Gabriella Ciancimino – All’allerbaggio

Genova - 23/07/2013 : 23/12/2013

Villa Croce presenta All’allerbaggio di Gabriella Ciancimino (Palermo, 1978), un nuovo intervento site-specific sullo scalone monumentale.

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Comunicato stampa

Villa Croce presenta All’allerbaggio di Gabriella Ciancimino (Palermo, 1978), un nuovo intervento site-specific sullo scalone monumentale. Il wall drawing realizzato in tecnica mista sulle pareti dello scalone ibrida due diverse tradizioni iconografiche: quella scientifica delle tavole botaniche settecentesche e quella del traditional tatooing, uno stile di tatuaggio nato negli Stati Uniti intorno alla metà del Novecento e considerato oggi “classico”. L’inedito accostamento di erbacce e tatuaggi identifica una stessa categoria di soggetti: emarginati, reietti e outsiders, ma anche viaggiatori, vagabondi e spiriti liberi

Gabriella Ciancimino prende spunto dalla storia di Genova, città famosa nel mondo per il suo rapporto con la navigazione e la scoperta dell’America, per contaminare iconografie di piante e pirati, itinerari di persone ed erbe vagabonde che esulano da codici di comportamento omologati.
Le erbe riprodotte sono il sonco, l’ortica, la camomilla e il papavero, piante spontanee che si espandono a grande velocità, ritenute infestanti perché interferiscono con la gestione antropica della terra, sia essa l’agricoltura o il giardinaggio. Alle erbacee di questo tipo non viene riconosciuto alcun valore nutritivo, decorativo, o genericamente produttivo per cui vengono tradizionalmente percepite con ostilità. Negli ultimi anni, però, sono state reinterpretate in chiave positiva da Gilles Clément, botanico e paesaggista francese, il quale in testi come “Manifesto del Terzo paesaggio” e “Elogio delle vagabonde” teorizza una ecologia della diversità e le indica come modello vitale per un radicale ripensamento del rapporto fra crescita, sviluppo, e occupazione del territorio.
In botanica alcune piante “vagabonde”, fra cui il sonco e il papavero, sono definite ”sinantropiche” perché seguono gli spostamenti dell’uomo e il loro sviluppo dipende dall’intervento umano sul suolo. Allo stesso modo la storia del tatuaggio è legata a spostamenti e viaggi, esplorazioni e colonizzazioni. Originaria dei paesi del Sud Pacifico - dove venne raccontata per la prima volta dal Capitano James Cook nel 1769 -, la pratica del tatuaggio è introdotta in occidente con l’espansione coloniale viaggiando sulla pelle di marinai e pirati prima, e diffondendosi sui corpi di prostitute e detenuti poi. L’American traditional tattooing style si sviluppa nella prima metà del Novecento recuperando proprio il repertorio iconografico preferito da marinai e pirati: vascelli, cuori pulsanti, uccelli di buon auspicio e simboli nefasti. L’artista riprende la linearità grafica e le cromie semplificate del traditional
style e innesta su mari in fiamme e vele spiegate disegni settecenteschi di arborescenze “pirata”, tracciando sullo scalone di Villa Croce un paesaggio visionario, mobile e tumultuoso.