Festa Franca. Forare il tubo

Cannara - 21/09/2019 : 20/10/2019

terza edizione di Festa Franca, una mostra collettiva nello studio di Adelaide Cioni e Fabio Giorgi Alberti, ideatori del progetto, realizzata con il supporto dell’Accademia di Belle Arti di Roma e il patrocinio del Comune di Cannara.

Informazioni

  • Luogo: FRANCA
  • Indirizzo: via Intorno Fosso, 41 - Cannara - Umbria
  • Quando: dal 21/09/2019 - al 20/10/2019
  • Vernissage: 21/09/2019 ore 15-20
  • Curatori: Cecilia Casorati, Vasco Forconi
  • Generi: arte contemporanea, serata – evento, collettiva
  • Orari: aperta su appuntamento fino al 20 ottobre

Comunicato stampa

Sabato 21 settembre dalle 15:00 alle 20:00 a Cannara (PG) avrà luogo la terza edizione di Festa Franca, una mostra collettiva nello studio di Adelaide Cioni e Fabio Giorgi Alberti, ideatori del progetto, realizzata con il supporto dell’Accademia di Belle Arti di Roma e il patrocinio del Comune di Cannara. La mostra sarà visitabile su appuntamento fino al 20 ottobre.

La Festa Franca è un progetto aperto che evidenzia l’attuale interesse di numerosi artisti nel costruire uno spazio reale di collaborazione e condivisione delle idee


L’edizione 2019 ha come titolo Forare il tubo, è curata da Cecilia Casorati e Vasco Forconi e presenta i lavori di Riccardo Baruzzi, Lucia Bricco, Simone Cametti, Antonio Della Guardia, Giuseppe De Mattia, Diana Legel, Marta Roberti e Matteo Rovesciato e un progetto speciale di Vincenzo Sparagna, giornalista e fondatore di Frigidaire, con Scomodo, collettivo romano nato nel 2016.

Forare il tubo è la metafora di un allontanamento dal consueto, di uno spostamento laterale, analogo a quello realizzato dagli artisti che hanno fondato Franca, ma è anche l’emblema di una ricerca che non si limita a produrre opere e che sfugge le definizioni prestabilite.
Come rileva Deleuze, fare un buco nel tubo non è un atto di sabotaggio ma un gesto cosciente che permette di far fluire il mondo in altro modo, rendendo discontinuo e imprevisto il suo divenire. È un atto semplice, che non procede nella direzione del senso e tuttavia rivela l’inefficace staticità dei codici interpretativi.
Il fare artistico non è un processo logico e irreversibile che parte dall’idea e si conclude con un oggetto, ma è piuttosto la testimonianza formale (o “formata”) del processo stesso. L’arte riguarda il mutevole e il discontinuo e non ha alcun bisogno di arrivare in un punto che sia definitivo rispetto al tempo e allo spazio. Evidenziando il processo, l’inciampo e la casualità come elementi sostanziali della ricerca artistica, la mostra sonda le possibilità generate da questo spostamento laterale, da queste impreviste deviazioni.

La mostra è realizzata con la collaborazione di un gruppo di studenti del Biennio curatoriale dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che ha promosso e patrocinato l’iniziativa.

LE OPERE

Riccardo Baruzzi, Tarlé, 2019
Una lunga asta di metallo viene attivata dalla presenza di dispositivi elettroacustici diventando sorgente di produzione e diffusione del suono. La sottile struttura, quasi invisibile allo sguardo, agisce come un ago che attraverso le sue frequenze misura e perfora lo spazio espositivo. Tarlé, che in romagnolo significa “tarlato”, si riferisce alla musicalità onomatopeica della parola dialettale.

Lucia Bricco, Studio training, 2016
I pochi mobili e oggetti di uso quotidiano che occupano lo studio dell’artista alla Cité Internationale des Arts di Parigi, temporaneamente privati della loro funzione designata, diventano strumenti per svolgere una serie di faticosi esercizi fisici. Nel video che documenta questa azione performativa lo spazio fisico e mentale dello studio diventa il teatro che accoglie le molteplici geometrie disegnate dal corpo dell’artista.

Simone Cametti, Bolide, 2018
Per diversi mesi l’artista si introduce furtivamente all’interno di un grande edificio abbandonato nella periferia di Roma. Lavorando di notte, raccoglie oltre 150 tubi al neon disseminati nello stabile ancora in costruzione e li dispone in serie all’interno di un’unica stanza, disegnando sul pavimento una grande forma rettangolare. Nella fase finale dell’azione sette gruppi di neon accesi a distanza di 30 secondi uno dall’altro generano un bagliore accecante, che segnala per un istante la presenza dell’edificio nel paesaggio urbano, come il passaggio della meteora a cui allude il titolo del lavoro. Dopo pochi minuti il sovraccarico di corrente riporta l’ambiente al buio totale. Il video rappresenta l’unica testimonianza di questa azione.

Antonio Della Guardia, Untitled (general resistance syndrome), 2017-19
La “Sindrome Generale di Adattamento”, definita da Hans Selye negli anni ‘30, descrive la risposta dell’organismo umano quando è sottoposto agli effetti prolungati dello stress. La fase iniziale di allarme è seguita dalla resistenza e dall’esaurimento, che si manifesta inevitabilmente qualora il corpo viene sopraffatto dalla persistenza dei fattori di stress. L’artista si appropria del diagramma utilizzato da Selye ma ne ribalta l’andamento facendo crescere all’infinito la curva nella fase di resistenza, come a esorcizzare qualunque possibilità di esaurimento. Il grafico, riprodotto come oggetto pittorico dalle grandi dimensioni, quando esperito nello spazio pubblico della mostra, diventa un’esortazione a immaginare la resistenza come atto collettivo e a oltranza, non esclusiva responsabilità dell’individuo.

Giuseppe De Mattia, Lotteria di Festa Franca, 2019
In occasione di Festa Franca l’artista progetta una lotteria disegnandone i biglietti (100 multipli numerati) e realizzando un dispositivo di occultamento, una grande tela dipinta e sorretta da un anello che come un ventre rigonfio custodisce il “premio unico a sorpresa”. La vendita, l’estrazione del numero e la conseguente assegnazione del premio si svolgono come azione performativa durante l’inaugurazione della mostra. Attraverso il gioco e la convivialità, il progetto, che rende omaggio alla tradizione delle feste popolari, diventa occasione per raccontare gli instabili equilibri tra fortuna e ingegno nella vita e nella pratica dell’artista.


Diana Legel, Der Schattenwurf der Nuss, 2019
L’artista lancia sul foglio di carta una manciata di noccioline e traccia con la matita le sagome proiettate dalla loro ombre, che con il passare delle ore lentamente ruotano sulla superficie. L’azione viene ripetuta finché sul foglio non si addensa un fitto intreccio di segni, decretando il disegno come finito. Questo gioco aleatorio, un lancio dei dadi privato di ogni apparente funzionalità, stabilisce un procedimento di accumulo dei segni costantemente divisi tra gesto autoriale e impossibilità di controllo, tra ricerca di strutture significanti e ostentata banalità.


Marta Roberti, Natural Assemblage 1, 2018-19
I fogli che compongono la serie multiforme degli assemblaggi costituiscono il doppio residuale dei lavori realizzati dall’artista riportando su carta copiativa fotografie di elementi vegetali. Le tracce di questo processo grafico, centinaia di disegni di foglie accumulati nel corso di diversi anni, vengono risignificati all’interno di grandi collage-assemblaggi che si dispiegano nello spazio espositivo. I disegni delle mangrovie realizzati con ossessiva dedizione diventano lo schermo su cui l’artista, con segno più veloce e autografico, traccia il suo autoritratto presentandosi come un soggetto teso a indagare l’eterno rapporto con il mondo naturale.

Matteo Rovesciato, Lincubo di ˈDεf 'Peɪntər. Preludio, 2019
In occasione di Festa Franca l’artista presenta una performance, episodio inaugurale di un più ampio ciclo di azioni, il cui contenuto è sconosciuto. L’unica traccia da lui condivisa è il seguente testo: «Quanto tempo è rimasto in un piccolo spazio di tempo, e dove è finito tutto il resto, ma soprattutto quando finirà?»

Vincenzo Sparagna + Scomodo
Vincenzo Sparagna, storico direttore di Frigidaire, viene invitato a dialogare con Scomodo il collettivo di studenti nato a Roma nell’agosto 2016, editore dell’omonima rivista mensile e di Presente un’ambiziosa pubblicazione che vuole indagare “l’evoluzione della società nei prossimi venticinque anni”. Frammenti della conversazione sono presentati nel contesto della mostra, insieme a un allestimento di materiali dall’archivio di Frigidaire.

Titolo: Festa Franca. Forare il tubo
Opening: sabato 21 settembre, 15:00 – 20:00
Artisti: Riccardo Baruzzi, Lucia Bricco, Simone Cametti, Antonio Della Guardia, Giuseppe De Mattia, Diana Legel, Marta Roberti, Matteo Rovesciato, Vincenzo Sparagna / Frigidaire, Scomodo.

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