Frédéric Bruly Bouabré / Virginia Ryan – Surfacing

Roma - 19/05/2016 : 29/05/2016

La mostra Surfacing evoca la figura mitica della Mami Wata (deformazione dall’inglese “Mammy Water” con cui i colonizzatori chiamavano le immagini di una divinità della mitologia Yoruba rappresentata come una sirena.

Informazioni

  • Luogo: LAVATOIO CONTUMACIALE
  • Indirizzo: Piazza Perin Del Vaga 4 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 19/05/2016 - al 29/05/2016
  • Vernissage: 19/05/2016 ore 18
  • Autori: Virginia Ryan, Frédèric Bruly Bouabré
  • Curatori: Manuela De Leonardis
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Orario di apertura giornata inaugurale 18,00> 20,00 (gli altri giorni su appuntamento tel. 06 36301333)
  • Patrocini: Con il patrocinio dell’Ambasciata della Costa d’Avorio in Italia e della Fondazione Filiberto Menna Centro Studi di Arte Contemporanea, Salerno

Comunicato stampa

SURFACING
Frédéric Bruly Bouabré e Virginia Ryan
a cura di Manuela De Leonardis

dal 19 al 29 MAGGIO 2016
opening giovedì 19 maggio alle ore 18,00
alla presenza dell’artista
con la performance di Tomaso Binga “L’utero della sirena”



La mostra Surfacing evoca la figura mitica della Mami Wata (deformazione dall’inglese “Mammy Water” con cui i colonizzatori chiamavano le immagini di una divinità della mitologia Yoruba rappresentata come una sirena

Mami Wata è la dea dell’acqua, dell’oceano, è simbolo dell’archetipo femminile e, come nella mitologia occidentale, è una creatura ibrida, metà donna e metà pesce, capace di ammaliare con il suo canto melodioso e di portare alla perdizione gli umani. Dalle coste dell’Africa Occidentale Mami Wata ha accompagnato gli schiavi nei loro viaggi oltreoceano, diventando una divinità Vudù e Orixà. Intorno alla sua icona si sviluppa il lavoro di Frédéric Bruly Bouabré e Virginia Ryan: un dialogo tra i due artisti che si sono conosciuti nel 2009 ad Abidjan (Costa d’Avorio), quando per la prima volta Virginia Ryan si è recata in visita al “Vate dell’arte africana”, instaurando con lui un rapporto di stima e rispetto durata fino alla sua morte nel 2014.
La serie di disegni che Frédéric Bruly Bouabré ha realizzato nel 2010 nella forma di “cartes postales”, utilizzando la penna a sfera e i pastelli colorati, insieme alla scrittura che incornicia l’immagine, rappresentano varianti della figura della sirena. Virginia Ryan esplora, invece, l’aspetto intangibile della seduzione femminile (introducendo ad altri aspetti sociali legati alla globalizzazione) creando dei “corpi” sospesi in cui vengono intrecciati e uniti lunghe ciocche di capelli neri finti, che l’artista ha acquistato nel mercato di Abidjan, prodotti in Cina per il mercato africano.

La mostra Surfacing è organizzata in contemporanea con la personale Virginia Ryan. I Will Shield You alla galleria Montoro12 Contemporary Art di Roma (12 maggio/ 25 giugno 2016).

Frédéric Bruly Bouabré (Zéprégüé 1921 o 1923-Adidjan, Costa d’Avorio 2014), conosciuto anche come Cheik Nadro è stato il vate dell’arte africana, “scoperto” negli anni Ottanta da André Magnin e portato con successo sulla scena artistica internazionale. Tra le mostre ricordiamo, oltre alla partecipazione alla 55. Biennale d’arte di Venezia, la doppia personale Frédéric Bruly Bouabré + Aboudia alla Galerie Cécile Fakhoury, Abidjan (2012), Frédéric Bruly Bouabré alla Tate Modern, Londra (2010-2011); 100% Africa, Guggenheim, Bilbao (2006-2007); Magiciens de la Terre al Centre Pompidou, Parigi (1989). Instancabile lettore, amante della letteratura ma anche dei saggi di antropologia e sociologia, Bruly Bouabré è l’inventore dell’alfabeto pittografico della lingua bété, l’etnia a cui apparteneva, composto da oltre 400 ideogrammi monosillabici. Dagli anni ‘70, quando ha iniziato a dipingere dopo aver avuto la “rivelazione”, ha sempre associato disegno e pittura alla scrittura, realizzando opere visionarie, ironiche e piene di doppi sensi, soprattutto quando gli argomenti sono l’Africa e la civilizzazione.

Virginia Ryan nasce in Australia e si laurea nel 1979 al National School of the Arts di Canberra. Artista transnazionale, viaggiatrice, collezionista di arte contemporanea Africana. Di lei Achille Bonito Oliva ha scritto: “Essa adotta la tattica del nomadismo culturale per sottrarsi alla perversa conseguenza dell'identità tribale.”. Dal 2001 il suo lavoro è strettamente connesso con la realtà africana dove ha vissuto per molti anni, prima ad Accra (Ghana) e dal 2009 al 2015 ad Abidjan e Grand Bassam, (Costa d’Avorio); attualmente vive e lavora a Trevi. E’ presidente dell’ONG Make Art Not War (2013) che ha sede a Bassam (Costa D'Avorio) e co-fondatrice della Foundation for Contemporary Art in Ghana. Tra le mostre personali recenti: 2015 Vous Etes Ici, La Maison de La Patrimoine, Grand Bassam; Pino Pascali L’Africano e Ryan/Bouabre ‘Sirene’ Museo di Catelbuono, Palermo; 2014 Emersioni Trebisonda, Perugia; Espace à Louer, Galerie Cecile Fakhoury Abidjan; Fluid Tales, Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (Ba); I love You 1Opera Gallery, Napoli; 2013 Shift/Rue Du Commerce, LaMama Spoleto Open, Festival di Spoleto e St Stephens Cultural Centre, Roma; 2010 Surfacing (a cura di Yacouba Konate), Dak’art - Biennale di Dakar/OFF. www.virginiaryan.com