Ettore Spalletti
La Galleria Lia Rumma è lieta di presentare, nella sede di Milano, una personale dedicata ad uno dei principali protagonisti dell’arte contemporanea italiana: Ettore Spalletti.
Comunicato stampa
La Galleria Lia Rumma è lieta di presentare, nella sede di Milano, una personale dedicata ad uno dei principali protagonisti dell’arte contemporanea italiana: Ettore Spalletti.
Non appartenendo a nessun tipo di movimento, Spalletti ha sempre rifiutato qualsiasi categorizzazione. Nella sua opera il dialogo tra classicità e contemporaneità si pone attraverso una pratica dove pittura e scultura si fondono nella ricerca di una dimensione essenziale e di una nuova idea di spazialità, in costante dialogo con l'arte del passato, da Beato Angelico a Piero della Francesca a Raffaello, fino a Morandi. Ed è nel colore, che attraversa tutta la storia dell’arte, che il linguaggio di Spalletti individua il luogo da cui sorgono le forme. Geometrie e forme archetipe sostanziate dal colore portano la pittura a farsi scultura, mentre la scultura si fa pittorica. “Io mi penso un pittore, un pittore che ha dipinto anche il tuttotondo”. I suoi non sono colori “di superficie”, ma “atmosferici”, con una profonda qualità emozionale. Alludono a un transito; ospitano chi li osserva, restituendo la luce verso lo spazio che occupano. Pitture dalle cornici inclinate o dai bordi smussati si dispongono nello spazio, protagonisti di un’opera corale; le forme perdono la rigidità della geometria che le ha generate per riempirsi con una materia che, come bruma, si frantuma in pulviscolo sottile. “Corpi pittorici” che chiamano permanentemente lo sguardo di chi osserva, suscitando un forte desiderio tattile: ci accolgono ma non amano essere toccati. La mostra, a cura della Fondazione Ettore Spalletti, pone in dialogo opere appartenenti a momenti diversi che si incontrano, senza gerarchie, in una dimensione “atemporale”; non occupano semplicemente un luogo, lo rivelano. Entrare nel mondo di Spalletti significa entrare nel colore, un colore che non descrive ma che “accade”. Si addensa nell’impasto messo a punto dall’artista, si deposita come pigmento sulla superficie, si diffonde nell’aria diventando “volume di colore”. Un luogo in cui il colore, più che essere visto, sembra essere attraversato.
“Le cose vengono sempre così; non sai nemmeno come: durante una passeggiata o mentre me ne sto seduto al buio. Così, d'improvviso hai un desiderio. Il mio lavoro è costruito sempre intorno a un desiderio. Poi viene il colore che nella mia pittura è la volontà”.
Testimoni di un’epifania, le opere nella sala al piano terra costruiscono un insieme, in risonanza con lo spazio e l’osservatore. Stanza bianca, verticale, 1995, si muove, allontanandosi dalla parete, per favorire un’impressione di levitazione, un luogo senza gravità, così come accade in Cuscino, bianco del gesso, 1988. Nel Il colore e l’oro, bianco, 2016, la foglia oro dilata lo spazio del quadro oltre la cornice, aggiungendo luce alla luce. Al centro della sala Contatto, opera effimera del 1976, si manifesta all’improvviso come un soffio di pigmento bianco, un respiro che, posandosi sul pavimento, si libera dalla geometria del cristallo che lo contiene.
Al primo piano un orizzonte sospeso, l’ora indefinita del crepuscolo: Davanzale, oro, 2000, fa da contraltare alla grande vetrata che inquadra la città; Sapone, oro, 1998, una piccola scultura che può essere contenuta nel palmo di una mano, punteggia la parete; mentre Leggio, 1990, scivolo azzurro per lo sguardo, porta con sé echi del San Girolamo di Antonello da Messina.
Al secondo piano, Quartetto indivisibile, 1992, si offre nell’alternanza di “figure di colore” che si determinano reciprocamente in un momento di sinfonia percettiva, una danza. Superfici che sembrano respirare, “pelle” che dà un’impressione atmosferica. Lo accompagnano Rosa e Grigio tenue, argento. Napoli, 2011, nei quali la cornice, spiegata verso l’esterno, apre all’intorno. Finestre su altri luoghi, immagini di colore appena condensato. Scatole di colore,1991, scelgono di posizionarsi sotto la pioggia di luce del grande lucernaio; nell’alabastro il colore come linea d’ombra.
“Guardando questa geometria cristallina, mi sembra che da un momento all’altro debba rompersi, tornando ad essere acqua. Venendo in studio continuo ancora a meravigliarmi di trovare queste forme. Delle volte penso che durante la notte potrebbero disciogliersi”.
Ettore Spalletti (1940-2019) è nato a Cappelle sul Tavo (Pescara) dove ha trascorso tutta la sua vita. A Spalletti sono state dedicate importanti mostre in tutto il mondo. Nel 2014 una grande retrospettiva è stata presentata simultaneamente in tre musei italiani: GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino, MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Roma e MADRE, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli. Un’unica grande mostra si srotolava da nord a sud; l’Italia come museo e tre città le sue stanze.
Tra le altre importanti mostre personali istituzionali si ricordano: yu-un, Tokyo, 2024; Magazzino Italian Art, Cold Spring, New York, 2023; Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma (2021); Nouveau Musée National de Monaco nel Principato di Monaco (2019), Palazzo Cini, Venezia (2015); GNAM - Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2010); Museum Kurhaus Kleve, Clevès (2009); Villa Medici, Académie de France, Roma (2006); Henry Moore Institute, Leeds (2005); Castello di Rivoli - Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli - Torino (2004); Fundación la Caixa, Madrid (2000); Museo di Capodimonte, Napoli (1999); Musée d’Art Moderne et Contemporain, Strasburgo (1998); MUHKA - Museum van Hedendaagse Kunst, Anversa (1995); Guggenheim Museum, New York (1993); Musée d'art moderne de la Ville de Paris, Parigi (1991); De Appel, Amsterdam (1989); Kunsteverein, Monaco (1989); Portikus, Francoforte (1989); Halles d’art contemporain, Rennes (1988); Museum Van Hedendaagse Kunst, Gand (1983); Museum Folkwang, Essen (1982). Spalletti è stato invitato più volte alla Documenta di Kassel (1982, 1992) e alla Biennale di Venezia (1982, 1993, 1995, 1997). Tra le installazioni permanenti si ricordano: la Salle des départs (1996) per l'Hôpital Raymond-Poincaré a Garches – Parigi; Collezione, paesaggio, Obayashi Corporation, Tokyo (1998); Necessità del movimento e della contemplazione, Yokohama Island Tower, Yokohama (2003); Fontana, Palazzo di Giustizia, Pescara (2004) e la Cappella (2016) realizzata insieme all’architetto Patrizia Leonelli Spalletti per la Casa di cura Villa Serena, a Città Sant’Angelo - Pescara.
La Fondazione Ettore Spalletti è stata istituita nel 2022 da Patrizia Leonelli Spalletti. L'obiettivo della Fondazione è quello di tutelare e preservare la produzione artistica di Ettore Spalletti. Con sede nello studio dell'artista in Italia, la Fondazione promuove iniziative volte a diffondere e far conoscere la sua opera.