Fabio Bertoni – Paesaggi dell’anima

Tortona - 30/10/2011 : 13/11/2011

Il collegamento tra uno spartito musicale e la pittura fa subito pensare a qualcosa di lieve e calligrafico, niente di più lontano dalle opere di Bertoni che per le sue Sinfonie utilizza, appunto, degli spartiti incollati su tela di juta.

Informazioni

Comunicato stampa

FABIO BERTONI
PAESAGGI DELL’ANIMA

Fabio Bertoni è un pittore che per dipingere utilizza la spatola. E’ giusto e opportuno cominciare la presentazione con questa precisazione perché la scelta degli attrezzi che l’artista utilizza condiziona inevitabilmente e in modo determinante il risultato; e sceglie un attrezzo anziché un altro secondo ciò che dalla pittura egli vuole e del tipo di opera che desidera creare (alcuni pittori, limitandone le possibilità, usano la spatola solo per impastare i colori).
C’è una sostanziale differenza tra la spatola e i pennelli

La tensione che s’instaura tra la lama d’acciaio e il supporto, sia esso tela o tavola, su cui il pittore lavora provoca uno scambio di informazioni continuo tra l’artista e la plasticità del colore che necessita di una corposità e densità maggiori di quelle che occorrono per i pennelli. La pittura acquista così un rilievo di materia che la luce poi accentua.
Bertoni asserisce che la spatola gli è indispensabile e guardando i suoi dipinti non si può dubitare di questa affermazione. Il suo tema prediletto è il paesaggio, dove può avere sfogo il suo bisogno di musicalità (la vicinanza con la musica la si vede appieno nelle Sinfonie). L’impasto del colore è cremoso, duttile ma anche vigoroso ed espressionista, organico, con una vitalità intrinseca nei colori del suolo e della vegetazione che prendono gran parte dello spazio disponibile. Nella pittura di Bertoni non ci sono tentennamenti e pentimenti, nessuna esitazione traspare dal gesto pittorico energico, deciso, che scorre come un fiume in piena e s’impossessa delle tele in un modo assai virtuosistico e tumultuoso in cui nessun sentimento è escluso. Questa linea che possiamo definire naturalismo informale – nella quale l’energia e l’essenza del gesto pittorico autonomo danno valore e riconoscibilità al soggetto vero naturale – la troviamo negli arti delle figure e nei rami degli alberi che strizzano ed enfatizzano la malinconia agitata di Chaim Soutine, nelle limpide e grandi stesure di colore spatolato di Nicolas De Staёl mai spoglie dell’identità di luogo fisico e concreto, nei materici e biologici verdi e blu – che hanno le sfumature di quelle ore indefinite tra giorno e notte quando la vita si acquieta per prepararsi a riesplodere – di Ennio Morlotti, nelle valanghe di colore e nelle colature di medium che scivolano sulle ruvide imprimiture di Carlo Mattioli.
Il collegamento tra uno spartito musicale e la pittura fa subito pensare a qualcosa di lieve e calligrafico, niente di più lontano dalle opere di Bertoni che per le sue Sinfonie utilizza, appunto, degli spartiti incollati su tela di juta. Vi è una particolare similitudine tra l’andamento della bacchetta, che dalla mano del direttore d’orchestra dà origine alla musica e quello della spatola che guida e a suo modo muta gli itinerari predestinati del colore a olio. Bertoni non asseconda le note scritte ma interviene su di esse cancellandole e ricreandole con la forza dirompente della pittura. Da artista che si muove in questa zona della provincia di Alessandria sul limitare di tre regioni, dove la Pianura Padana comincia a farsi rilievo, non può rimanere estraneo alla “luce dipinta” di Pellizza da Volpedo che qui, a Tortona, è nelle cose e nei luoghi. In Bertoni i tratti di colore istintivamente e sapientemente accostati, dopo aver sfiorato l’informale, ripercorrono la via del migliore futurismo organico e non meccanico che al divisionismo ottocentesco deve gli inizi.
I pigmenti dei quadri di Fabio Bertoni sono riverberi lavici in una continua sfida alle leggi gravitazionali, le particelle cromatiche si muovono per ogni dove e per gemmazione si moltiplicano in vitalistiche esplosioni di fuochi d’artificio. E’ la sinfonia della natura che crea i suoi ineguagliabili suoni: musica per i nostri occhi.
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