa persona guardasse me attraverso di me. Invertendo il negativo mostro il mio viso così come si sente, com’è, e non come sembra. La scritta “lato destro” l’avevo posta sul lato destro del collo, scritto al contrario, in modo tale che ribaltando il negativo essa comparisse scritta nel senso corretto. Con il rovesciamento del negativo fotografico ottengo quindi un autoritratto accelerato rispetto ai modi tradizionali di realizzarlo nella storia dell’arte e basato sull’inversione delle abitudini visive.» (GA)
Testi di Giovanni Anselmo (GA) e Maddalena Disch (MD) tratti da:
“Giovanni Anselmo”, a cura di Maddalena Disch, ADV Publishing House, Lugano 1998
“Giovanni Anselmo”, MAMbo, Bologna / Hopefulmonster, Torino 2007
“Giovanni Anselmo. Oltre l’orizzonte”, MAXXI, Roma / Poligrafa, Barcellona 2024

Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea (Torino), 1934 - Torino, 2023) ha vissuto e lavorato a Torino. Alla prima mostra personale del 1968 sono seguite numerose esposizioni in musei e istituzioni italiane e internazionali, tra cui le più recenti sono: MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma (2024); Guggenheim Museum, Bilbao, Spagna (2024); Accademia di San Luca, Roma (2019); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2017); Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Torino (2016); Musée d’art Modern et Contemporain de Saint-Étienne, Francia (2015); Kunstmuseum Winterthur, Svizzera (2013); MAMbo, Bologna (2006); Ikon Gallery, Birmingham, Regno Unito (2005); Museum Kurhaus Kleve, Germania (2004). Nel 2019 è stato insignito del prestigioso premio Presidente della Repubblica dell’Accademia Nazionale di San Luca; nel 1990 ha ricevuto il Leone d’Oro per la Pittura. Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1972, 1978, 1980, 1986, 1990 e 2007, e a Documenta a Kassel nel 1972 e 1982. Inoltre, nel 2027 verrà presentata una sua personale a Palazzo Reale (Milano), a cura di Ilaria Bernardi.