Giandante X

Casteggio - 04/02/2013 : 29/04/2013

130 opere dagli anni '20 agli anni '70. Scriveva Aligi Sassu: "Se ne accorgeranno tra qualche anno, a Milano c'era Sironi, che era fascista populista, e Giandante, l'anarchico antifascista (...)".

Informazioni

Comunicato stampa

Luca Sforzini Arte, Galleria d’Arte italiana ed internazionale, ha l’onore di annunciare la Mostra: “GIANDANTE X – Un grande del ‘900 - 130 opere dagli anni ’20 agli anni ‘70”, a cura di Luca Sforzini & Edoardo Varini.
Giandante X (Milano 1899-1984) è pura poesia, di vita e di opera artistica. Scriveva di lui Aligi Sassu : «Se ne accorgeranno tra qualche anno, a Milano c'era Sironi, che era fascista populista, e Giandante, l'anarchico antifascista (…). È stato uno dei creatori dello stile Novecento (…) conosce trenta galere europee, scrive versi come Jacopone»

Scrive dei suoi volti ad encausto Edoardo Varini: «Guardate quei volti: nel Novecento uno solo ha saputo fare altrettanto, di ogni uomo un Cristo: Rouault».
Una selezione di 130 opere dagli anni ’20 agli anni ’70 è disponibile in permanenza presso la sede espositiva della Galleria in Casteggio (PV), e sempre visionabile anche online

«Lo spirito dell´architetto anima tutta l´opera di Giandante»: così si conclude l´articolo dell´"Unità" del 13 giugno 1925 intitolato "La mostra Giandante: a bottega di poesia". E Dante Pescò, milanese del 1899, architetto lo è. A esser precisi nel 1919 è il più giovane architetto italiano, ed è così bravo da essere accostato a Sant´Elia, Antonio, morto soldato tre anni prima con un proiettile austriaco nella testa, principale e primo architetto futurista, quando il futurismo è l´avanguardia artistica del mondo. Pescò ha anche questo in comune con Antonio, il coraggio. Tutti hanno una soglia della paura: in alcuni è spostata talmente in là da sfumare all´orizzonte. Fra questi Dante, che da ora è Giandante, che viene da "viandante", con quella G davanti che vale "God", Dio, il Grande Architetto, e quella X in coda che vale l´Incognito che inscalfibile ci attornia. Ma provare ad abbatterlo è comunque il destino dei più valorosi. Anche nel fallimento c´è la grandezza, e forse l´impresa più grande non può sortir altro che l´averla tentata. Scrive Leonida Repaci, scrittore e critico suo grande amico: «Per metà uomo-Dio, e per l´altra metà diviso in parti uguali tra anarchia e comunismo, Giandante, poeta, pittore, scultore, architetto, mimo e musico, è più un personaggio che un uomo, più un emblema che un individuo [..] Chi lo incontra non lo dimentica più». E come dimenticare uno che quando la notte diventa delle squadracce fasciste si oppone loro col loro stesso linguaggio, quello dello scontro? Lo so che alcuni storceranno il naso, ma la storia si fa anche con le mani. Come i dipinti, le case e le cattedrali. Giandante cerca fratelli di lotta, e li trova, e li chiama "Cappe nere", e li riunisce in un sotterraneo di piazza Duomo a Milano, ed insegna loro a combattere. Nel ´23 lo arrestano e lo torturano fin quasi a farlo impazzire.

Ma falliscono, e il giorno dopo parla dell´accaduto come di «ordinaria amministrazione». È di nuovo in piedi, a combattere. Si crede Robespierre, anche fisicamente, dice chi l´ha conosciuto bene. E forse lo è, per come osa e agisce. Il Sermone della montagna + la Rivoluzione francese + la Rivoluzione d´ottobre + più un monacale rigore, sì, con il segno +, lo scrivo come nel "Bombardamento di Adrianopoli" di Marinetti «intorno a Adrianopoli + bombardamento + orchestra» perché le parole arrivano fin lì, e poi ti serve il segno. Scoppia la guerra di Spagna: i republicanos hanno un nemico in più, Giandante. Sa dove stare e, come l´Ebreo errante, ci sta. Uno così non lo tieni, uno che crede che l´unica vera arte sia la lotta per la libertà, a chi ha venduto l´anima al potere fa paura. Guardate i volti che ha dipinto a encausto. Nella mostra di Luca Sforzini ne vedrete. Potessero cantare, la canzone sarebbe questa: «Se non ci conoscete guardateci sul viso, veniamo dall´Inferno ma andiamo in Paradiso, bombe a man e colpi di pugnal». Lo so, lo so, è terribilmente politicamente scorretto. Ma io avevo un nonno, Faust, che a 17 anni s´arruolò negli arditi, reparti d´assalto, e che a 72, prima di morire, me la sussurrava. Non chiedete a me di non riconoscere e dire questo genere di grandezza, questa cosa che fa di un uomo un uomo o un niente, e che vorrei chiamare con il suo vero, ormai dimenticato, nome: coraggio. Al vero coraggio segue sempre la vera pietà. Guardate quei volti: nel Novecento uno solo ha saputo fare altrettanto, di ogni uomo un Cristo: Rouault.
Luca Sforzini Arte - via Porro 2 - 27045 Casteggio (PV)