Giardini segreti

Bologna - 12/05/2012 : 13/07/2012

Una rassegna dedicata ai giardini come luoghi dell'anima, intimi rifugi ove ciascun autore svela qualcosa di se stesso. Cinque autori per cinque differenti interpretazioni.

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Comunicato stampa

Una rassegna dedicata ai giardini come luoghi dell'anima, intimi rifugi ove ciascun autore svela qualcosa di se stesso. Cinque autori per cinque differenti interpretazioni: Luca Crocicchi, Ana Kapor, Loris Liberatori, Isabella Molard, Vladimir Pajevic.

Il vedutismo di Luca Crocicchi (1958, Castello di Cantagallo, Firenze) sembra trarre ispirazione dai giardini rinascimentali: i piccoli sentieri disegnati dalle aiuole e le solitarie panchine che emergono dalle zone d’ombra, rivelano una dimensione di profonda intimità. L’autore sembra voler rappresentare un proprio eden, indagandolo con curiosità introspettiva, andando oltre la descrizione del particolare



Dai dipinti di Ana Kapor emergono paesaggi idilliaci che si stagliano su un orizzonte immobile e silenzioso. Castelli fiabeschi nascondono al proprio interno rigogliosi giardini che le alte mura non riescono a nascondere. Le ampie fronde emergono prorompenti dall’alto di cancelli ed inferriate riflettendosi sulla superficie di argentei specchi d’acqua che ne enfatizzano la levità.

La pittura gestuale vagamente informale di Loris Liberatori (1958, La Spezia) rappresenta la natura con pochi toni di bianco e qualche punta di ocra ottenendo risultati di sorprendente raffinatezza. Una fioca luce si fa largo tra la foschia e suggerisce con pochi cenni la sagoma di esili tronchi e sparute chiome che prendono forma sulla superficie di più tele componendo dei polittici.

La pittura di Isabella Molard (1957, Strasburgo, Francia) richiama la pittura romantica dell’Ottocento, fors’anche per l’ineccepibile rigore cromatico e formale, ma innanzitutto per i moti dell’animo che inevitabilmente risveglia. Malinconia e gioia di vivere si alternano tra rigogliosi alberi carichi di fiori o frutti e malinconici orizzonti permeati di profonda poesia.

Vladimir Pajevic (1948, Belgrado, Serbia) interpreta il giardino come rifugio. Folti boschi e possenti tronchi avvolgono, proteggono, nascondono, con le loro fronde e la loro densa ombra, antiche ville ormai in rovina, sulle quali la vegetazione ha preso il sopravvento e ne custodisce gli arcani segreti.