Francesco Petrone – Cemento amato

Roma - 11/12/2015 : 09/01/2016

Il confronto fra lo spazio di una galleria intesa come incubatore di cultura e un’invasione dolce ed inconsapevole di opere d’arte dalle tinte corrotte è quello che ci si deve aspettare dall’incontro tra l’artista Francesco Petrone e la galleria Curva Pura, consolidata realtà espositiva del quartiere Ostiense di Roma.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO CURVA PURA
  • Indirizzo: via Giuseppe Acerbi, 1/a - Roma - Lazio
  • Quando: dal 11/12/2015 - al 09/01/2016
  • Vernissage: 11/12/2015 ore 18,30
  • Autori: Francesco Petrone
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: mercoledì e giovedì 18,15-21 e su appuntamento
  • Email: mcmariangelacapozzi@gmail.com
  • Catalogo: con testi critici dei curatori Giorgio de Finis e Alessia Carlino

Comunicato stampa

“Gli anni ’80 hanno dato nutrimento alla generazione degli artisti trentenni ed ultra-trentenni, lasciando nelle loro tasche il regalino di un debito pubblico spaventoso, appiattimento culturale e sociale e scempio del territorio.
Nelle “magagne” italiane degli anni del secondo boom economico va a rovistare l’artista pugliese Francesco Petrone per ritrarre, con ironiche installazioni. I più odiosi difetti dell’incivile fare italiano: il racconto per immagini scultoree di un paese costruito con“materiali scadenti”


In tempi di crisi economica il periodo di un contagio italiano è quanto mai attuale e il tema viene presentato dall’artista come una cruda riflessione sulla realtà contemporanea nazionale e su quelle che possono essere individuate come problematiche globali L’essere umano è rappresentato metaforicamente come un insetto dai comportamenti massificati e omologati, perso nella vanità e nell’autocelebrazione personale rappresenta con l’utilizzo di colori sgargianti.
Questi raffinati “italian bugs”, realizzati con precisione anatomica dall’artista con i materiali di uso edile e industriale , come stagno e piombo, vanno ad affollare degli ironici set fotografici, costruiti da Petrone come delle messe in scena teatrali.
Mosche, formiche, lumache, sono immortalate nell’atto di costruire senza senso o distruggere ciò che necessario per la sopravvivenza”.
testo di Mariangela Capozzi per il progetto artistico The Italian Bugs


11 dicembre 2015 - 9 gennaio 2016
CEMENTO AMATO - Francesco Petrone, Curva Pura
Il confronto fra lo spazio di una galleria intesa come incubatore di cultura e un’invasione dolce ed inconsapevole di opere d’arte dalle tinte corrotte è quello che ci si deve aspettare dall’incontro tra l’artista Francesco Petrone e la galleria Curva Pura, consolidata realtà espositiva del quartiere Ostiense di Roma.
Reduce da una serie di progetti prevalentemente installativi, come quelli realizzati per il MAAM e per Spazio Y a Roma, Francesco Petrone torna sulla scena artistica con un progetto di natura diversa, riducendo le dimensioni ma non la carica poetica ed eversiva delle sue opere.
Un’idea che nasce da lontano e che affonda le radici nel progetto The Italian Bugs, con il quale l’artista ha recuperato, nel lontano immaginario di una generazione dall’infanzia florida ma corrotta dagli sprechi economici, gli elementi per la costruzione di una metafora della crisi della società occidentale.
Una riflessione cruda che si cristallizza nelle opere presentate in Cemento amato, presso la galleria Curva Pura, con inaugurazione l’11 dicembre alle ore 18:30, alla presenza dell’artista.
L’iniziativa vedrà la partecipazione dell’artista Giovanni Albanese e dei curatori Giorgio de Finis e Alessia Carlino, con la redazione di testi critici che andranno ad arricchire il catalogo che sarà presentato in occasione del vernissage della mostra. Contributi generosi e significativi, che segnano una linea di continuità con la formazione e i progetti artistici realizzati nello scorso anno dall’artista e di cui la mostra a Curva Pura rappresenta un approfondimento artistico importante.
Cemento amato raccoglie l’atteggiamento critico dell’artista e la capacità creativa e realizzativa, con la costruzione di un mondo fatto di materiali ibridati in maniera inedita e dagli esiti artistici sorprendenti. Una sorta di “ossimoro”, come dice l’artista,“tra un’invenzione umana nata con l’intento di fornire soluzioni funzionali ed economiche per un bisogno primario dell’uomo, quello di avere una casa, e la natura malvagia di un materiale divenuto “colonna vertebrale” della vita stessa dell’uomo: motore sconosciuto, inconsapevole e misterioso che muove troppe azioni dell’essere umano”.
Il riferimento naturalmente è alla cementificazione selvaggia del territorio, come di un’amante vorace che distrugge quello che abbraccia. E il richiamo è alla responsabilità collettiva, che si è fatta voce flebile e al processo lento di ricambio di una realtà simbolica e fisica ancora terribilmente ingombrante.
“Cemento amato è il racconto di un’Italia ed una società contemporanea che cambia stancamente, che muta la propria pelle, trasformandola in blocchi rigidi di cemento, asettico, e omologato.
Ogni azione quotidiana si trasforma nel suo opposto, ogni oggetto perde la propria natura ed utilità e viene indirizzata nel vecchio sogno italiano: il mattone.
Cemento amato come fenomeno italiano, che si muove tra la cementificazione selvaggia del territorio e la fama mondiale di amanti e sentimentali”.
L’allestimento della mostra, che ospiterà circa 10 opere dell’artista, è realizzato da Francesco Petrone con la preziosa collaborazione di Michela Pierlorenzi e Giampiero De Lucia.

Francesco Petrone (Foggia, 1978), vive e lavora a Roma. Si laurea con lode presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia, per anni lavora come scenografo per il teatro e per il cinema, ed è docente di Discipline Pittoriche. Scultore e pittore, lavora con ironia e sarcasmo sul rapporto tra società e cultura pop, costruendo un immaginario fatto di controsensi, provocazioni, citazioni e giochi di senso. Una ricerca artistica, che lo porta a lavorare con materiali industriali: cemento armato, gesso, ferro, resine, in contrasto con la natura quasi ludica delle installazioni scultoree. Materiali con i quali “racconta” una visione della cultura occidentale, attraverso la vita stereotipata e ossessivo/compulsiva degli insetti, metafora degli umani.