Eugenio Giliberti / Daniela Di Maro
Gli ambienti della galleria ospiteranno al civico 87 il progetto espositivo di Eugenio Giliberti, mentre al civico 88, Daniela Di Maro presenterà un’opera video che inaugura “theboxbydinomorragallery”, nuovo progetto dedicato alla videoarte
Comunicato stampa
DINO MORRA_GALLERY è lieta di inaugurare, nei nuovi spazi di Via Settembrini 87/88 a Napoli, due mostre personali dedicate a Eugenio Giliberti e Daniela Di Maro.
Gli ambienti della galleria ospiteranno al civico 87 il progetto espositivo di Eugenio Giliberti, mentre al civico 88, Daniela Di Maro presenterà un’opera video che inaugura “theboxbydinomorragallery”, nuovo progetto dedicato alla videoarte, concepito come spazio di ricerca e sperimentazione che vedrà alternarsi, nel tempo, artisti italiani e internazionali impegnati nell’esplorazione di questo linguaggio espressivo.
Pur sviluppandosi in spazi autonomi e seguendo traiettorie concettuali differenti, i progetti dei due artisti intendono offrire al pubblico uno sguardo articolato sulla pluralità dei linguaggi contemporanei, mettendo in relazione differenti modalità di osservare, interpretare e raccontare il presente.
EUGENIO GILIBERTI
4 pezzi facili.
(La mia vita in campagna - 2)
Il titolo della mostra, che richiama gli esercizi didattici per giovani pianisti, vuol focalizzare l’attenzione dell’osservatore sulla contraddizione tra l’istantaneità dell’intuizione, che segna l'origine dell'opera, e del colpo d’occhio, che ne conclude il percorso nel momento della visione e -tra questi due estremi - il tempo lungo della realizzazione fisica dell’opera.
I 4 pezzi facili in mostra sono rappresentati da quattro opere: scodella, una grande forma circolare concava in legno e cera, pandora, un tronco di cono rovesciato dello stesso diametro, poltrona, una seduta di impianto classico rivestita da una superficie gommosa bianca e, infine, quadro, una piccola opere a muro in legno e cera. Legno, cera e colore, qui ridotto al bianco, costituiscono elementi costanti nella pratica artistica di Eugenio Giliberti.
Disposte nello spazio come i componenti di un ambiente unitario, le quattro opere instaurano una relazione reciproca nella quale poltrona assume il ruolo di postazione privilegiata per la visione dell'insieme e il punto d'accesso alla logica ‘quasi autarchica’ della sua vita in campagna.
Per Eugenio Giliberti il destino dell'opera si definisce prima ancora della sua costruzione concettuale e materiale. Tutto ha origine nell'evento istantaneo dell'intuizione: un'immagine interiore, un pensiero-forma che precede il primo segno di matita. Da quel momento l'opera entra nel processo esecutivo, si confronta con la resistenza dei materiali, si arricchisce di riflessioni, conosce soddisfazioni e delusioni, fino a incarnarsi in una configurazione fisica compiuta. In questo senso l'opera esiste già prima della sua realizzazione; ogni ripensamento non fa che spostare in avanti l’istante generativo dell'intuizione.
Così i quattro lavori in mostra sono pezzi facili nonostante l'evidenza di una lunga e laboriosa esecuzione. L'artista sembra infatti pareggiare il conto con il visitatore: se per lui l'opera nasce nell'istante dell'intuizione, per chi la guarda è nell'istante del colpo d'occhio che si compie il processo dell’opera. Tempo di lavoro, abilità tecnica, difficoltà operative e successive elaborazioni concettuali, che accompagnano la procedura fattuale dell’opera, rimangono incorporati in essa, ma non influenti nel rapporto diretto tra donatore (l’artista) e ricevitore (l’osservatore fruitore). Non influenti sull'idea, che precede la forma ma già opera, né sul giudizio.
I titoli di diverse mostre personali esplicitano alcuni tratti della ricerca di Giliberti: Désengagé (1998), LP – Lavoro politico (1999), Working Class (2008), Il senso di Walden (2010), Ho le mani impegnate sto pensando (2013), Progetto di artista abitante (2019), Materia Prima – La mia vita in campagna (2023). Una sequenza che restituisce la coerenza di un percorso fondato sul rapporto tra esperienza individuale, lavoro, abitare e costruzione di senso.
“Appartato ma non isolato ”, Giliberti è impegnato nell’approfondimento e nella condivisione di radici e circostanze dei vari ambienti e luoghi in cui opera consolidando un’attitudine artistica di stare nel mondo che gli consente, con consapevolezza, di ‘affrontare sicuri il vento e il viaggio’ .
DANIELA DI MARO
Tensione superficiale
Video 7’25”, deep-bass sound e traccia audio del campo magnetico terrestre realizzato dalla Technical University of Denmark in collaborazione con l’ESA. (2026)
Una narrazione cruda e reale, che parte dalle origini della vita sulla Terra fino a prospettare probabili scenari futuri, galleggia sulla superficie dell’acqua che sale. In un crescendo di sensazioni contrastanti e di speranze incerte, domina la preoccupazione per il presente e per il futuro.
Sotto la scia del degrado irreversibile dell'ambiente si svelano una serie di collegamenti sommersi davanti ai quali è impossibile restare indifferenti. La traccia audio è la conversione in suono dei segnali magnetici terrestri registrati durante l’interazione con una tempesta solare, nel corso della missione satellitare Swarm dell'ESA. Il campo magnetico funge da potente scudo protettivo per la Terra, senza il quale il flusso di particelle cosmiche emesse dal Sole spazzerebbe via l'atmosfera, prosciugando gli oceani in pochi istanti e rendendo dunque impossibile il proliferare della vita.
Dalle acque emerge una domanda: riusciremo a preservare ancora la vita sul Pianeta?
DINO MORRA_GALLERY | v. Luigi Settembrini, 87/88 | 80138_Napoli | T 3924100522 | www.dinomorragallery.it | [email protected]
EUGENIO GILIBERTI (Napoli, 1954)
Eugenio Giliberti ha partecipato al fenomeno della riscoperta e del ritorno alla pittura a metà degli anni Ottanta.
Con le sue prime superfici monocrome, ha gettato le basi del suo edificio poetico. Il culmine di questo segmento della sua ricerca (1996) è l'opera intitolata "seicentottantamilaquattrocento quadratini colori" (ThE gallery, Napoli – 1996 e altre mostre internazionali), un'opera "combinatoria" in cui, con colori a cera su carta quadrettata, sviluppa tutte le possibili combinazioni di 10 colori in tre trittici. A questa seguono: gli "oggetti platonici" (in "la scultura italiana del XXI secolo", Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, 2010); “LP – Lavoro Politico” (in “Castelli in Aria”, Museo di Castel Sant'Elmo, Napoli – 2000; “Futurama”, Museo Pecci – 2000; “Curriculum Vitae”, Museo di Castel Sant'Elmo, Napoli – 2003)
Nel 2006 si è trasferito in campagna, a Rotondi. Qui la sua ricerca ha trovato nuovo impulso dalla realtà culturale e ambientale del piccolo mondo rurale che lo circonda. Ciò ha portato a una nuova serie di lavori, presentati in “Working class” e “Il senso di Walden” (Galleria Giacomo Guidi - Roma - 2008/2010).
Una costante nella sua attività espositiva è l'attenzione al luogo ospitante. In molte situazioni espositive, Giliberti rende omaggio al luogo, raccogliendo informazioni e testimonianze su di esso e creando piccole riproduzioni in cera o plastilina da esporre nel luogo riprodotto: nel 2008 (in “la meccanica della meraviglia”, Darfo Boario Brescia, a cura di Mauro Pansera) ha realizzato un'intera mostra di modelli. Ritorna sul tema in “Bisbigli nelle stanze di Aurelia”, nel Palazzo Ducale di Martina Franca a cura di Angela Tecce (2012) e nell'antologia “ho le mani impegnate sto pensando”, a cura di Claudio
Libero Pisano (Genazzano, Castello Colonna 2013), dove espone per la prima volta opere appartenenti al nuovo ciclo “Data Base”, dedicato al meleto della masseria studio di Rotondi. Le mostre più recenti (Capri - Museo Cerio, 2017; Pollica - Castello Capano, 2017; Napoli - Intragallery 2020 - Dino Morra Contemporary Art 2023) illustrano l'evoluzione e la complessità del progetto "database", che comprende anche la grande proiezione assonometrica del meleto, esposta in "Rendez-vous des amis" (2015, Fondazione Burri) e successivamente in "Utopia Distopia" (Museo Madre, Napoli 2021), ora nella collezione del Museo Madre.
Tra il 2012 e il 2017 ha condotto "Orto Civile”, un progetto incentrato su cura del territorio e nutrizione, città e campagna, tradizione "moderna" e "riscoperte innovative". Supportato dal Matronato della Fondazione Donnaregina, ha coinvolto circa 70 famiglie napoletane nella rivitalizzazione del "piccolo sistema rurale" della Masseria Varco. Oggi, mentre a Masseria Varco lancia "Banca della Memoria Minima", progetto per la piccola storia, che parte dall’archiviazione digitale della corrispondenza privata delle famiglie della Valle, è impegnato a Napoli nella realizzazione di una complessa opera d'arte pubblica, frutto di una ricerca iniziata nel 2003, "Voi siete qui – vico Pero – Giacomo Leopardi – progetto di artista abitante", con il sostegno del Museo Madre, del Centro Nazionale Studi Leopardi e di diverse altre istituzioni. "Materia Prima – la mia vita in campagna" (Dino Morra Gallery 2023) è la sua ultima mostra personale.
DANIELA DI MARO (Napoli, 1977)
Daniela Di Maro Diplomata in Arti visive e discipline dello spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, vive e lavora tra Milano, Napoli e Roma. Il suo lavoro ha un approccio interdisciplinare in cui convivono riflessioni di carattere scientifico, antropologico ed estetico, veicolate spesso dall’uso delle tecnologie. L’osservazione delle dinamiche naturali è alla base della sua ricerca che, attraverso i linguaggi del disegno, del video, dell’installazione, della poesia e di progetti partecipati, indaga nuove possibili relazioni tra animali umani, non umani e l'ambiente in cui essi vivono. Negli ultimi anni il suo lavoro si concentra sulla crisi ambientale e sulla questione animale, temi fortemente interconnessi sui quali vede l’urgenza di porre riflessioni sempre più profonde e necessarie. Le sue opere hanno una sottile connotazione critica dell'attuale situazione ecologica e sociale, aspetto presente anche nei testi che scrive e che spesso diventano parte di opere.
Ha tenuto mostre personali e preso parte a collettive in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, partecipato a residenze artistiche e vinto premi tra i quali Premio Media Art Festival, con il progetto Pollination VS Pollution, Museo MAXXI, Roma, a cura di Valentino Catricalà e Fondazione digitale (2018), e la prima edizione di Un’opera per il Castello, Castel Sant’Elmo, Napoli a cura di Angela Tecce e Claudia Borrelli (2011). Tra le mostre personali si segnalano: Dentroterra, Galleria Gallerati, Roma, a cura di Serena De Dominicis (2025); Lander, Spazio Neo, Padova, a cura di Giovanna Maroccolo (2018); The synergic garden, [.Box] Videoart Project Space, Milano, a cura di Mariacristina Ferraioli (2014); Cuprum, Dino Morra Arte Contemporanea, Napoli, a cura di Chiara Pirozzi (2012); IN_Sonora VI Muestra de Arte Sonoro e Interactivo, IED (Istituto Europeo di Design) Palazzo Altamira, Madrid, (2010); Linfa Sintetica, Rossana Ciocca Arte Contemporanea, Milano (2009).
Tra le mostre collettive più recenti si segnalano: No Place#5, Maloja, Svizzera (2026); Das Auftauchen der Regenwürmer, nel contesto di un incontro interdisciplinare e attivista sull'isola di Hiddensee, Germania (2025); Habitat, Momart gallery, Matera (2024); Il giardino d’inverno, progetto partecipato a cura di Rebecca Agnes e Vera Pravda in collaborazione con Viafarini, Milano (2022); Existence/Resistance, a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick L. Jaimes (2022); 9th International Forest Art Path - Kunst Ökologie Darmstadt, Germania a cura di Ute Ritschel e Sue Spaid (2018), Ecovention Europe, art to transform the ecologies 1957-2017 portable version, Internationales Waldkunst Zentrum (IWZ), Darmstadt, Germania, a cura di Sue Spaid (2018); Media Art Festival, Museo MAXXI, Roma, a cura di Valentino Catricalà (2017); Ecovention Europe, art to transform the ecologies 1957-2017, De Domijen Museum, Sittard, Olanda, a cura di Sue Spaid (2017); Mirabilium Archiva, Castello di San Vito al Tagliamento (PN), a cura di Giorgia Gastaldon (2017); Doni. Authors from Campania, Museo MADRE, Napoli, a cura di Chiara Pirozzi (2017).
Tra i suoi progetti partecipati di arte ambientale, che sono in continuo divenire, si segnalano: Come in cielo così in terra#2, opera diffusa tra Napoli, Scampia e Afragola con reading di poesie di poeti campani (2019); Come in cielo così in terra#1, opera diffusa nel Parco Iris di Padova (2018).