Francesco Conversano – Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways
Il viaggio lungo le Blue Highways nasce dall’idea di scoprire e raccontare gli Stati Uniti d’America attraverso i luoghi e la vita della gente comune del Midwest per avvicinarsi al paese reale, molto diverso da quello delle grandi metropoli
Comunicato stampa
Il viaggio lungo le Blue Highways nasce dall’idea di scoprire e raccontare gli Stati Uniti d’America attraverso i luoghi e la vita della gente comune del Midwest per avvicinarsi al paese reale, molto diverso da quello delle grandi metropoli. Un viaggio di scoperta, di conoscenza e di rivelazioni, un viaggio geografico e antropologico, un viaggio nel meraviglioso quotidiano e nell’immaginario collettivo.
Fondazione Cirulli è lieta di presentare la collaborazione con il Museo di Roma in Trastevere in occasione della mostra fotografica “Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways”, una selezione di novanta scatti in bianco e nero e a colori realizzati negli Stati Uniti dal regista di cinema del reale Francesco Conversano fra il 1999 e il 2017, durante le riprese che portarono alla realizzazione di vari film documentari prodotti con RAI CINEMA.
La mostra Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways, è curata da Fondazione Massimo e Sonia Cirulli e promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina, Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Quello lungo le “strade blu” è un viaggio di scoperta, di conoscenza e di rivelazioni, un viaggio geografico e antropologico, nel meraviglioso quotidiano e nell’immaginario collettivo di un Paese complesso che a volte sembra fermo nelle mitologie e negli stereotipi. Un itinerario che intreccia la vita delle persone e gli avvenimenti storici.
Francesco Conversano, autore e regista di fama internazionale, ha viaggiato per decenni per il mondo attraversando gli infiniti territori del cinema del reale e sperimentando forme narrative e linguaggi tra realtà e immaginario. L’Europa, l’Asia e l’America sono stati raccontati nei momenti di trasformazione sociale e antropologica, macrocosmi e microcosmi, megalopoli e villaggi, paesaggi geografici e umani fatti di scambi, reti e solitudini, cercando trame e connessioni, vissuti di relazioni tra l’uomo e il paesaggio, l’essere umano e l’ambiente.
Questo modo di interpretare il cinema del reale e che segue una visione di tipo antropologico, si intreccia con il cinema della memoria e il cinema di poesia, grazie all’esplorazione degli infiniti spazi e dei territori compresi tra la realtà e immaginario.
La mostra fotografica si sviluppa secondo questa visione. Realtà, memoria e poesia si intrecciano lungo le strade blu della provincia americana, rielaborando percorsi dell’immaginario collettivo e rievocando inevitabilmente luoghi e storie: la poesia di Walt Whitman e gli epitaffi di Edgar Lee Masters, la letteratura epica di John Steinbeck, l’universo minimalista dell’ordinary people di Raymond Carver, l’America di Truman Capote di “A sangue freddo”, primo romanzo-reportage, paradigma assoluto e geniale invenzione di un nuovo genere letterario; il Texas e i racconti di frontiera di Joe R. Lansdale, l’umanità precaria e surreale dei personaggi di Barry Gifford; i silenzi inquietanti e sospesi, la solitudine e l’attesa dei paesaggi umani dei dipinti di Edward Hopper; la fotografia sociale di Walker Evans e Dorothea Lange del progetto del Presidente Roosevelt della Farm Security Administration e lo sguardo sui volti dei farmers e dei pionieri durante la Grande Depressione; il riecheggiare di suoni e di canzoni del soundtrack della nostra vita, una colonna sonora immortale, dal western swing al blues, dal rock al folk passando da Pete Seeger e Woody Guthrie per finire a Bob Dylan; il filo che lega l’esperienza visionaria di David Lynch, le sue rappresentazioni oniriche dell’inconscio e dell’invisibile nascosto nella quotidianità al cinema della memoria dei luoghi e delle storie di Peter Bogdanovich. Come non ricordare “The Last Picture Show”, sintesi assoluta e moderna del cinema dei grandi Maestri, sospesa tra paesaggi, drammi interiori e memoria, riti di iniziazione e maturità.
Aperta al pubblico fino al 4 ottobre 2026 la mostra è accompagnata da un volume con testi dei curatori e schede di approfondimento a cura di Peppino Ortoleva, già professore ordinario di Storia e Teoria dei Media all’Università di Torino, e Laura Gasparini, Curatrice di mostre di fotografia contemporanea (Fotografia Europea, Reggio Emilia).
Francesco Conversano è un regista italiano. Ha realizzato circa cento documentari. Nel 1980 con Nene Grignaffini, con la quale ha firmato ogni opera, ha fondato a Bologna la società di produzione Movie Movie. Con alcune delle sue opere Conversano ha partecipato a numerosi festival vincendo premi nazionali ed internazionali, tra cui il David di Donatello con il film documentario "Il bravo gatto prende i topi”: il racconto della Cina dei primati nei primi anni duemila. Il film, realizzato per Rai 3, é stato in cartellone un intero anno al MASS MoCA - The Massachusetts Museum of Contemporary Art, dal febbraio 2008 al febbraio 2009. Con la serie di documentari “Megalopolis”, realizzata per Rai 3, ha vinto il “Premio Ilaria Alpi - Premio della Critica” nel 2008 e ha realizzato una serie di eventi al MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI° secolo di Roma.
IL LUNGO VIAGGIO AMERICANO SULLE STRADE BLU
“Il viaggio lungo le blue highways è stata una occasione per entrare e muoversi in questi universi, tra il reale e l’immaginario, il mostrato e il nascosto, diventando esperienza di cinema del reale che incontra e si intreccia con le mitologie sedimentate dentro di noi” afferma Francesco Conversano, regista e autore delle fotografie esposte in mostra.
Nel 2002, all’indomani dell’attacco dell’11 settembre alle Twin Towers, ha inizio il viaggio lungo le strade blu di Francesco Conversano e Nene Grignaffini nella small town America, la sconfinata provincia americana, che prosegue nel 2003, durante la guerra degli Stati Uniti in Iraq, per concludersi nel 2008, anno dell’elezione di Barack Obama.
In realtà questo lungo viaggio americano era già iniziato nel 1999, con una prima esplorazione nel Sud, a New Orleans e in Louisiana con la complicità dello scrittore Barry Gifford, con la scoperta dei luoghi di “Cuore Selvaggio/Wild at Heart” di David Lynch (di cui Gifford era stato lo sceneggiatore). Il viaggio americano riprende nel 2014, alla scoperta del midwest e dei luoghi che diedero vita alla mitologia dell’”Antologia di Spoon River” del poeta Edgar Lee Masters. Nel 2017 un nuovo capitolo del viaggio ripercorre la memoria di John Fitzgerald Kennedy, attraverso i luoghi che hanno segnato la sua vita, da Hyannis Port, Massachusetts fino al tragico epilogo di Dallas, Texas.
Il senso del viaggio nella provincia americana è quello di raccontare l’American way of life: storie di uomini, donne e luoghi, lontano dalle grandi città, così come avevano fatto nel passato scrittori come William Least Heat-Moon (con l’omonimo “Strade Blu”) e John Steinbeck nel suo “In viaggio con Charlie - Travels with Charley: In Search of America”, quando nel 1960 con il suo cane Charlie decise di intraprendere un viaggio per riscoprire il suo Paese.
Nel corso delle riprese cinematografiche, il regista Conversano era solito scattare fotografie, frammenti di narrazioni complementari ai film, una sorta di diario di viaggio, di taccuino, un mezzo per mettere insieme racconti, volti, luoghi, paesaggi, appunti e suggestioni sulla vita nella provincia, lontano dalle grandi città.
Gli itinerari del viaggio erano spesso casuali, vocati alla lentezza e all’imprevisto seguendo senza meta le blue Highways, le strade colorate in blu sulle mappe Rand McNally.
Recentemente il New York Times ha elaborato una profonda riflessione su come sia cambiato negli ultimi cinquant’anni il modo di viaggiare: dalla concezione di viaggio inventata da Jack Kerouac alla pratica odierna, in cui il GPS annulla e azzera le distanze, quelle geografiche ma soprattutto limita e riduce il vocabolario emotivo, venendo così a mancare l’esperienza totale del viaggio che è scoperta e crescita interiore.