Federica Peyrolo / Francesco Coia – Essere l’Oggetto

Torino - 10/12/2014 : 24/12/2014

Il percorso che ha portato Federica Peyrolo e Francesco Coia a questo progetto di coesistenza all’interno di uno spazio espositivo è partito con l’intenzione di creare un dialogo, un “faccia a faccia” fra i loro lavori che generasse qualcosa di nuovo passando attraverso i due temi comuni dell’archiviazione di ricordi e relazioni e della frammentazione degli stessi che in qualche modo emergono dal loro lavoro

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MOITRE
  • Indirizzo: Via Santa Giulia 37 bis 10010 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 10/12/2014 - al 24/12/2014
  • Vernissage: 10/12/2014 ore 18,30
  • Autori: Federica Peyrolo, Francesco Coia
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Wednesday - Saturday h 16-19

Comunicato stampa

Il percorso che ha portato Federica Peyrolo e Francesco Coia a questo progetto di coesistenza all’interno di uno spazio espositivo è partito con l’intenzione di creare un dialogo, un “faccia a faccia” fra i loro lavori che generasse qualcosa di nuovo passando attraverso i due temi comuni dell’archiviazione di ricordi e relazioni e della frammentazione degli stessi che in qualche modo emergono dal loro lavoro.
Troviamo quindi, come nucleo caldo dell’esposizione, le loro due “teste” (Sorpressata, video HD 10’29’’ _ #Head, gesso e ferro 175x43 cm), stanti una di fronte all’altra

Le teste, all’apparenza, sono molto diverse, ma entrambe immerse nella società contemporanea e sature di connessioni, ricordi e pensieri. Cercano uno spazio vitale che sembra essere alquanto ostile e arido, un troppo pieno che lascia il vuoto ma un vuoto desideroso di sostanza materica.
Nasce dunque un dialogo che permette a un carosello di idee di influenzarsi l’una con l’altra, di tradursi a vicenda per cercare di affrontare la paura del distacco da oggetti o cose, ma anche i rapporti che abbiamo con gli altri e soprattutto con noi stessi, la difficoltà di accettare il vuoto, di far emergere la propria personalità all’interno di una società dove l’uomo spesso diventa un oggetto o un contatto di un social network.
A introdurre il tema del frammento, un modello di braccio, che porge dei cavi ormai privi di connessioni (#Hand, mixed 60x60 cm), fa fronte ad altre due braccia troppo cariche di accessori e frammenti di ricordi tanto da essere ammanettate (Abbracci, video HD 27’41’’) e costrette a un duello liberatorio: simbolo di fili che stacchiamo per sentirci liberi e allacciamo per appartenere a qualcosa.
L’oggetto, l’elemento, l’accessorio diventa dunque il ponte tra noi e gli altri ma deve esserci un equilibrio per rendere tale passaggio possibile.
Soffermandosi sul frammento i due artisti sono arrivati alla creazione di alcuni fogli apparentemente “vuoti” ma in realtà carichi di informazioni e colori. Il tutto è accompagnato dalla trasposizione audio del concetto su cui si basa l’interazione tra i due artisti, Audiofile #9, una registrazione vocale di quando Federica Peyrolo aveva 9 anni. L’audio viene destrutturato, rielaborato, modificato da Francesco Coia fino a trasformarlo in un esperimento sonoro, che accompagna nell’esplorazione di questi due mondi intrecciati.
Francesco Coia lavora con dei codici che descrivono delle immagini: la traduzione odierna di un bel pomeriggio passato con gli amici diventa un codice che ci permette di leggerne l’immagine sul computer o tablet o smartphone. L’artista gioca graficamente con questi ricordi resi astratti e freddi.
Federica Peyrolo, in risposta, presenta dei fogli di carta fotografica riciclata a mano nella quale sono fisicamente frammentate delle vecchie fotografie scattate da un occhio che si è chiuso per sempre, quasi degli indizi intrappolati nella carta e resi più precisi nel titolo dell’opera.
Le due bandiere di Facebook una vicino all’altra, una nera e forata da colpi di pallottola, l’altra tradizionale (#Regime 120X90 cm) fanno fronte a delle foto (Fatti più in là / Allacciare le cinture di sicurezza , foto stampa jet, dim. variabili): un confronto che vuole essere emblema dell’appartenenza a una società che ha paura del vuoto, del silenzio e del confronto diretto con le persone o con i ricordi, dove il superfluo diventa l’essenziale e dove le amicizie spesso si trattengono dietro a uno schermo.