Giorgio Jano – La Danseuse
Esposta in sole due occasioni nel corso della vita del suo autore, La Danseuse è considerabile l’opera vertice della vicenda di Giorgio Jano (Torino, 1948-2024), fotografo e costruttore di macchine fotografiche sperimentali.
Comunicato stampa
Esposta in sole due occasioni nel corso della vita del suo autore, La Danseuse è considerabile l’opera vertice della vicenda di Giorgio Jano (Torino, 1948-2024), fotografo e costruttore di macchine fotografiche sperimentali.
Da sempre attratto da visioni panoramiche e grandangolari, attraverso le quali specialmente amava interpretare il paesaggio urbano e l’architettura, La Danseuse pone l’attenzione su un soggetto umano. Jano lavorò a vari progetti che lo portarono a ridisegnare il modo di guardare lo spazio, dandone letture ardite, fuori da ogni portata descrittiva, meramente estetica o razionale.
La Danseuse, nata dal movimento di una ballerina impresso sulla pellicola di una macchina panoramica autocostruita, torna oggi in stampa per essere esposta nel formato originariamente concepito da Jano (ottanta centimetri per dieci metri di lunghezza) negli ambienti di Ottofinestre, spazio che ben si presta a un allestimento lontano dai canoni fruitivi tradizionali. Serpeggiante nello spazio vuoto, infatti, la forma stessa della carta intende riprendere lo stesso dinamismo che ne anima il soggetto. La fotografia, così, prendendo le distanze dalla parete che generalmente ne ospita il corpo, vive nell’autonomia che le concedono l’aria e lo spazio, muovendosi a sua volta come di moto proprio; un corpo fatto vivo, irregolare.
Un’opera in cui risulta esemplare l’intreccio, presente all’interno di tutta l’opera di Giorgio Jano, del duplice istinto prettamente tecnico da un lato e spiccatamente lirico dall’altro: la coscienza delle leggi meccaniche è servita sempre, per l’autore, da terreno sperimentale in cui mettere alla prova la propria visione e realizzarla, coglierne l’effettivo potere una volta impressa sulla pellicola e sviluppata.
Insieme a La Danseuse, a raccontare Giorgio Jano saranno presenti alcuni esemplari delle sue macchine sperimentali insieme alle strutture luminose che l’autore costruiva a partire dalla propria fascinazione, e profonda conoscenza, delle forme e leggi geometriche: poligoni complessi e illuminati, concepiti in ogni dettaglio da Jano, prodotti a decine nel corso della sua esistenza.
Sulla scia di illustri predecessori come Enrico Federico Jest, che con un dagherrotipo autocostruito immortalò la Chiesa della Gran Madre di Torino realizzando la seconda lastra con questa tecnica della storia della fotografia in Italia e la prima in Torino (8 ottobre 1839), possiamo dire che Giorgio Jano abbia incarnato lo spirito del fotografo artigiano, sperimentatore e poeta insieme, ovvero dell’uomo in cerca di una visione, la propria, del tutto estranea ai canoni rappresentativi e plasmata sul desiderio di concretizzarsi nel verso lungo del formato panoramico.
In questo senso La Danseuse, nella sua imponenza, nel suo ardore continuo, ci suggerisce non soltanto la speciale attitudine di Jano al mezzo fotografico, ma anche, in generale, un modo di intendere la fotografia in cui il dominio della tecnica può aprire le porte al vedere liberato.
Evento correlato
Mercoledì 28 Gennaio 2026 | h18: proiezione del documentario “Missione Bomarzo” (2022) di Sara Tamburro e talk tra Piero Ottaviano e Alessandro Vasapolli.
Giorgio Jano
Dagli anni Ottanta agli anni Duemila documenta circa 120 chiese piemontesi realizzando
fotografie zenitali con l’obiettivo speciale Hypergon.
Nel 2007 il lavoro dedicato all’architettura barocca piemontese viene celebrato in una
mostra, Fotomorfosi del Barocco, presso la Cavallerizza Reale, accompagnata da un
ricco catalogo edito dall’editore Agorà.
Intorno al 2012 documenta, in collaborazione col fotografo torinese Piero Ottaviano, le città di Torino e Milano con una macchina panoramica autocostruita che permise
la realizzazione di immagini panoramiche a 360 gradi. Da questo progetto nascerà il libro Torino Milano: 50 fotografie senza mirino edito da Musumeci (AO).
Nel 2022, in collaborazione con il laboratorio giapponese Paragon Art Lab, viene
pubblicato nuovamente il lavoro dedicato all’architettura barocca.
L’ultimo progetto a cui prese parte Giorgio Jano, di nuovo in collaborazione con Ottaviano,
fu quello dedicato al Parco di Bomarzo.
Da questa esperienza la regista Sara Tamburro ha realizzato un documentario,
Bomarzo Mission (2023).
Ottofinestre
Ottofinestre è uno spazio espositivo e associazione culturale che si distingue per la sua vocazione a promuovere la ricerca artistica e culturale attraverso mostre, eventi e progetti interdisciplinari. Situato in un ambiente dinamico e accogliente, il suo obiettivo è quello di stimolare la riflessione sul rapporto tra arte e società, offrendo una piattaforma per artisti emergenti e affermati che operano in ambito contemporaneo. Una delle peculiarità di Ottofinestre è la fruibilità continua delle mostre, grazie alle otto grandi finestre che caratterizzano lo spazio espositivo, in cui molte delle opere sono visibili in qualsiasi momento, rendendo l’arte accessibile in modo permanente, giorno e notte. L’associazione annoverà tra le sue attività anche sessioni di critica (crit) per gli arti- sti, oltre a quelle formative e ai laboratori, creando così un punto di riferimento per l’arte e la cultura. Con un forte impegno verso l’innovazione e l’inclu- sività, Ottofinestre si configura come un laboratorio di sperimentazione creativa, in grado di coinvolgere il pubblico in un dialogo continuo e stimolante.