Gianni Asdrubali – Lo spazio impossibile

Roma - 17/04/2018 : 10/06/2018

Il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese ospita il progetto di pittura dell’artista Gianni Asdrubali “Lo spazio impossibile” curato dal critico d’arte Marco Tonelli con il sostegno della galleria milanese Matteo Lampertico e la galleria fiorentina Santo Ficara.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 18 aprile al 10 giugno 2018 il Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese ospita il progetto di pittura dell’artista Gianni Asdrubali “Lo spazio impossibile” curato dal critico d’arte Marco Tonelli con il sostegno della galleria milanese Matteo Lampertico e la galleria fiorentina Santo Ficara.
Nelle sale al piano terreno verranno esposte alcune grandi installazioni pittoriche su tela, legno, forex e plexiglass dei cicli Tromboloide, Stoide e Zigrostoide, Steztastess, Tetrazoide, Sverzeke, Zanorre e Zesenne, realizzati da Asdrubali nel corso della sua ricerca che va dal 1979 fino ad oggi


Di fronte al ninfeo seicentesco, un’orda di Tromboloidi invade l’intera lunghezza della parete principale in un condensato di segni compatti che corrono in tutte le direzioni. La vasca del ninfeo incornicia, da solo, un Tromboloide che entra in relazione agli altri con diversa prossimità.
Il grande Stoide esplode irregolare sulla parete di fondo, mentre nella stanza accanto si ricompatta nella grande opera costituita da otto opere unite nel muro di Zigrostoide. Lo stesso segno stride e si annulla di nuovo nella parete Steztastess, mentre con un tratto largo si congela in Tetrazoide. L’ultima stanza ospita i cicli dei verdi, degli azzurri e dei rossi di Zanorre, Sverzeke e Zesenne, su tela e su plexiglass, agganciati al muro o in sospensione, ultimo risultato del lavoro dell’artista.
Le opere esposte si dislocano nello spazio espositivo fino a fondersi con esso in un “unicum spaziale” che sfonda verso una nuova dimensione percettiva e mentale. Tale dimensione pone l’osservatore su un bordo instabile che lo costringe ad alterare continuamente il proprio punto di vista per spostare il limite e trovare nuove configurazioni di realtà.
La mostra composta è una “istantanea” che assembla opere create in periodi differenti ma in grado di trasmettere allo spettatore una sola emozione, fondendo contenitore e contenuto per dare vita ad una sola vibrazione.
Opere che vengono definite dall’artista come “unico corpo che si dà e si nega nello stesso istante, uno spazio compatto perchè pieno di vuoto, non euclideo, curvilineo, magico, ipnotico, adimensionale”.
Diversamente da quanto avviene tradizionalmente con singoli dipinti collocati su parete secondo ordini lineari e ordinati, la mostra rende in tutta la sua vivace drammaticità e velocità la concezione spaziale e pittorica di Asdrubali
A differenza di ambientazioni sonore e tecnologiche, Asdrubali indaga con questo progetto la possibilità di vivere un’esperienza virtuale in tutta la sua concretezza plastica e coinvolgente quasi utilizzasse elementi tecnologici e immersivi, tipici della nostra contemporaneità.


Elenco delle opere in mostra:

1. Tromboloide (1992), pittura industriale su legno multistrato, numero elementi max 23, lunghezza opera totale 12 m
2. Stoide (2006), pittura industriale su forex, numero elementi max 7, dimensione opera totale 470 x 410 cm
3. Stoide (2006), pittura industriale su forex, numero elementi max 8, dimensione opera totale 600 x 400 cm
4. Steztastess (2011), pittura industriale su tela, numero elementi 2, dimensione opera totale 360 x 240 cm
5. Tetrazoide (2000), pittura industriale su tela, opera singola, dimensione 190 x 240 cm
6. Sverzeke (2016), pittura industriale su tela, numero elementi 4, dimensione opera totale 480 x 183 cm
7. Zanorre (2017), pittura industriale su tela, numero elementi 2, dimensione opera totale, 240 x 183 cm
8. Zesenne (2017), pittura industriale su plexiglass, numero elementi 2, dimensione opera singola 115 x 200 cm


Col sostegno della Galleria Matteo Lampertico e Santo Ficara
Catalogo Prearo Edizioni, con testi di Marco Tonelli, Bruno Corà, Flavio Caroli, Lorenzo Mango, Filiberto Menna