Francesca Dondoglio – Transeunte

Biella - 19/12/2020 : 20/12/2020

Un restauro diventa occasione di un dialogo tra arte antica e contemporanea, sul paesaggio di una comunità e del concetto di sacro nei secoli.

Informazioni

  • Luogo: CHIESA DI SAN FILIPPO
  • Indirizzo: Via S. Filippo, 12, 13900 - Biella - Piemonte
  • Quando: dal 19/12/2020 - al 20/12/2020
  • Vernissage: 19/12/2020 no
  • Autori: Francesca Dondoglio
  • Curatori: Olga Gambari
  • Generi: arte antica, arte contemporanea, restauro
  • Orari: 19 e 20 dicembre 2020 dalle 7 alle 12 e dalle 15.30 alle 19.30
  • Patrocini: Progetto di Koinè Conservazione Beni Culturali s.c.r.l. Intervento artistico di Francesca Dondoglio

Comunicato stampa

Nella Chiesa di San Filippo Neri a Biella, il restauro della pala d’altare del pittore piemontese Pietro di Lace, raffigurante la “Madonna in gloria con angeli e il S. Giovanni Nepomuceno”, realizzata nella seconda metà del XVIII, si è svolto in parallelo all’intervento della giovane artista biellese Francesca Dondoglio.

Nello spazio rimasto vuoto a causa del trasferimento temporaneo in laboratorio della pala di Pietro Di Lace, infatti, l’artista colloca una sua opera realizzata come site specific


Un intervento installativo che non vuol essere una mera sostituzione ma si pone come riflessione sul concetto di sacro nel contemporaneo così come un approfondimento sulla pratica stessa del restauro.
Un’assenza, quindi, che si trasforma in presenza, con un progetto articolato in due fasi (la prima a dicembre 2020, la seconda nella primavera 2021), ideato dai restauratori di Koinè Conservazione Beni Culturali di Roma/Torino e curato dalla critica Olga Gambari, che insieme alla presentazione dell’opera di Dondoglio prevede anche un percorso di coinvolgimento della cittadinanza e di restituzione pubblica di tutta l’operazione.

La chiesa di San Filippo Neri di Biella, con la sua ricca collezione di dipinti su tela posizionati sugli altari policromi, le sue sculture, le sue forme architettoniche settecentesche, è uno spazio importante per la cultura barocca del territorio, e tutti i restauri che in questi anni sono stati portati a termine hanno permesso di innescare un processo di approfondimento conoscitivo che, attraverso le singole opere, si riflette sull’intero luogo della loro conservazione.

Francesca Dondoglio, seguendo una sua personale ricerca stilistica, realizza una grande tela modulata sul perimetro di quella antica. Nella sua pala va in scena un confronto tra due colori, il rosso e il blu. Un gioco ottico e percettivo puro e potente, fatto di accostamenti e sfumature. Pittura che passa dalla condizione di campitura piena e satura a quella di velatura soffusa. La scelta dei due colori combacia con il loro valore simbolico nell’ambito dell’arte sacra storica: come il rosso incarna l'amore divino, il blu rappresenta la verità celeste, la saggezza.
Oltre alla non materialità ed alla trascendenza, il blu è metafora proprio della serena immutabilità di chi ha posto nello spirito e nell’Assoluto il fondamento della propria esistenza. Infatti, al di là del le nubi, anche le più minacciose ed oscure, il cielo mantiene immutato il suo caratteristico azzurro, colore simbolico dell’anima che, liberata dal peso della materia, vola verso una dimensione spirituale.
Il rosso, tipico della veste mariana, esprime il rinnovamento della Vita imperitura, resa accessibile dall’ecce ancilla Domini dell’Annunciazione. Il Verbo, fattosi carne, ha intrecciato la propria divinità col sangue umano, rendendolo etereo ed eterno. Il colore rosso, quindi, esprime il mistero della trasfigurazione della natura umana e quello della resurrezione finale, doni dell’amore divino infinito e salvifico.

La pala di Dondoglio è una declinazione di quel concettualismo sensoriale che attraversa tutto il Novecento, dalla nascita dell’arte astratta al movimento del color field nell’ambito dell’espressionismo americano (si evocano naturalmente le bande cromatiche sovrapposte e impalpabili di Mark Rothko e la sua esperienza finale legata proprio al sacro, alla Cappella de Menil a Huston, che nel 1964 affrescò interamente come spazio spirituale aperto a tutte le religioni, luogo di incontro e di raccoglimento), fino ai vari interpreti della purezza del monocromo.
Il suo lavoro diventa una porta che si schiude su una dimensione altra, un luogo di
attraversamento tra dimensioni, dove il confine cromatico smaterializza la tela e i limiti, la materia pittorica stessa, la realtà. Un mondo dove rosso e blu delineano l’esperienza di un percorso di iniziazione per l’autrice e il pubblico, un cammino che via via perde consistenza per farsi permeabile, emanazione di una dimensione spirituale che ciascuno può interpretare soggettivamente, in maniera sia laica sia religiosa. Un luogo che si schiude davanti agli occhi dello spettatore e allo stesso tempo lo riconduce nella sua interiorità, per interrogarsi e ascoltarsi su quelle tensioni che appartengono a tutti, in ogni tempo, che sia quello a cui apparteneva Pietro di Lace, così come i nostri giorni, di cui Dondoglio è giovane espressione artistica.

Proprio a questo allude il titolo.
Così riporta la Treccani: transeunte agg. (dal lat. transiens – euntis, part. pres. di transire “passare”). – latinismo usato nel linguaggio filosofico per indicare ciò che essendo soggetto al divenire è destinato a finire (in opposizione all’eterno e all’assoluto).

Un transire che coinvolge la vita materiale, che è un divenire, un passaggio verso un’altra condizione spirituale, sconosciuta, oltre il terreno. Un transire che costituisce il tentativo nei secoli dell’arte sacra, dall’animismo della pittura rupestre sulle rocce delle caverne alla pala di Pietro di Lace, all’intervento di Dondoglio: provare a essere metafora, lettura dei testi, della parola e dell’iconografia sacra. Così come questi ultimi sono, a loro volta, un altro transire ancora, un altro tentativo di essere strumento di narrazione e comunicazione, un accesso al verbo divino. Tutto ciò si incarna nell’intervento della Dondoglio, che si propone come esperienza coinvolgente per lo spettatore, una soglia appunto.


L’opera rimarrà esposta due giorni, nel week end del 19 e 20 dicembre, negli orari di apertura della Chiesa.


La seconda parte del progetto, invece, vedrà nella primavera 2021 due giornate di incontri con confronti aperti con il pubblico e una serie di ospiti: approfondimenti sulla Chiesa di San Filippo Neri a Biella, sul ciclo di restauri in corso, sulla pratica e la lunga tradizione del restauro, sulla figura del pittore e su quella della giovane artista Francesca Dondoglio.
Essendo la chiesa di San Filippo Neri un luogo di culto storico, si connota come spazio
appartenente alla comunità. Sia il restauro sia, soprattutto, l’intervento di arte contemporanea vogliono trasformarsi in un momento di incontro e dialogo, non in un’azione algida ed estranea, subita e incompresa dalle persone che sentimentalmente e socialmente si sentono i proprietari del luogo, cioè i fedeli e i cittadini.
Si è pensato, quindi, alla creazione di un percorso di conoscenza e condivisione dell’intervento.
L’opera di Francesca Dondoglio, così come il restauro, verranno presentati con attenzione
scientifica e umana al pubblico, messi in dialogo aperto, in una dinamica di restituzione
partecipativa e inclusiva con la comunità.
Tutta l’esperienza del progetto vivrà, poi, attraverso una ricca documentazione on line, grazie al lavoro fotografico e video realizzato da Mariano e Guido Dallago.







Transeunte

Progetto di Koinè Conservazione Beni Culturali s.c.r.l.
Intervento artistico di Francesca Dondoglio
A cura di Olga Gambari