Gian Maria Tosatti – Sette Stagioni dello Spirito – 6_Miracolo

Napoli - 10/11/2015 : 15/11/2015

In questo sesto e penultimo capitolo, 6_Miracolo, Tosatti si confronta, per la prima volta, con un edificio non monumentale, né di prestigio storico. Il locale al pian terreno in via delle Zite 40, nel cuore del rione Forcella, è infatti parte di un edificio del dopoguerra che ha ospitato una fabbrica di vetro e una di borse.

Informazioni

Comunicato stampa

La Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee ha varato nel 2013 un programma di patrocinio, denominato MATRONATO, volto al riconoscimento e alla promozione di progetti (aventi sede in una delle seguenti regioni italiane: Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna), che, per il loro valore e qualità culturale, stimolino la coesione sociale, la ricerca scientifica e umanistica, il dialogo fra diverse discipline, il supporto alla produzione e alle mediazione artistica quali fonte e stimolo di progresso collettivo



Il MATRONATO è stato conferito ai vari capitoli di Sette Stagioni dello Spirito, progetto promosso e organizzato dalla Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma, in collaborazione con Regione Campania, Comune, Assessorato alla Cultura e Assessorato al Patrimonio del Comune di Napoli, Seconda Municipalità di Napoli, Vicariato della Cultura della Curia di Napoli, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per Napoli e Provincia, Accademia di Belle Arti di Napoli, Fondazione Ordine Ingegneri e Autorità Portuale di Napoli.
Sette Stagioni dello Spirito è un progetto avviato nel 2013 da Gian Maria Tosatti, a cura di Eugenio Viola, ispirato al Castello Interiore (1577) di Santa Teresa d’Avila, che suddivide l’animo umano in sette stanze. In questo sesto e penultimo capitolo, 6_Miracolo, Tosatti si confronta, per la prima volta, con un edificio non monumentale, né di prestigio storico. Il locale al pian terreno in via delle Zite 40, nel cuore del rione Forcella, è infatti parte di un edificio del dopoguerra che ha ospitato una fabbrica di vetro e una di borse. La scelta, stavolta, è ricaduta su un luogo simbolico che facesse riferimento al valore stesso e al concetto nobile di “lavoro”. L’opera, di natura performativa, è iniziata senza darne alcuna comunicazione ufficiale il 17 ottobre. A cinque giorni dalla chiusura, ne sarà illustrata genesi e processo.

Dopo 1_La peste, nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi; 2_Estate, nell’ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante; 3_Lucifero, negli ex Magazzini Generali del Porto di Napoli; 4_Ritorno a casa, presso l’ex Ospedale militare di Napoli e 5_ I Fondamenti della luce, negli spazi dell’ex convento di Santa Maria della Fede, 6_Miracolo è un’opera sulla possibilità del paradiso, che si può manifestare ad ogni latitudine dello spirito, in accordo con la teoria di Santa Teresa, secondo cui nessun uomo è destinato ad una precisa stanza del “castello interiore”. Per cui, la sesta stagione, si manifesta nella possibilità del paradiso che passa attraverso il coraggio di varcare una soglia, di modificare, con le proprie mani, la realtà.
L’apertura, volutamente in sordina, di un portone crivellato di colpi d’arma da fuoco, come accesso ad un ipotetico paradiso, ha dato inizio ad una performance collettiva, nutrita da azioni semplici, investite di un significato simbolico che poi, per osmosi, torna da un metaforico paradiso alla quotidianità. Prendersi cura di un luogo, curarlo come un malato, pulirlo, estrarre i proiettili dai muri come frecce nella pelle di un grande animale ferito, chiudere con le proprie mani le crepe che dimostrano la fragilità degli involucri che abitiamo, primo fra tutti il nostro corpo, diventa un allenamento, un esercizio (spirituale?) per rileggere il presente di ogni giorno in una prospettiva larga, una prospettiva verticale (ascensionale?).
Quanto accaduto a Forcella nel periodo di tempo intercorso dall’apertura di questo spazio ha, in un certo senso, del “miracoloso”: l’entusiastica partecipazione degli abitanti dei vicoli circostanti ha dato al lavoro un senso di coralità, senza il quale non si sarebbe potuto esprimere il senso stesso di questo “paradiso”. Singolarmente, o in gruppo, gli avventori (adulti, bambini, habitué, visitatori/performers accidentali) hanno trovato il “loro” modo di abitare questa dimensione altra, separata dal vicolo attraverso un diaframma invisibile, un portale aperto che, tuttavia, non sembra portare altrove che al cuore stesso di un quartiere e della comunità che lo abita, diventando, a sua volta, metafora della comunità umana.

Il paradiso, diventa lo spazio dell’agire, dove l’opera stessa sacrifica l’immagine per divenire pratica. Sotto questo punto di vista, e nella sua radicalità, 6_Miracolo rappresenta un punto di svolta netto nella narrazione di Sette Stagioni dello Spirito. Da un lato, infatti, conserva i riferimenti, costanti in tutto il ciclo, a Santa Teresa e a Dante, dall’altro questa tappa sembra far risuonare gli armonici della poetessa Mariangela Gualtieri e di un suo testo in particolare, (Predica ai pesci, 2001), riconosciuto da Tosatti come la più incisiva dichiarazione politica di questi anni, compiuta quasi come una profezia di quello che da quel momento critico in poi sarebbe successo.
Ma più di tutto, la vera fonte di quest’opera, come d’altra parte lo è stato per le altre, sono le vite e le storie dei singoli uomini e donne che hanno attraversato lo spazio impressivo dell’opera, lasciando, indelebilmente, le loro tracce.