Franz Xaver Messerschmidt

Gorizia - 29/11/2016 : 29/11/2016

Prima esposizione permanente dedicata all'artista in Italia: la Fondazione Coronini detiene le uniche due "teste di carattere" di cui si ha notizia nel nostro Paese.

Informazioni

Comunicato stampa

GORIZIA, NOVEMBRE 2016 - In tutto il mondo ne restano appena 38. Di dodici, delle cinquanta realizzate nel Settecento, si sono perse le tracce. Quelle arrivate a noi sono esposte in musei di rilevanza mondiale, come il Louvre di Parigi, il Victoria e Albert Museum di Londra, il Paul Getty di Los Angeles, il Belvedere di Vienna, la Liebieghaus Skulpturensammlung di Francoforte. In Italia ce ne sono appena due, conservate nel palazzo-museo della Fondazione Coronini-Cronberg, a Gorizia

Sono le “teste di carattere” di Franz Xavier Messerschmidt, scolpite negli ultimi anni di vita dell’eccentrico scultore tedesco, che immaginò una serie di cento busti ispirati ad altrettante smorfie: Messerschmidt - che riproduceva le storture del volto guardandosi allo specchio - ne realizzò soltanto 69, e di appena 38 di queste si conoscono con certezza le sorti. Martedì 29 novembre alle 18.30 la Fondazione Coronini Cronberg inaugurerà uno spazio espositivo permanente specificamente dedicato alle due teste di carattere acquistate negli anni Trenta dal conte Guglielmo Coronini: identificate dagli studiosi come Variante della semplicità di spirito più grande e Variante di un intenso odore, con riferimento ai titoli di due opere molto simili incluse nel gruppo di quelle esposte nel 1793, le due teste goriziane erano invece state chiamate dal conte Guglielmo lo Starnuto e l’Uomo che guarda il sole. Nel corso della presentazione interverrà il professor Flavio Caroli, già responsabile scientifico di Palazzo Reale a Milano, critico e storico dell’arte e noto al grande pubblico per le sue partecipazioni a “Che tempo che fa” e al festival di Sanremo. Accanto alle teste, che in precedenza erano state esposte soltanto nella biblioteca di palazzo Coronini, sarà posizionato un medaglione raffigurante una figura femminile: si tratta di un inedito, attribuito a Messerschmidt e considerato pezzo unico, in quanto realizzato con la stessa lega in metallo delle teste.

Le mostre a New York, Vienna, Parigi, Los Angeles Negli ultimi anni l’interesse nei confronti di Franz Xavier Messerschmidt è stato oggetto di una crescita esponenziale, testimoniata anche dalle numerose esposizioni monografiche che gli sono state dedicate nell’ultimo decennio: nel 2002 alla Galleria del Belvedere di Vienna, nel 2006 a Francoforte, di nuovo a Vienna nel 2008; a New York nel 2010, al Louvre di Parigi nel 2011; al Paul Getty Museum di Los Angeles nel 2012. Questo interesse, incentrato principalmente su quelle che sono state chiamate “teste di carattere” , ovvero la serie di busti che presenta una straordinaria varietà di smorfie ed espressioni facciali che costituiscono la parte più importante e originale della sua produzione, è cresciuto progressivamente a partire dalla fine dell’Ottocento, quando le opere di Messerschmidt, dopo essere stata lungo considerate più una bizzarria e una curiosità, hanno cominciato ad essere oggetto di innumerevoli studi e tentativi di interpretazione. Queste opere che ancora oggi colpiscono, incuriosiscono e affascinano con la loro modernità e la loro forza espressiva costituiscono ancora un mistero.
Intorno al 1769-70 Messerschmidt era all’apice della carriera e godeva anche di una buona posizione economica, grazie alle molte commissioni. Fu però proprio a questo punto della sua esistenza che accadde qualcosa e che si verificò una rottura nella sua vita e nella sua carriera. Dal 1771 improvvisamente lo scultore tedesco si trovò isolato e senza commissioni, ma fu nel 1774 che la situazione precipitò, quando fu costretto a vendere la propria casa, ma soprattutto quando non solo gli venne negata la cattedra di scultura che gli sarebbe spettata di diritto, ma fu in qualche modo costretto a ritirarsi dall’insegnamento.

Le teste alla Fondazione Coronini Cronberg Sebbene ne siano state rintracciate attualmente solo 38, l’aspetto delle 49 teste esposte ripetutamente a partire dal 1793, e identificate nell’occasione con una serie di bizzarri titoli, è noto grazie alla litografia pubblicata nel 1839. Le due teste delle collezioni Coronini non erano incluse in questo gruppo poiché probabilmente erano state precedentemente vendute dal fratello di Messerschmidt, che appose le iniziali “F. M. Sch.” e forse intervenne anche con alcun rifiniture a freddo. Contrariamente alle altre opere della serie, in grado di reggersi autonomamente su una base direttamente incorporata nel busto, quelle goriziane, in seguito a un successivo rimaneggiamento, poggiano invece su un supporto di legno, inserito in un piedistallo di alabastro. Identificate dagli studiosi come Variante della semplicità di spirito più grande e Variante di un intenso odore, con riferimento ai titoli di due opere molto simili incluse nel gruppo di quelle esposte nel 1793, le due teste goriziane erano invece state chiamate da Guglielmo Coronini lo Starnuto e l’Uomo che guarda il sole. Dai documenti d’archivio risulta infatti che fu proprio il conte ad acquistarle nel 1937 dalla principessa Eleonora Palffy Daun, cugina di suo padre Carlo, per la cifra di 2.000 scellini. Solo nel 1940, tuttavia, furono importate in Italia e poi trasferite insieme agli altri beni di famiglia a Venezia per tutta la durata della seconda guerra mondiale. Eleonora Nugent aveva sposato nel 1889 il principe Vilmos Palffy Daun la cui famiglia, una delle più antiche e nobili casate ungheresi, aveva numerose proprietà nella città di Bratislava, tra cui anche il borgo di Zuckermandel in cui si trovava l’abitazione di Messerschmidt. Proprio per tale ragione, sebbene manchino al momento riscontri documentari, pare probabile che anche il piccolo tondo con un ritratto femminile appartenesse originariamente ai Palffy Daun, e che sia giunto ai Coronini insieme ad altri beni di Eleonora dopo la sua morte nel 1947. Vicende e fortuna delle “teste di carattere”
Dopo la scomparsa di Messerschmidt, le “teste di carattere”, in parte realizzate a fusione in una lega di stagno e piombo, in parte in alabastro, furono ereditate dal fratello Johann Adam che, dopo aver venduto separatamente alcune singole opere, cedette in blocco un insieme di quarantanove teste. Nel 1793 questo gruppo fu esposto a Vienna presso l’Ospedale civico. In tale occasione fu pubblicato un libretto, di autore anonimo, nel quale le sculture, definite per la prima volta “teste di carattere”, furono numerate e identificate con titoli che le descrivono in modo ridicolo e grottesco e che, in mancanza di valide alternative, sono in uso ancora oggi. Acquistate in seguito da un certo Joseph Jüttner furono nuovamente esposte a Vienna nel 1835, mentre nel 1839 il giornale Der Adler dedicò loro un articolo a cui era allegato un supplemento illustrato con un’immagine litografica in cui sono rappresentate tutte le quarantanove opere. Nel 1889 l’insieme fu smembrato e le teste furono venute all’asta separatamente: una decina furono acquistate dall’urbanista Camillo Sitte come materiale didattico per la Staatsgewerbeschule (Scuola statale di arti applicate) di cui era direttore, altre due entrarono nella collezione di Emil Zuckerkandl e di sua moglie Berta, il cui salotto fu in seguito frequentato da alcuni protagonisti della Secessione viennese, come il pittore Gustav Klimt e l’architetto Josef Hoffmann. Un approccio completamente nuovo all’opera di Messerschmidt fu offerto nel 1932 dagli studi di Ernst Kriss, storico dell’arte ma anche seguace delle teorie di Freud sulla psicoanalisi che, analizzandone non solo la produzione artistica ma anche le vicende biografiche, giunse allo conclusione che lo scultore soffriva di schizofrenia e che le teste di carattere sono un prodotto e una conseguenza della sua malattia. Da quel momento la fama dell’artista andò incontro ad una crescita esponenziale, che ben presto varcò i confine dell’Europa centrale rendendo le sue opere ricercate dai musei di tutto il mondo.