Giorgio Cutini – Flusso instabile del tempo

Ancona - 19/12/2015 : 31/01/2016

Nel lavoro che dà il titolo alla mostra, il chirurgo-fotografo Cutini crea, attraverso l’uso variabile ora dei tempi di scatto ora del diaframma, degli sfasamenti spazio-temporali che ci invitano a riflettere sulla natura stessa della percezione del movimento, della memoria e del flusso del tempo.

Informazioni

Comunicato stampa

Sin dai suoi esordi risalenti ai primi anni Settanta, il percorso artistico del chirurgo-fotografo Cutini si è orientato verso il graduale superamento della dimensione del visibile e della vocazione mimetica e documentaristica della fotografia, esaltandone invece le potenzialità espressive e di significazione. «Siamo per la fotografia che nasce dalle emozioni e dall’intelletto, espressione latente di un’idea che nella forma e nel contenuto è svincolata dagli obblighi del percorso della rappresentazione figurativa. … Utilizziamo la fotografia come modalità percettiva del sapere, per esplorare, come veggenti, i confini della conoscenza»

Così dichiarava Cutini nel Manifesto “Passaggio di Frontiera”, firmato nel 1995 insieme a nomi illustri come Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferruccio Ferroni e molti altri. Un tale approccio concettuale è particolarmente evidente nel lavoro (iniziato nel 1994 ma portato a termine solo quest’anno) che dà il titolo alla mostra, costituito da due serie di sei immagini ciascuna, che rappresentano lo scorrere dell’acqua su uno spazio che resta fisso. Attraverso l’uso variabile ora dei tempi di scatto, ora del diaframma, Cutini crea degli sfasamenti spazio-temporali che ci invitano a riflettere sulla natura stessa della percezione del movimento e del flusso del tempo. Laddove la dimensione emotiva ed evocativa emerge ancor più chiaramente nelle altre opere in mostra, come la “Città di Jokut”, ispirata alle Città Invisibili di Italo Calvino; o negli scatti dedicati a Roma, che ci appare immersa in atmosfere liquide ed evanescenti, trasfigurata in un tempo dilatato e segreto che ne svela la storia, la magia, il misticismo. La mostra, corredata di catalogo con uno scritto del curatore Giancarlo Bassotti