Gabriele Mauro – E mi sento l’amico perfetto di una perfetta amica

Lecce - 22/01/2015 : 10/02/2015

Da fiore perfetto a oggetto socialmente alieno. La rosa nel lavoro di Gabriele Mauro acquista molteplici simbologie perché la poesia di Rainer Maria Rilke da cui ha preso spunto, citata nel titolo di questo suo nuovo lavoro, è il punto di partenza per una riflessione sui nuovi ambienti sociali, sulla pratica e sulla simbologia degli oggetti.

Informazioni

  • Luogo: CANTIERI TEATRALI KOREJA
  • Indirizzo: Via Guido Dorso 70 - Lecce - Puglia
  • Quando: dal 22/01/2015 - al 10/02/2015
  • Vernissage: 22/01/2015 ore 18.30
  • Autori: Gabriele Mauro
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Sarà possibile visitare le mostre nelle serate di spettacolo e dal lunedì al venerdì dalle ore 15.30 alle ore 18.00.

Comunicato stampa

Punto di riferimento per artisti, critici e pubblico di appassionati d’arte contemporanea prosegue Senso Plurimo 6, la rassegna dei Cantieri Teatrali Koreja curata dalla giornalista e critica Marinilde Giannandrea. Ad esporre nel box progettato da Rune Ricciardelli Gabriele Mauro con il suo E MI SENTO L'AMICO PERFETTO DI UNA PERFETTA AMICA: vernissage giovedì 22 gennaio alle ore 18.30 (sarà possibile visitare la mostra sino al 10 febbraio 2015) - INGRESSO LIBERO. All’inaugurazione interverranno l’autore, la curatrice della rassegna e Donatella Porrini, docente di Politica Economica dell'Università del Salento.
Da fiore perfetto a oggetto socialmente alieno

La rosa nel lavoro di Gabriele Mauro acquista molteplici simbologie perché la poesia di Rainer Maria Rilke da cui ha preso spunto, citata nel titolo di questo suo nuovo lavoro, è il punto di partenza per una riflessione sui nuovi ambienti sociali, sulla pratica e sulla simbologia degli oggetti.
Mauro è un artista alle prime esperienze espositive, in fase di sperimentazione tecnica e linguistica, in questo caso utilizza il disegno come strumento per un’osservazione diretta di dati della realtà. I venditori di rose sono presenze costanti nelle nostre città; la loro iterata e insistente pratica dell’offrire è diventata un sottofondo visivo e sonoro per le nostre serate e una questione che rimuoviamo velocemente con un gesto della mano.
Se questo è lo sfondo sociale, il lavoro di Mauro però riesce ad andare oltre con la costruzione di un’idea di solitudine e fragilità, di un rapporto alienato e simbiotico con gli oggetti, di un attraversamento di vite senza volto. Pone questioni che hanno a che fare con l’emergenza sociale, ma esprime anche una natura sensibile, vibratile, che lo porta costantemente a frequentare con i suoi lavori zone precarie e anche nella descrizione della passeggiata di un venditore di rose, coglie quel senso d’incertezza che appartiene a tutti noi, aprendo lo spazio alla riflessione sulla solitudine esistenziale, sulla valore della bellezza e sul senso disgusto.
Con l’empatia di una lunga sequenza di disegni, volutamente imperfetti, traccia gli elementi essenziali della figura, celandone alcuni, e riesce a segnalare l’immediatezza di un gesto, di una scintilla che si consumano nello spazio limitato di un foglio di carta lucida. E nella sperimentazione dell’azione animata restituisce anche la realtà del tempo, un tempo che in questo caso è volutamente iterato, ossessivo e ci riporta alla questione iniziale, quella di una distanza umana e sociale difficile da colmare anche per una rosa.

[…] L’opera di Gabriele Mauro rappresenta la dinamica e la ripetitività del gesto di offrire delle rose. Nella tradizione, porgere i fiori, è qualcosa che attiene alla sfera sentimentale: di solito gli innamorati donano le rose in un atto di corteggiamento e se noi guardiamo in questa prospettiva i disegni, potrebbero essere ritratti di uomini nell’atto di recarsi dalla loro amata con un romantico dono. E, invece, l’immagine che si è diffusa di recente, e che questi disegni rievocano, è quella di chi gira per la strada cercando di ottenere, in cambio delle rose, denaro per la propria sopravvivenza.
Forse proprio per questo, nella realtà spesso siamo infastiditi da questo gesto compiuto da sconosciuti che ci importunano senza prestare attenzione al momento in cui tale offerta avviene. Molti di noi attraverso questo lavoro rivivranno quei momenti in cui, seduti a un tavolo di un ristorante, si sentono disturbati dall’intromissione di una persona che “impone” un mazzo di rose.





Ma questa contestualizzazione è solo nell’immaginario di chi guarda perché i disegni dell’artista non descrivono il contesto in cui avviene tale gesto. Lo sfondo è vuoto e non c’è alcuna indicazione di chi sono i destinatari e gli spettatori. La figura centrale è una persona con dei fiori ed è prevalente il suo punto di vista. A questa persona nulla importa chi siano i reali destinatari di questo gesto, ripetuto molte volte e, inoltre, è del tutto estranea al contesto economico e sociale in cui il gesto viene compiuto. Ancora, la persona ritratta non ha un volto particolare, non ha un colore e non è ascrivibile a nessuna etnia, nell’immagine “neutra” dell’artista ognuno è stimolato ad una riflessione che dia un contesto ed un volto alla figura stilizzata.
Il mio campo di ricerca è l’Economia e questo lavoro mi fa riflettere sulla condizione di povertà connessa al fenomeno dell’immigrazione che ha spinto molti a lasciare la loro terra, spesso anche le loro famiglie, per approdare nel nostro Paese. Penso alla scarsità di prospettive in una società così penalizzata dalla crisi economica e dalla piaga della disoccupazione. Penso al problema dell’emarginazione sociale e al rischio che queste persone possano essere vittime della criminalità. Ma tutto ciò è nella mente di chi guarda e quello che ci mostra Gabriele Mauro è una figura disegnata che personifica chiunque si trovi in una situazione di bisogno e che, offrendo dei fiori, con un gesto gentile, chiede solo un semplice aiuto […] Donatella Porrini



Gabriele Mauro Aradeo (LE), 1991
Ha frequentato il Liceo Artistico di Lecce e sta completando gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove segue il Biennio specialistico di Pittura, Arti visive e Nuovi Linguaggi Espressivi. La sua ricerca si basa sull'identità, sul corpo che attraversa la dinamica degli eventi ed è un mezzo, un luogo di sperimentazione. Nei lavori si rintracciano elementi della sua vita, che diventa storia da raccontare, materiale da mostrare e da mettere in discussione.
Lavora tra Lecce e Firenze.