From Abstact to Abstract

Firenze - 26/11/2011 : 18/01/2012

“From Abstract to Abstract” è una selezione delle opere di quattro artisti che hanno fatto dell’astrazione il loro linguaggio e mezzo di ricerca artistico.

Informazioni

  • Luogo: PRESENT CONTEMPORARY ART
  • Indirizzo: Via De' Serragli 56r/58r 50124 Firenze - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 26/11/2011 - al 18/01/2012
  • Vernissage: 26/11/2011 ore 18.30
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

Sabato 26 Novembre, alle ore 18.30, al Present’Art Space di Firenze inaugurerà la mostra dal titolo “From Abstact to Abstract”, con opere di Antonio Aiazzi, Franco Bonelli, Giorgio Milano e Carlo Vitali. In occasione del vernissage verrà inoltre presentato al pubblico l’album di esordio delle Quartagramma Vocal Project, quartetto fiorentino di musica a cappella.

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“From Abstract to Abstract” è una selezione delle opere di quattro artisti che hanno fatto dell’astrazione il loro linguaggio e mezzo di ricerca artistico

Antonio Aiazzi, Franco Bonelli, Giorgio Milano e Carlo Vitali impostano un percorso “dall’astratto all’astratto”, presentando il loro personale approccio a questa vasta categoria dell’arte.

Se da un lato Antonio Aiazzi e Giorgio Milano indagano la materia per ricercare al suo interno l’astrazione delle forme presenti in natura, dall’altro Bonelli e Vitali fanno dell’arte astratta il mezzo privilegiato per sondare l’animo umano.

Quello di Aiazzi è uno sguardo esterno, empirico, d’osservazione scientifica, che riflette sulle leggi dell’esistenza, che dilata lo sguardo dal micro al macrocosmo, svelando l’equivalenza e l’unità delle parti per il Tutto. Attraverso esperimenti chimico-alchemici – in cui mischia e lascia reagire sostanze diverse – Aiazzi ci mostra una materia in trasformazione, instabile e in continuo divenire: rivela l’incessante lotta tra gli elementi in cerca del perfetto equilibrio energetico. La foto che scatta è dunque un attimo di quel flusso di perpetua trasformazione dell’universo, un momento unico e irripetibile di quel ‘Panta rhei’ eraclitiano.

Giorgio Milano, a sua volta, ci porta ancora più dentro la materia, mostrandoci che ciò che in Aiazzi appare come amorfo e caos, contiene al suo interno leggi e codici ben precisi, anch’essi rispondenti a quelle regole che sorreggono la grande architettura dell’esistente: l’informe diventa forma, si fa rappresentazione. L’arte di Milano, prossima all’Optical Art, va a scovare a livello atomico quelle forme astratte e immaginarie che tengono insieme materia ed energia. Nelle sue tele dipinte a tempera acrilica, nella ripetizione di formule e moduli, si scorgono frattali innestati su una spirale di fibonaccesca memoria. L’immagine anche in questo caso ci trasferisce il senso del movimento, di energia cinetica, segno che anche il subatomico con le sue forme idealizzate è in continuo divenire.

Ma se da un lato l’arte astratta è quella che meglio può renderci l’idea della struttura dell’infinitamente grande e piccolo, dall’altro l’arte non-figurativa è anche quella più consona per manifestare – al di là dei filtri sensoriali e delle convenzioni legate al simbolo – il lato più spirituale e trascendentale dell’Uomo e dell’esistenza.

Come fa la grande musica, così l’arte di Bonelli si muove su tinte e ritmi che orchestrati sulla tela traducono e fanno risuonare il sentimento generato da un ricordo, da un pensiero, da un desiderio. Siamo qui alla sublimazione del colore, all’astrazione lirica, con la potenza della sua gestualità, col suo atteggiamento romantico ed espressionista: una pittura intima, fatta con l’occhio della mente.

Mentre Bonelli situa la sua arte nei domini dell’astrazione pura, Vitali insegue il noumeno, cerca di trasfigurare la realtà stessa, di pervenire attraverso un “processo di astrazione” all’ideale, spogliando la realtà del suo velo. In ogni dipinto di Vitali il punto di partenza è sempre il mondo sensibile e fenomenologico, che talvolta ribadisce intervenendo sulla superficie con graffi e incisioni. Non meraviglierà dunque trovare ancora nelle sue tele pezzi di realtà contingente, quali frammenti di giornali e oggetti del quotidiano, colti nell’atto della loro dissoluzione, mentre si ritirano dal mondo reale in forme geometriche essenziali o si sciolgono in campiture di colore.

“Dall’astratto all’astratto”, dal micro al macrocosmo, dalla scienza al dogma spirituale, l’opera di questi quattro artisti offre innanzitutto una riflessione sulla duplice condizione umana di corpo e spirito, sull’incertezza mista a stupore di quell’uomo antico che solitario continua a guardare le stelle.
(Giada Rodani)