Giovanni Albore – Dreamscapes

Roma - 31/10/2012 : 21/11/2012

Lo storico Cinema Farnese di Piazza Campo de’ Fiori nel centro di Roma ospita Dreamscapes, mostra personale di Giovanni Albore, dedicata alla ricerca paesaggistica dell’artista pugliese.

Informazioni

  • Luogo: CINEMA FARNESE
  • Indirizzo: Campo Dè Fiori 56 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 31/10/2012 - al 21/11/2012
  • Vernissage: 31/10/2012 ore 19
  • Autori: Giovanni Albore
  • Generi: fotografia, personale

Comunicato stampa

Lo storico Cinema Farnese di Piazza Campo de’ Fiori nel centro di Roma ospita Dreamscapes, mostra personale di Giovanni Albore, dedicata alla ricerca paesaggistica dell’artista pugliese.
Con 20 scatti relativi ad un percorso ben lontano dai tragitti panoramici della sua terra, Albore costruisce un immaginario antiretorico, ubiquo, difficilmente declinabile in senso topologico e, ancor meno, affettivo.

“Nel racconto onirico di Giovanni Albore, infatti, ogni immagine è orfana della realtà. Vi è una distanza, più o meno percettibile, tra il territorio vissuto e solcato dall’artista e la costruzione di una memoria mai innocente o lusinghiera

Nello spazio aperto e orizzontale dei grandi campi delle messi o tra i sentieri boschivi, accade spesso di riconoscere, in lontananza, il profilo di un albero o di un traliccio, cuspidi appartenenti ad un medesimo paesaggio in grado di rendere innaturali sia le presenze spontanee che quelle artificiali. Tali presenze, rarefatte ed evanescenti, sono le vere protagoniste dei dreamscapes, figure impresse retinicamente nella visione dell’artista, destinate a perdere la propria forma e unità per diventare sfocature, incisioni, scie luminose o pattern di segni astratti e lineari.

Giovanni Albore lavora da tempo alla costruzione di un paesaggismo ipoestetico, dove l’aggressione e l’impoverimento dello spazio reale (rurale o metropolitano) e lo stesso “rumore” fotografico (dalla sfocatura alle alterate esposizioni) contribuiscono a intercettare lo stato emotivo dell’osservatore, spesso muovendo dall’inquietudine di una visione isolata, persa, fobica, decisamente lontana dal fascino ammiccante di altri scatti luminosi e vivaci che talvolta l’artista decide di introdurre in mostra (si pensi alle fotografie di piante in fioritura o del mare): quasi a rendere perennemente instabile l’osservazione, tra vitalità e fragilità, esuberanza e silenzio” [Roberto Lacarbonara].