Fino ai Confini del Mondo

Roma - 26/10/2020 : 31/12/2020

Quattro artisti , riuniti nel collettivo “Working Heads”, partono da un teschio in quanto essenza e dimora dell’anima e dell’essere umano , privo di sovrastrutture e influenze esterne per esprimere il proprio personale concetto di mondo e di limite.

Informazioni

  • Luogo: RESTELLIARTCO
  • Indirizzo: Via Vittoria Colonna 9 - 00193 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 26/10/2020 - al 31/12/2020
  • Vernissage: 26/10/2020
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

Inaugura il 26 ottobre per concludersi il 31 dicembre,“Fino ai Confini del Mondo”, l’esposizione voluta dalla Galleria romana Restelliartco. per la Rome Art Week 2020, la settimana Capitolina più importante dedicata all’arte moderna e alle sperimentazioni nel contemporaneo.

Quattro artisti , riuniti nel collettivo “Working Heads”, partono da un teschio in quanto essenza e dimora dell’anima e dell’essere umano , privo di sovrastrutture e influenze esterne per esprimere il proprio personale concetto di mondo e di limite





Un mondo tanto grande da comprendere tutte le rotte conosciute o scoperte dai viaggiatori , magiche destinazioni dalle suggestive atmosfere da “Mille e una Notte” in “Silence” di Irem Incedayi, raffinata artista di origine turche che da sempre fonde nella sua arte la cultura e la tradizione dell’Oriente, con le sue Moschee ed i Palazzi illuminati da una luce che al tramonto sembra essere polvere d’oro e quella di Occidente, con l’elegante classicismo di Roma o i richiami alla mitologia greca. L’opera che l’artista presenta presso la Galleria Restelliartco. In Via Vittoria Colonna 9 a Roma, in occasione della Rome Art Week 2020, usa il teschio per parlare di rinascita; la farfalla in filigrana d’oro posata sulla bocca è pronta a spiccare il volo, a segnare un nuovo inizio e punta l’accento sull’importanza della conoscenza e del rispetto delle tradizioni dei popoli come fattore imprescindibile per un mondo più equo e sostenibile.

Grande quanto i confini di una cella per Gabriele Donnini, il cui teschio in “Ego te Absolvo” è rinchiuso all’interno delle sbarre ed ha incise sulla sua superficie le parole, i disegni o i simboli che i detenuti hanno tracciato al buio sulle pareti di una cella di isolamento. Frasi o segni che raccontano il dolore, ma anche l’orgoglio, la dignità, la paura, l’odio, il coraggio. Il carcere nell’opera di Gabriele Donnini diventa così un microcosmo , un “fuori mondo” che ripropone in modo amplificato comportamenti e dinamiche interiori , e racconta l’unicità di chi vive. In “Ego te absolvo”, le venature in oro sulla superficie del teschio prendono spunto dalla pratica giapponese del Kintsugi, in cui si utilizza la polvere d’oro per riparare oggetti in ceramica; a restauro ultimato le venature sulla superficie saranno casuali e mai uguali tra loro dando preziosità ed unicità al nuovo oggetto. Ogni essere umano che abbia vissuto nel “fuori mondo” ha delle venature in oro diverse tra loro – spiega Gabriele Donnini.

Un mondo in cui i limiti sono i difetti dell’uomo, che lo penalizzano, lo spingono a cercare scorciatoie, o rotte già battute anziché provare a sperimentare o cambiare ponendosi obiettivi lontani nel tempo ma più duraturi. E’ questo il concetto che anima il teschio di Fabio Ferrone Viola che nella sua opera “Golden Age” riconduce la nascita e la morte alla ciclicità del mito e all’eterno ritorno. In questa definizione circolare del tempo, ciò che è stato in passato necessariamente si ripeterà ancora ed una nuova Età dell’oro si succederà ai tempi privi di bellezza e spiritualità che stiamo vivendo. Un’opera quella dell’artista romano che attraverso il recupero e l’utilizzo di materiali di scarto come gli innumerevoli bottoni che ricoprono l’opera, sottolinea l’importanza del recycling e di come l’arte possa rendersi interprete di progetti di sostenibilità ambientale.



“Sarebbe piccolo anche se lo osservassimo da una crepa sul muro”- osserva “Stasi”, artista pop romano che nella sua opera Justice – Omaggio a George Floyd, fornisce la sua personale rappresentazione di un pianeta nel quale l’uomo è segregato all’interno di un muro , che è materializzazione dello spazio sicuro fatto di compromessi e di mediocrità, di vizi e di recinti intellettualistici. Quella di Stasi è un’opera che condensa suggerimenti necessari a riportare l’Uomo verso una rinascita sociale e culturale indicandoci strade da percorrere e orizzonti da esplorare con ostinazione; un mondo in cui è il Teschio a dominare, allegoria della morte ma anche della vita, e su di esso una corona di spine, simbolo del martirio e del sacrificio estremo dell’uomo, come nel caso di George Floyd.