Flags of America

Modena - 15/12/2012 : 07/04/2013

Una collettiva di grande respiro, dedicata a ventidue autori che, tra gli anni Quaranta e Settanta del secolo scorso, hanno scritto alcune delle più importanti pagine della storia della fotografia.

Informazioni

Comunicato stampa

Continua a Modena la ricognizione sulla grande fotografia americana del Novecento avviata da Fondazione Fotografia con le retrospettive dedicate ad Ansel Adams e Edward Weston. Ad occupare le sale dell’ex Ospedale Sant’Agostino di Modena dal prossimo 15 dicembre al 7 aprile 2013 sarà una collettiva di grande respiro, dedicata a ventidue autori che, tra gli anni Quaranta e Settanta del secolo scorso, hanno scritto alcune delle più importanti pagine della storia della fotografia



Le opere presenti in mostra rappresentano il nuovo nucleo di acquisizioni della collezione fotografica avviata nel 2007 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, aggiungendo un capitolo fondamentale alla raccolta internazionale che ha indagato negli scorsi anni la scena artistica contemporanea di quattro continenti, passando dall’Estremo Oriente all’Europa dell’Est, dall’Africa all’India e al Sudamerica.
A queste opere si aggiunge il Jupiter Portfolio (1975) di Minor White, entrato nel 2002 nella Collezione Fotografica della Galleria Civica di Modena e ripresentato, con l’occasione di questa mostra, al pubblico modenese.

Dal purismo formale di Ansel Adams e di Edward Weston, precursori di un profondo rinnovamento dello sguardo, agli scatti irriverenti di Diane Arbus o alle registrazioni di Stephen Shore del nuovo paesaggio urbano, la mostra restituisce la straordinaria molteplicità di visione che ha contraddistinto la società americana nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Riunite sotto il titolo significativo di Flags of America, le 82 opere in mostra ripercorrono un’epoca di grande fermento, della quale la fotografia ha saputo essere un fondamentale strumento di interpretazione oltre che di lucida analisi critica, capace di rinnovarsi e dare origine a importanti filoni di ricerca – dalla fotografia documentaria alle pratiche più intimiste e spirituali, fino alle indagini dei nuovi topografi – non solo in America ma a livello internazionale e, non da ultimo, italiano.

L’elenco completo degli autori comprende: Ansel Adams (1902-1984), Robert Adams (1937), Diane Arbus (1923-1971), Richard Avedon (1923-2004), Wynn Bullock (1902-1975), Harry Callahan (1912-1999), Paul Caponigro (1932), Walter Chappell ((1925-2000), Van Deren Coke (1921-2004), Bruce Davidson (1933), Roy DeCarava (1919-2009), Robert Frank (1924), Lee Friedlander (1934), John Gossage (1946), Ralph Eugene Meatyard (1925-1972), Richard Misrach (1949), Irving Penn (1917-2009), Stephen Shore (1947), Aaron Siskind (1903-1991), Edward Weston (1886-1958), Minor White (1908-1976), Garry Winogrand (1928-1984).

Il catalogo, edito da Skira, conterrà le immagini entrate in collezione, accompagnate da schede di approfondimento sugli autori.







Flags of America
Introduzione di Filippo Maggia dal catalogo della mostra (Skira 2012)


Il titolo Flags of America ben specifica il contenuto -e il comune denominatore- di questo nuovo gruppo di opere che va ad aggiungersi alla collezione internazionale di fotografia avviata nel 2007 da Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Ognuno di questi ventidue autori, infatti, è stato -e molti di loro ancora lo sono- una vera e propria bandiera di un modo di esprimersi attraverso lo sguardo che ha fatto tendenza nel senso più appropriato e autentico del termine: un punto di riferimento per la sua generazione e un vero “maestro” per quelle successive, anche quando si tratta di personalità difficili, complicate come sovente lo sono gli artisti. Proprio per questo alcuni di loro sono divenuti dei miti, delle icone per il mondo della fotografia e per quello più vasto dell’arte: per come, attraverso la loro ricerca ossessiva e appassionata, hanno saputo cambiare il linguaggio delle immagini, dando nuovi significati a forme e cose che dalla natura, dal mondo reale, in lunghi viaggi concettuali arrivano quasi sempre all’uomo.

Ancora più valore assumono queste opere perché pensate e prodotte in anni particolari, in anni in cui l’America, dalla fine della seconda guerra mondiale sino ai primi anni ottanta, si è prima consolidata, celebrandosi come suprema potenza economica e politica mondiale, per poi, già da metà anni sessanta, iniziare a guardarsi dentro, spinta in questo processo di autoanalisi dai giovani che rivelarono le contraddizioni tipiche di un benessere così rilevante quanto devastante. Fatta eccezione per alcuni nomi -Ansel Adams e Edward Weston- che ancora appartengono alle generazioni precedenti ma che di fatto con la loro ricerca già avevano spalancato più o meno consapevolmente porte sul mondo sino ad allora rimaste chiuse, autori come Minor White, Van Deren Coke, Walter Chappell, Paul Caponigro, Ralph Eugene Meatyard riflettono sulla capacità della fotografia di arrivare a una realtà altra -una visione- che sia innanzitutto frutto di un’esperienza diretta ove i segni, le tracce, dalla natura alle cose, assumono significati ogni volta diversi rimandando a mondi interiori. A loro si affiancano altri fotografi che la realtà iniziano a raccontarla con istantanee precise e puntuali, intrise di quotidianità, degnissimi eredi di quella ostinata pratica che Walker Evans per primo aveva esercitato tanto bene e in ambiti anche molto diversi fra loro, narrando di un Paese e di chi lo stava facendo grande: da Bruce Davidson, Garry Winogrand e Roy DeCarava, per giungere ai peregrini Robert Frank e Lee Friedlander pronti a cogliere ogni minimo disturbo, e all’imprescindibile Diane Arbus, così crudamente critica nel mostrare il lato oscuro di una società che non ama deboli e perdenti. Senza dimenticare, in questi anni di sperimentazione, le invenzioni geniali di autori come Richard Avedon o Irving Penn, e di quanto anche loro siano riusciti a dare in termini di crescita e sviluppo alla fotografia pur muovendosi in un territorio, quello professionale, normalmente ancorato a ben altri stilemi di riferimento. Dalle persone nuovamente al paesaggio, urbano come in Stephen Shore, quello della provincia americana dove le automobili sono come case ambulanti -e lo sono davvero, e non potrebbe essere diversamente in un Paese tanto vasto- a quello irriso, quasi deturpato dall’uomo e dalla sua progressiva occupazione degli spazi, documentata senza sconti dalle lucide immagini di Robert Adams o John Gossage.

A questi autori, a queste opere presto se ne affiancheranno altre per dar conto e giustamente celebrare quella che è stata la grande lezione della fotografia americana dello scorso secolo: saper vedere e riconoscere, ma soprattutto voler costruire attorno alla cultura dell’immagine luoghi -gallerie, musei, centri, scuole, università- ove ragionamenti, idee e progetti continuano a divenire ogni giorno nuove opere che aiutano a capire come il mondo intorno a noi va cambiando.