Franca Bernardi – Dissonanze differite

Roma - 15/12/2011 : 31/03/2012

Si tratta di un lavoro inedito, del 2011, ideato proprio per questa particolare occasione. Realizzata con la tecnica del graffio su metacrilato, quest'opera è stata pensata per sfruttare le variazioni di luce di uno spazio 'esterno'.

Informazioni

  • Luogo: VETRINA DI BRECCE
  • Indirizzo: Via Mario De' Fiori 61 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 15/12/2011 - al 31/03/2012
  • Vernissage: 15/12/2011 ore 18
  • Autori: Franca Bernardi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: la mostra e' visibile ininterrottamente giorno e notte

Comunicato stampa

Franca Bernardi
'Dissonanze differite'
graffio su metacrilato, 2011

con un testo di Silvia Bre
a cura di Antonio Capaccio e Claudia Rozio
una produzione di BRECCE per l'arte contemporanea
( [email protected] / 3335927564)
e Hotel Piazza di Spagna
e con il sostegno di Azimut

Da venerdì 15 dicembre 2011, fino a sabato 31 marzo 2012, la Vetrina di BRECCE presenta l'opera di Franca Bernardi dal titolo 'Dissonanze differite'. Si tratta di un lavoro inedito, del 2011, ideato proprio per questa particolare occasione

Realizzata con la tecnica del graffio su metacrilato, quest'opera è stata pensata per sfruttare le variazioni di luce di uno spazio 'esterno', come è la Vetrina di BRECCE.
La Vetrina di BRECCE, situata al numero 61 di via Mario dé Fiori, nel centro storico di Roma, nasce da una collaborazione di 'BRECCE per l’arte contemporanea' con l’Hotel Piazza di Spagna. Si tratta di un spazio espositivo visibile dalla strada, situato a fianco dell'entrata principale dello storico Hotel romano. Le mostre, pensate per essere fruite in questa maniera, sono dunque visibili ininterrottamente giorno e notte. A partire dal 2002, la Vetrina di BRECCE ha presentato opere, fra gli altri, di Mimmo Grillo, Yuki Lamb, Enrico Pulsoni, Arnaldo Sanna, Ettore Sordini, Giuseppe Tabacco, Naoya Takahara. Negli spazi della hall dell'Hotel Piazza di Spagna sono anche visibili in permanenza opere di Antonio Capaccio e Paolo di Capua.
Franca Bernardi è nata a Santhià (Vercelli). A Roma ha frequentato l’Istituto d’Arte e si è diplomata poi in Pittura all’Accademia di Belle Arti. Dal 1968 al 1998 ha insegnato Discipline Pittoriche all’Istituto d’Arte, poi al Liceo Artistico e successivamente all’Accademia di Belle Arti. La sua prima personale è del 1981. Il suo lavoro è stato documentato nel tempo con numerose esposizioni sia personali che collettive, in Italia e all’estero. /
'Tutto il nostro conoscere dipende dalla luce e dalle sue infinite variazioni, fino al buio.
Ignoranti, siamo la sua scienza, e questo potrebbe, dovrebbe bastare. Ma essere non ci basta. Ci aggiriamo nella luce, nel pensiero di lei, come in un bosco di cui vogliamo leggere la geografia che però sfugge al racconto, alla descrizione. Forse quella descrizione siamo noi che facciamo lo sforzo di comprendere, che facciamo arte sospesi tra realismo e astrazione.
Il conoscere non è il più importante degli esiti. Può darsi che il nostro movimento faccia un disegno che con la luce intrattiene una relazione più prossima, più intima. Ci sono indizi da cogliere, in questo senso. La necessità, per esempio, che si rinnovi ogni volta l'intenzione. La luce, sappiamo, è fatta di onde che si susseguono. Ciò che si scopre deve essere instancabilmente riscoperto, sempre sventolando l'assenza di certezze come bandiera.
E' la realtà la stella polare. Da essa impariamo e a essa opponiamo le forme della nostra immaginazione, nella speranza che possano essere luminose, e nella consapevolezza che, secondo le parole di un grande poeta, la luce non aggiunge altro che sé stessa. Di noi possiamo solo sapere l'onestà dello sguardo, e la passione incoercibile di fissarla.'
Silvia Bre /
'La luce nasconde l'insidia. Essa ci spinge a credere, nutre illusioni, muove passioni, fino a quella – più fertile e astuta – per una cristallina e divina purezza. Luce che arriva, gettata sull'incertezza, a illuminare la scena inquieta di giorni imperfetti, ma che alimenta, anche, il fuoco della bramosia di perfezione.
Per suo tramite ci si addestra al precario sentire della vita. - impressione momentanea, mutevole, cangiante apparenza, – e tuttavia proprio per essa risuona l'eco di un'alta verità lontana.
Luce senza ombra, allora, trasparenza che guida, si, ma verso cosa?
Fuori da sé. Dalla parte del lato misterioso e oscuro del vedere.
Allo straniero spettro del non familiare.
Per questo, dunque, chi è accecato di luce può credere veramente di convertirsi alla bellezza.
Al suo inafferrabile richiamo. Alla sua contraddittoria lezione, insieme primitiva ed eterna, fluttuante di vita e cadaverica, voluttà e rigore. Esperienza traumatica, irrisolta, piegata alla tirannia di un'unica allucinatoria ossessione. Di un solo abbagliante sole.
Per cui serve talento e metodo ma nessuna idolatria.' Antonio Capaccio