Gianni Pettena / Duccio Maria Gambi

Milano - 17/04/2018 : 19/05/2018

In occasione del Salone del Mobile 2018 e nell’ambito delle iniziative che caratterizzano l’Isola Design District la Galleria Giovanni Bonelli è lieta di segnalare un nuovo sodalizio con il mondo del design grazie alla collaborazione con Nero Design Gallery di Arezzo.

Informazioni

Comunicato stampa

In occasione del Salone del Mobile 2018 e nell’ambito delle iniziative che caratterizzano l’Isola Design District la Galleria Giovanni Bonelli è lieta di segnalare un nuovo sodalizio con il mondo del design grazie alla collaborazione con Nero Design Gallery di Arezzo.
Gli spazi della Galleria ospiteranno opere dell’artista-an-architetto Gianni Pettena, già protagonista di una retrospettiva curata da Marco Scotini nel 2017, e le opere di design di Duccio Maria Gambi



Gianni Pettena presenterà alcuni pezzi storici della sua produzione di artista proponendo al pubblico italiano un allestimento che richiama quello del Centre Pompidou di Parigi, formato da opere della serie “Vestirsi di sedie / Wearable Chairs” (1971), ed una performance messa in atto da Gianni Pettena in occasione della sua residenza in Usa nel 1971-72, con il sostegno dell’Università del Minnesota. Sei delle sedie originali dell’artista e una documentazione fotografica della performance, inoltre sarà presentato il video della performance ri-proposta da Gianni Pettena con gli studenti della NABA di Milano nel 2011.
In tema con il labile confine che separa arte e design, verrà presentata l’opera “Poltronamaca”, proposta per la prima volta nel 1985 e poi successivamente nel 2003 e nel 2009. Si tratta di un tronco d’albero con una seduta appena abbozzata da cui si diparte una rete (amaca) che lo tiene legato ad un tronco vero e proprio, riportando l’elemento naturale (il legno) alla sua origine pur nel poetico accenno ad una possibile nuova funzione (la poltrona-amaca, appunto). Infine verrà esposto il “Tappeto Sprofondo” nella versione originale del 1989, realizzato in lana lavorata a mano in Nepal con colori naturali. Questo elemento propone un’originale interpretazione del tappeto in chiave non esclusivamente decorativa ma con funzione di ponte meditativo tra il “qui e ora” ed un possibile “altrove” situato oltre la soglia di vertigine creata dai motivi del tappeto stesso.

Parte dall’architettura Duccio Maria Gambi, per indagare massa e materia. I suoi lavori sono un “corpus di opere” diverse nelle proporzioni ma vicinissime nel linguaggio. Protagonista assoluto è il cemento che si plasma nella mano dell’artista fino a divenire materia duttile per raccontare un viaggio attraverso la forma ed esplorare nuovi materiali come il marmo e la pietra. Sono Opere al confine tra design e arte quelle di Duccio Maria Gambi, che giocano con il concetto di “funzionalità” diventando pezzi d’autore pensati per “essere vissuti”.
In mostra una selezione di pezzi inediti che sperimentano equilibri inattesi ma mai casuali, tra cemento, marmo, pietra e laminati plastici e che rinnova l’assoluta fedeltà dell’artista al proprio linguaggio nella scelta cromatica e nel rapporto tra materia viva e materia sintetica.
Duccio Maria Gambi alterna nelle sue opere con sapiente equilibrio, il rapporto tra vuoti e pieni, piani e “verticalità”, concedendosi l’originalità attraverso il rigore e traducendo la sua visione in una produzione coerente e creativa. Il pezzo unico, il blocco sono il fine ma l’origine di tutto è lo studio del vuoto.

Gianni Pettena (Bolzano, 1940. Vive e lavora a Firenze)

Gianni Pettena è tra i fondatori, alla fine degli anni '60 a Firenze, del movimento “architettura radicale” insieme a Superstudio, Archizoom, UFO. Nel 1972 realizza la sua prima mostra personale alla John Weber Gallery a New York. Negli anni successivi si dedica sia all'attività di artista che a quella accademica, spesso indagando le connessioni tra le proposte delle generazioni più giovani e il retaggio della sperimentazione iniziata negli anni ‘60.
Le opere di Gianni Pettena, in particolare i lavori del cosiddetto periodo ‘americano’ (1972) e i molti disegni la cui visionarietà si è poi spesso tradotta in profetica realtà, assumono un valore tanto per la loro specificità e unicità all’interno della sperimentazione radicale degli anni Sessanta e Settanta quanto per i loro influssi sul mondo dell’architettura, del design e dell’arte contemporanea successivi. Il suo lavoro è stato presentato in musei e istituzioni come: il Centre Pompidou di Parigi (1978), la Biennale di Venezia (1996), il Mori Museum di Tokyo (2004), il Barbican Center di Londra (2006), il PAC di Milano (2010), e il Museion di Bolzano (2008, 2014 e 2017).



Duccio Maria Gambi (Firenze 1981. Vive e lavora a Firenze)

Dagli studi di disegno industriale presso la facoltà di Architettura di Firenze (2002-2006) -dove ha seguito tra l’altro i seminari e le lezioni di artisti del Movimento Radicale come Gianni Pettena che lo hanno profondamente influenzato- consolida poi al Politecnico di Milano (2006-2009). Ne segue una importante esperienza di un anno presso l’Atelier Van Lieshout di Rotterdam (2009), che gli consente di padroneggiare una varietà di processi produttivo-creativi. Nel 2012 apre a Parigi il suo atelier e nello stesso anno è co-fondatore di CHAPITRE 0. Nel 2014 inizia la collaborazione con Nero Design Gallery con la quale partecipa a numerose fiere di settore e non solo, tra le quali MiArt, che lo vede vincitore nel 2017 del premio speciale CEDIT nella sezione Object.