Eve Arnold – Marilyn Monroe: An Appreciation

Informazioni Evento

Luogo
OPIFICIO DELLA FOTOGRAFIA
Via Niccolò Jommelli, 24, Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
04/06/2026

ore 19

Artisti
Eve Arnold
Curatori
Federicapaola Capecchi
Generi
fotografia, personale

Milano apre una riflessione su Marilyn Monroe. Negli spazi di Opificio della Fotografia, in Via Niccolò Jommelli 24, prende forma “Marilyn Monroe: An Appreciation”: un gesto di cura, un corpo restituito alla complessità.

Comunicato stampa

Il 4 giugno 2026, alle ore 19, Milano apre una riflessione su Marilyn Monroe. Negli spazi di Opificio della Fotografia, in Via Niccolò Jommelli 24, prende forma "Marilyn Monroe: An Appreciation": un gesto di cura, un corpo restituito alla complessità.
Una mostra esclusiva dell’Eve Arnold Estate che offre un ritratto intimo, che si sottrae alla molteplicità degli sguardi per concentrarsi su una relazione sola, prolungata nel tempo.
Nello stesso giorno, a Londra, la National Portrait Gallery inaugura "Marilyn Monroe: A Portrait", ampia retrospettiva dedicata alla diva.
La mostra di Milano nasce da una domanda: perché continuiamo a guardare Marilyn Monroe? Cosa cerchiamo, quando cerchiamo il suo volto?
«Marilyn Monroe è stata un corpo che ha lavorato, sofferto, riso, atteso; non è mai stata solo un'immagine.»
La risposta curatoriale di Federicapaola Capecchi parte da un'intuizione mitologica: Marilyn Monroe è per il nostro tempo una Proserpina. La dea che trascorre metà dell'anno nel mondo dei vivi, luminosa, desiderata, onnipresente, eterna primavera, e l'altra metà nell'oltretomba. Come Proserpina, anche Marilyn è stata rapita: dal cinema, dallo sguardo maschile, dall'industria dell'immagine, dai suoi amori. Creata dal sistema come dea della luce, solare, viene al contempo inghiottita dallo stesso sistema nell'oscurità: la fragilità psichica, la dipendenza, l'isolamento, la morte a trentasei anni.
La sua immagine pubblica è eterna primavera. La sua vita reale è discesa agli inferi. Non è una coincidenza, forse, che il suo ultimo film si chiami The Misfits, i disadattati, e sia girato nel deserto del Nevada: paesaggio inaridito, terra di morte lenta. È lì, in quel deserto, che la mostra trova il suo nucleo più profondo e più vero.
La mostra non ha la pretesa di "liberarla" da questo destino. Ha la lucidità di renderlo visibile, restituendo complessità là dove c'è stata troppo spesso solo icona.
Le 40 fotografie in mostra sono il frutto di una relazione decennale. Eve Arnold, pioniera di Magnum Photos, prima donna ad essere ammessa nell'agenzia, figlia di immigrati russi cresciuta a Philadelphia, ha fotografato Monroe tra il 1950 e il 1960 con un metodo radicalmente diverso da quello dei suoi colleghi: la vicinanza di chi guadagna fiducia nel tempo, di chi sa aspettare.
Eve Arnold ha visto Marilyn lavorare, aspettare, ridere, crollare, rialzarsi. L'ha fotografata nei camerini e nei bagni degli aeroporti, sul set di The Misfits e nei parchi di Bement, Illinois. Ha avuto l'intelligenza di non trasformare mai nulla in giudizio. Le sue immagini sono semplicemente vicine. Nessuna agiografia, nessuna crudeltà.
«C'è una donna che guarda un'altra donna con la pazienza di chi sa che la verità non si coglie in un attimo, ma si costruisce nel tempo, senza distanza di sicurezza, senza eroizzazione.»
Questa vicinanza è ciò che rende unico l'archivio di Arnold, oltre 250.000 immagini in cui i grandi della storia convivono con gli anonimi, le celebrity con i migranti, i potenti con gli invisibili. La selezione per questa mostra porta in luce una parte preziosa di quell'archivio: quella in cui il soggetto più fotografato del Novecento smette di posare.
Quaranta fotografie, sei blocchi di senso, ciascuno ancorato a una citazione dalla sinossi curatoriale:
MARILYN / PROSERPINA
La dualità luce/ombra, vita pubblica/vita reale. Il corpo solare e il corpo inghiottito.
IL CORPO CHE LAVORA
L'attesa, la concentrazione, la fatica, il crollo, la risata. Non l'icona: la persona.
LA RELAZIONE ARNOLD / MONROE
Vicinanza, sguardo tra donne. La verità che si costruisce nel tempo.
THE MISFITS COME UNDERWORLD
Il deserto, il casinò, il controllo, la fine imminente. Il Nevada come oltretomba.
IL CORPO VS L'IMMAGINE
La tensione tra essere guardate e guardarsi dentro. Il corpo che prova a riprendersi il controllo.
EPILOGO
Il corpo quando l'immagine non basta più. La soglia finale.
Come filo conduttore costante, attraverso tutti e sei i nuclei, la fisicità della stampa: superfici, texture, contrasti estremi e bianchi e neri profondi che sulla carta baryta cotone diventano anche esperienza tattile, presenza fisica, materia.
Le stampe in mostra sono opera di Danny Pope, lo stampatore di fotografia che ha lavorato direttamente con Eve Arnold per anni, portando nel suo lavoro l'eco della sua voce, le annotazioni sulle prove approvate, le intenzioni originali. Questo gli conferisce un vantaggio che nessun altro stampatore al mondo possiede: gli echi della voce dell'autrice nell'orecchio.
«In un'epoca in cui profili e perfezione orientata alla macchina aspirano all'uniformità e alla ripetizione tediosa, Pope crede che una stampa possa essere creata fedelmente solo ricominciando dall'inizio, creando un artefatto unico e splendidamente lavorato del processo fotografico.»
Ne legge l'intenzione originale e la reincarna nel presente. La sua posizione è quasi una dichiarazione politica: in un'era di immagini infinitamente replicabili e manipolate, la stampa unica è un atto di resistenza, di presenza.
Entrare nel mondo di Danny Pope significa varcare la soglia del laboratorio di un alchimista della luce. La mostra svela l'anima del suo lavoro anche attraverso una serie esclusiva di prove di stampa e cartoline da collezione, che raccontano la ricerca ossessiva della perfezione. Poi c'è l'emozionante Cibachrome con dedica a Danny da Eve Arnold stessa: 'a un grande stampatore' che racchiude in poche parole una vita spesa a interpretare lo sguardo dei più grandi maestri del Novecento. Un'opportunità magica per scoprire come un negativo diventa leggenda grazie a mani sapienti.
Delle fotografie in mostra, alcune fanno parte della “accesible edition” - 250 copie per ogni immagine-, su carta baryta cotone di qualità museale, sono concepite come un punto di accesso privilegiato all'opera di Eve Arnold, per permettere a un pubblico più ampio di vivere con le sue fotografie, preservando la qualità, la cura e la provenienza di un'edizione autorizzata dall'Estate. È una scelta etica, coerente con la missione di Eve Arnold: credeva profondamente che le sue immagini dovessero circolare, non essere rinchiuse in caveau.
"Marilyn Monroe: An Appreciation" desidera usare lo sguardo di Marilyn, e lo sguardo di Eve Arnold su di lei, per parlare di noi.
Il corpo non è mai neutrale. È spazio politico, luogo di resistenza, di trasformazione, di conflitto. Mai come oggi il corpo è oggetto tanto di rivendicazione quanto di contestazione. E Marilyn Monroe, suo malgrado, è diventata il territorio su cui si è combattuta gran parte di quella battaglia: il corpo desiderabile, il corpo controllato, il corpo che prova a riprendersi il controllo, il corpo che alla fine cede, ma non del tutto.
Fermarsi davanti a una foto di Marilyn, quella che Eve Arnold ha colto mentre riposa o si concentra, è un atto di resistenza. È rallentare. È ricordarsi che dietro ogni icona c'è stato un corpo, e che quel corpo ha sudato, pianto, desiderato.
«Cosa succede quando un corpo diventa immagine? E cosa succede quando un'immagine, finalmente, torna a essere un corpo?»
Il 4 giugno 2026, nel centenario di Marilyn Monroe, Milano e Londra aprono simultaneamente due mostre che guardano la stessa donna con sguardi differenti. A Milano, la vicinanza, la cura; alla National Portrait Gallery di Londra, il grande ritratto istituzionale.
La mostra milanese chiuderà il 31 agosto 2026, due mesi e mezzo in cui Marilyn tornerà a essere, finalmente, un corpo e una persona, grazie allo sguardo di Eve Arnold.