Gianfranco Baruchello – Perdita di qualità perdita di identità

Roma - 18/02/2014 : 24/04/2014

Gli spazi di Volume! cambiano nuovamente assetto per accogliere Perdita di qualità, perdita di identità di Gianfranco Baruchello, un progetto installativo che ridefinisce lo spazio come habitat della memoria, sottratta all’oblio per questa occasione.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 19 febbraio al 24 aprile 2014 g li spazi di VOLUME! cambiano nuovamente assetto per
accogliere Perdita di qualità, perdita di identità di Gianfranco Baruchello, un progetto
istallativo che ridefinisce lo spazio come habitat della memoria, sottratta all’oblio per
questa occasione. Non è la prima volta che Baruchello, tra i molti e diversi temi di cui si è
occupato, apre un dialogo con immagini o oggetti che sollecitano una riflessione sulla
scomparsa, la perdita e la memoria, affiancandoli, in q uesto caso, al tema dell’archivio


Sedici grandi ritratti fotografici e una traccia sonora danno vita ad un ambiente dove al
frammento viene ridata presenza e fisicità, restituendogli una propria statura e una nuova
chiave interpretativa.

Il prog etto nasce dall’interesse suscitato da un gruppo di fotografie segnaletiche scoperte
tra alcuni documenti provenienti dall’archivio di Stato di Livorno. Baruchello ha
incominciato così a interrogarsi sull’identità di queste persone e su come il tempo,
intervenendo sulle fotografie, abbia trasformato una perdita di qualità (fotografica) in una
perdita di identità (e quindi di memoria storica). Una storia che è, però, micro-storia:
queste fotografie sono ciò che resta di documenti della Polizia di Stato relativi a persone
che, tra gli anni trenta e cinquanta, erano state coinvolte in operazione di sorveglianza in
larga parte per motivi politici. Alcuni eventi accidentali hanno successivamente talmente
deteriorato questi documenti da renderli in molti casi illeggibili ma comunque degni di
essere conservati.

Le fotografie sono state quindi ingrandite e fatte diventare testimonianze attuali delle
azioni della memoria, collocand osi in uno spaz io intermedio che tende a diventare o
apparizione o scomparsa. Dotandole di una presenza fisica adeguata, Baruchello le ha
sottratte alla dimensione dell’archivio o alla miniaturizzazione, capovolgendo un
procedimento tipico delle sue opere. Alla perdita di qualità risponde, quindi, una
restituzione di presenza e memoria: chi sono questi personaggi? Quali erano state le
accuse? Qual è stato il loro vissuto?



Fondazione VOLUME!

vi a di san fran cesco di sales 86/ 88 (uffi ci ci vi co 73) •• 00165 roma •• tel/fax +39066892431
[email protected] •• www.fon daz i on evolu me.com

La rimodulazione degli spazi di VOLUME! conferisce inoltre a queste presenze una
dimensione allo stesso tempo solitaria e corale, frammentaria e organica. Una
catalogazione difficilmente intellegibile ci costringe ad interrogarci sul concetto di potere
e di controllo, di archivio e archiviazione. Queste figure, disposte una di fianco all’altra ma
allo stesso tempo separate tra loro, ci invitano a una loro scoperta e, dunque, a una loro
epifania; sembrano emergere da un passato in cui il senso di morte fa il paio con
l’anonimato e la perdita di identità.

Il prog etto può essere inserito all'interno della ricerca di Baruchello sulla “perdita di
qualità” cominciata nei primi anni Settanta: l’artista in opere come Autoritratto con perdita
di qualità (1977) sottoponeva fotografie, ritratti, autoritratti e materiali a stampa a
riproduzioni con fotocopiatrice, ripetute fino alla perdita dell’immagine. Sempre in quegli
anni ha osservato e documentato la decomposizione o la frammentazione della materia
organica o inorganica: che sia carne, carta, z ucchero o ceramica. La perdita di qualità per
l’artista non è riferita alla perdita effettiva di vita, di leggibilità o semplicemente al
disfacimento di una fisicità iniziale. Il processo di smaterializzazione e di dissoluzione ci
invita ad una domanda: Cosa restituisce una immagine della quale non si vede quasi più
niente?

Alla componente visiva della mostra ne è affiancata una sonora. Baruchello è tornato a un
testo di Antonio Gramsci (scritto per il Congresso del Partito Socialista che si tenne a
Livorno dal 15 gennaio del 1921, intitolato “Il Congresso di Livorno” e pubblicato su Ordine
Nuovo, il 13 gennaio dello stesso anno), sottoponendolo però a una manipolazione logico
grammaticale consistente nell’eliminare le parti del testo che ne permettessero la
comprensibilità: un trattamento – come scrive l’artista – “tra l’arbitrario e il poetico”, che
dà vita “a una specie di salmo recitabile con ripetizioni, assonanze, inciampi.”
Il testo così trasformato è stato poi letto dall’artista quasi sottovoce e registrato.
Rimangono una serie di parole chiave consegnate al presente, in cerca di una attuale
ridefinizione poetica. La voce riempie dunque lo spazio espositivo di una dimensione
immateriale simile alla memoria che riemerge attraverso le fotografie.

La mostra, pensata sin dall’origine in due tappe – la prima a Livorno (aprile-giugno 2013),
negli spazi degli ex Magazzini generali, oggi trasformati in spazio espositivo dal collettivo
CARicoMAssimo, la seconda a VOLUME! – assume in questo nuovo contesto un senso tutto
nuovo: per il suo insistere sull’idea di archivio, su una idea di coralità e individualità, per
un’accentuazione del senso di morte e di epifania, per la vicinanza fisica con il carcere di
Regina Coeli o per il relazionarsi in uno spazio stratificato ed echeggiante memorie del
passato come quello di VOLUME!.

Accompagna la mostra un catalogo pubblicato da Edizioni VOLUME! con testi di: Achille
Bonito Oliva, Gianfranco Baruchello, Carla Subrizi, Silvano Manganaro, Paolo Emilio
Antognoli, Massimo Sanacore.




Fondazione VOLUME!

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Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) vive e lavora a Roma e a Parigi. Pittore, film e video
maker, scrittore, la sua ricerca comprende l’activity, l’assemblage, happening e eventi
effimeri. È stato protagonista di mostre come Collages et objets (Parigi) e New Realists
(New York) nel 1962, ha partecipato a dOCUMENTA 6 (1977) e 13 (2012) e a diverse edizioni
della Biennale di Venezia. Sue mostre personali a Roma, Milano, New York, Parigi,
Francoforte, Monaco, Chicago, Bruxelles e Berlino.
Baruchello ha descritto il suo lavoro come la creazione di spazi all’interno dei quali le
contraddizioni possono non soltanto coesistere ma fondersi in una serie di piccoli sistemi
da proporre come alternative ai g randi sistemi delle religioni, della politica, delle
ideologie.